La giustizia di Dio rivelata nella vita trasformata

del credente:

Le relazioni con i fratelli

 

LETTERA di Paolo ai ROMANI 14:1 fino a 15:13

 

Accogliete colui che è debole nella fede, ma non per sentenziare sui suoi scrupoli.

Uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l'altro che è debole, mangia verdure.

Colui che mangia di tutto non disprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto non giudichi colui che mangia di tutto, perché Dio lo ha accolto.

Chi sei tu che giudichi il domestico altrui?

Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi.

Uno stima un giorno più di un altro; l'altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente.

Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché ringrazia Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e ringrazia Dio.

Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore.

Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore.

Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi.

Ma tu, perché giudichi tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi tuo fratello?

Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: «Come è vero che vivo», dice il Signore, «ogni ginocchio si piegherà davanti a me, e ogni lingua darà gloria a Dio».

Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un'occasione di caduta.

Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso; però se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura.

Ora, se a motivo di un cibo tuo fratello è turbato, tu non cammini più secondo amore. Non perdere, con il tuo cibo, colui per il quale Cristo è morto!

Ciò che è bene per voi non sia dunque oggetto di biasimo; perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

Poiché chi serve Cristo in questo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini.

Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione.

Non distruggere, per un cibo, l'opera di Dio. Certo, tutte le cose sono pure; ma è male quando uno mangia dando occasione di peccato.

È bene non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti il tuo fratello a inciampare.

Tu, la fede che hai, serbala per te stesso, davanti a Dio.

Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva.

Ma chi ha dei dubbi riguardo a ciò che mangia è condannato, perché la sua condotta non è dettata dalla fede; e tutto quello che non viene da fede è peccato.

Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi.

Ciascuno di noi compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione.

Infatti anche Cristo non compiacque a se stesso; ma come è scritto: «Gli insulti di quelli che ti oltraggiano sono caduti sopra di me».

Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza.

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e d'una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

Infatti io dico che Cristo è diventato servitore dei circoncisi a dimostrazione della veracità di Dio per confermare le promesse fatte ai padri; mentre gli stranieri onorano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti celebrerò tra le nazioni
e canterò le lodi al tuo nome
».

E ancora: «Rallegratevi, o nazioni, con il suo popolo».

E altrove: «Nazioni, lodate tutte il Signore; tutti i popoli lo celebrino».

Di nuovo Isaia dice: «Spunterà la radice di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni; in lui spereranno le nazioni».

Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.

 

***

 1.a) Romani 12:1-2 La Consacrazione - Il dovere fondamentale della consacrazione a Dio per uniformarci alla sua volontà, quale conseguenza della vita nuova in Cristo che abbiamo ricevuta in dono.

 1.b) - Romani 12:3-8 Il servizio cristiano - Il dovere della sobrietà nello stimare e mettere al servizio della Chiesa i doni ricevuti.

 1.c) - Romani 12:9-21 Le relazioni sociali - Il dovere della carità sincera verso i fratelli e verso i nemici.

 1.d) - Romani 13:1-7 Le relazioni con le autorità - Il dovere verso le autorità.

 1.e) - Romani 13:8-14 Le relazioni alla luce del futuro - Il dovere di adempiere, mediante l'amore, a tutti gli obblighi verso il prossimo; ed, in genere di svolgere la propria santificazione con sempre maggior zelo in vista del giorno di Cristo.

 1.f) - Romani 14:1-15:13 Le relazioni con i fratelli - Il dovere della mutua tolleranza nelle cose secondarie.

 

***

 Abbiamo visto come la consacrazione del cristiano sia un offerta del proprio corpo a Dio in sacrificio vivente, e questo si traduce:

 - in una vita di servizio in favore della Chiesa;

 - in una vita di condivisione totale della propria persona (nel senso più completo) nel corpo di Cristo;

 - in una vita offerta al prossimo per mezzo dell’Amore di Dio;

 - in una vita offerta al prossimo con il rispetto delle autorità terrene in quanto volontà di Dio;

 - in una vita offerta al prossimo quale debito verso la creatura di Dio oggetto del Suo disegno di salvezza;

 - in una vita offerta al prossimo in vista del futuro glorioso che sta per sorgere a nostro riguardo.

 

Tanto più tra i fratelli dobbiamo imparare a sacrificarci reciprocamente in una mutua tolleranza nelle reciproche debolezze… …non tutti siamo allo stesso livello di maturazione spirituale… …non tutti abbiamo la stessa cultura… …tutte cose temporanee (siamo in progressiva crescita) e secondarie (le culture e le forme passeranno); cose che non devono essere oggetto di malumori, giudizi, ostacoli… …nell’imitazione di Gesù Cristo che:

 

pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. (Filippesi 2:6-8)

 

Vogliamo quindi schematizzare questo insegnamento in tre sezioni principali:

 

1)    Cose da tollerare senza giudicare… i cibi… i giorni (Romani 14:1-13)

Cose su cui il cristiano non ha diritto di giudicare i suoi conservi; tale diritto spettando esclusivamente al loro comune Padrone.

 

2)    Cose da tollerare senza ostacolare… i cibi… i giorni (Romani 14:14-23)

Cose su cui il cristiano più forte non scandalizzare il cristiano più debole, ma piuttosto contribuire alla sua edificazione.

 

3)    Imitare Gesù Cristo (Romani 15:1-13)

L’abnegazione e l’amore dimostrato da Gesù Cristo preso di esempio per i rapporti fraterni.

 

***

 Accogliete colui che è debole nella fede, ma non per sentenziare sui suoi scrupoli.

 Questo è il principio fondamentale di questo insegnamento di Paolo, che confermerà alla fine del suo insegnamento:

 

Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

 Il tema quindi del discorso è che occorre usare tolleranza cristiana tra i fratelli per quelle cose che non nuocendo all’edificazione del corpo di Cristo (non essendo in contrasto con gli insegnamenti dottrinali ma semplicemente retaggi della cultura di ciascuno che si affineranno nella maturazione del credente stesso), mantenendo l’unità dello Spirito.

I problemi possono nascere quando si vogliono poi “allargare le maglie” della tolleranza ad insegnamenti che invece sono dottrinali e ostacolano la sana crescita della chiesa.

Lo stesso Paolo insegna infatti ben diversamente nei casi di immoralità, di sfoggio di sapienza umana, di riguardi personali nella chiesa, di deviazioni dottrinali… verso queste cose non deve essere ammessa alcuna tolleranza… il peccato non va tollerato e l’adoperarsi nell’ostacolare la sana crescita del Corpo di Cristo non è tollerabile.

 

***

 1)    Cose da tollerare senza giudicare… i cibi… i giorni (Romani 14:1-13)

 

Uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l'altro che è debole, mangia verdure.

Colui che mangia di tutto non disprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto non giudichi colui che mangia di tutto, perché Dio lo ha accolto.

Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi.

Uno stima un giorno più di un altro; l'altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente.

Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché ringrazia Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e ringrazia Dio.

Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore.

Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore.

Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi.

Ma tu, perché giudichi tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi tuo fratello?

Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: «Come è vero che vivo», dice il Signore, «ogni ginocchio si piegherà davanti a me, e ogni lingua darà gloria a Dio».

Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un'occasione di caduta.

 

Il dovere della mutua tolleranza tra deboli e forti nella fede, poggia su dei principi generali applicabili a tutti i casi analoghi; ma Paolo aveva probabilmente in mente delle circostanze particolari dei cristiani di Roma che dobbiamo cercare di comprendere.

 

Chi erano i deboli in fede cui Paolo allude in questa parte della lettera?

Erano dei fratelli che, per scrupolo di coscienza, si astenevano dal mangiare carne e dal bere vino:

Uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l'altro che è debole, mangia verdure. (Romani 14:2)

 

È bene non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti il tuo fratello a inciampare. (Romani 14:21)

 

Essi si astenevano da questi viveri in quanto li ritenevano impuri:

Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso; però se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura.

(Romani 14:14)

 

Inoltre osservavano certi giorni speciali:

Uno stima un giorno più di un altro; l'altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente.

(Romani 14:5)

 

Da premettere che sicuramente questi fratelli, deboli nella fede, confidavano in Gesù Cristo per la loro salvezza e non in queste osservanze, altrimenti sicuramente Paolo (nel caso queste fossero state una condizione di salvezza) li avrebbe combattuti con tutte le sue forze come fece con i giudaizzanti oggetto della lettera ai galati, tanto più che alla conclusione della lettera egli scrive:

Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro.

Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici.

Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti.

Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male. (Romani 16:17-19)

 

Anche nella chiesa di Colosse ci furono discussioni in tal senso:

Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, a noviluni, a sabati, che sono l'ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo. (Colossesi 2:16-17)

 

Paolo li considera quindi solo come dei deboli nella fede, ancora parzialmente legati alle tradizioni... di provenienza probabilmente giudaica… e non è così difficile ipotizzare questa “debolezza”… Pietro aveva avuto bisogno di una visione per comprendere che le prescrizioni legali erano cessate con la discesa dello Spirito Santo!

L’esortazione di Paolo circa questi fratelli è dunque:

…Accogliete colui che è debole nella fede, ma non per sentenziare sui suoi scrupoli.

 

La debolezza della fede è quindi rappresentata come una fede che non ha ancora acquisito quella forza, quella chiarezza da fare considerare le pratiche esterne come indipendenti dalla nuova vita spirituale.

 

L’atteggiamento verso questo fratello non è quello di convincerlonemmeno quello di condannarlo… è quello di accoglierlo ma non per sentenziare sui suoi scrupoli… …per sottoporlo ad un continuo, esame critico sulle le sue particolari opinioni sopra cose secondarie.

Il risultato di una stucchevole discussione in merito a questi argomenti non servirebbe ad altro che ad un suo rattristamento… allontanamento, mentre una accoglienza benevola lo edificherà.

Paolo insegnava le medesime cose nella prima lettera ai corinzi:

Ma non in tutti è la conoscenza; anzi, alcuni, abituati finora all'idolo, mangiano di quella carne come se fosse una cosa sacrificata a un idolo; e la loro coscienza, essendo debole, ne è contaminata.

Ora non è un cibo che ci farà graditi a Dio; se non mangiamo, non abbiamo nulla di meno; e se mangiamo non abbiamo nulla di più.

Ma badate che questo vostro diritto non diventi un inciampo per i deboli.

Perché se qualcuno vede te, che hai conoscenza, seduto a tavola in un tempio dedicato agli idoli, la sua coscienza, se egli è debole, non sarà tentata di mangiare carni sacrificate agli idoli?

Così, per la tua conoscenza, è danneggiato il debole, il fratello per il quale Cristo è morto.

Ora, peccando in tal modo contro i fratelli, ferendo la loro coscienza che è debole, voi peccate contro Cristo.

Perciò, se un cibo scandalizza mio fratello, non mangerò mai più carne, per non scandalizzare mio fratello. (1 Corinzi 8:7-13)

 

 

…Uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l'altro che è debole, mangia verdure.

Colui che mangia di tutto non disprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto non giudichi colui che mangia di tutto, perché Dio lo ha accolto.

Chi sei tu che giudichi il domestico altrui?

Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi.

L'Apostolo indica un primo caso in cui si manifesta la debolezza della fede:

…lo scrupolo di mangiare cibo animale o carne.

Paolo approva sicuramente questa libertà… lo indicherà chiaramente in seguito, ma vuole che di questa libertà se ne faccia un uso regolato dall’Amore…

 

Colui che mangia di tutto non disprezzi colui che non mangia di tutto… come verso un povero superstizioso, di mente gretta, incapace di elevarsi al concetto della libertà cristiana.

È una forte tentazione dei cristiani “forti” di disprezzare “i deboli”… vorrebbero vederli crescere secondo i loro parametri… come loro (indice di superbia)… ma questo non è affare loro, è l’opera di Dio… quindi attenzione a disprezzare l’opera di Dio compiuta nei fratelli deboli fino a quel momento!

La fede e la conoscenza sono progressive e non tutti arrivano immediatamente a liberarsi da antichi concetti e da pratiche ritenute utili.

La risposta lapidaria di Paolo è: Dio lo ha accolto… chi sei tu per non accoglierlo?

Sembra ancora di sentire le parole di Pietro che doveva giustificarsi davanti ai fratelli di Gerusalemme per avere battezzato Cornelio e la sua famiglia:

Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio? (Atti 11:17)

 Nello stesso modo colui che non mangia di tutto non giudichi (esprimere una sentenza di condanna) colui che mangia di tutto, perché Dio lo ha accolto.

 È una forte tentazione dei cristiani “deboli” che hanno scrupoli su cose secondarie, di esagerarne l'importanza e farne delle questioni sulle quali sentenziano circa la fede e la vita altrui… ancora più di oggi questo avveniva in quel tempo dove le tradizioni giudaiche nella chiesa erano ancora fortemente presenti.

La risposta lapidaria di Paolo è: Dio lo ha giustificato… chi sei tu per giudicarlo?

  

…Chi sei tu che giudichi il domestico altrui?

Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi.

 In una situazione che non concerne lo scopo del Vangelo e non mette come condizione di salvezza il praticare o il non praticare una certa cosa, il fratello non è chiamato a giudicare l’altro fratello… sia egli forte o debole!

Nessuno oserebbe entrare nella casa di un estraneo e giudicare la donna delle pulizie che sta lavorando, sentenziando sul metodo, sulle energie impiegate, sul tempo impiegato… perché osiamo giudicare il domestico della casa di Dio nel suo servizio?

 

La condotta del servo riguarda il suo padrone.

 Se fa bene o male, se usa un metodo efficace, se si impegna…  è cosa che riguarda il suo padrone… non solo… visto che il suo padrone è Dio  egli (anche con la sua fede debole o forte ma in ogni caso preziosa) sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi… nonostante il tuo giudizio contrario!

  

…Uno stima un giorno più di un altro; l'altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente.

Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché ringrazia Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e ringrazia Dio.

 Paolo prende ora in considerazione un secondo aspetto di debolezza da tollerare.

L'osservanza dei giorni di riposo giudaici verso i quali c’erano alcuni che facevano differenza tra giorni più o meno sacri, altri invece stimavano tutti i giorni uguali.

Leggendo la lettera di Paolo ai Galati, possiamo notare come ci fossero nella chiesa alcuni (di provenienza giudaica) che avevano conservato l'osservanza dei giorni legali facendone una questione dottrinale:

Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni! (Galati 4:10)

 

Anche nella chiesa di Colosse ci furono discussioni in tal senso:

Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, a noviluni, a sabati, che sono l'ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo. (Colossesi 2:16-17)

 

In Galazia ed in Colosse, di questi aspetti se ne faceva condizione di salvezza o di santità superiore, ed in quel caso Paolo combatte l'errore che si annidava sotto quelle osservanze.

Davanti a queste condizioni che minavano il fondamento stesso del Vangelo, Paolo si mostra assolutamente intransigente:

Se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema. (Galati 1:9)

 

Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. (Galati 5:2)

 

Ma in questo caso, la situazione è differente… si trattava di problemi di coscienza personale... di riguardo al Signore… per questo Paolo, in questo caso dice: sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente.

 

Per Paolo non è l’atto esteriore in sé che conta, è la motivazione che spinge a fare l’atto che determina la reazione…

…se un atto si sostituisce alla Grazia di Dio è anatema…

…se lo stesso atto è fondato su una questione di rispetto personale è da non giudicare.

Tanto il forte come il debole hanno il dovere di esaminare attentamente le ragioni per le quali agiscono in un modo piuttosto che nell'altro.

Quindi chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché ringrazia Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e ringrazia Dio.

  

…Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore.

Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore.

Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi.

 

Questa espressione è un atto di riconoscenza di fiducia dell’apostolo nei confronti della fratellanza… egli sta dichiarando che quello che decidiamo nella nostra coscienza non è per compiacere a noi stessi o alla nostra volontà ma per il Signore e per la Sua volontà.

  

…Ma tu, perché giudichi tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi tuo fratello?

Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: «Come è vero che vivo», dice il Signore, «ogni ginocchio si piegherà davanti a me, e ogni lingua darà gloria a Dio». Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

 

Dio solo è competente per giudicare la coscienza degli uomini ed i loro atti, per questo tutti compariremo davanti al tribunale di Dio.

Di questo Tribunale Celeste, Paolo ne parla anche ai corinzi, sempre in riferimento al gradimento del servizio svolto:

Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. 

Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male. (2 Corinzi 5:9)

 

Poiché Dio è il Signore, il Giusto Giudice (cfr 2 Timoteo 4:8), nella Sua Signoria valuterà l’operato di tutti i suoi servi nel Suo Tribunale, dobbiamo tenere conto di questa realtà futura perché dovremo rendere conto di quello che abbiamo fatto sia in bene e sia in male.

 

E’ bello vedere come Paolo si prepara con serenità e con una coscienza libera da pesi e giudizi espressi senza avere ragione di farlo e con la consapevolezza di avere espresso giudizi anche duri, quando era necessario farlo:

Quanto a me, io sto per essere offerto in libazione, e il tempo della mia partenza è giunto.

Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede.

Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione. (2 Timoteo 4:6-8)

 

 Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un'occasione di caduta.

 La conclusione di tutto il discorso è molto logica… smettiamo di insistere in una cosa sbagliata quanto inutile… smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri… anzi cosa utile sarebbe invece non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un'occasione di caduta, questo dovremmo deciderci a farlosarebbe una bella prova di forza della nostra fede!

 

***

 2)    Cose da tollerare senza ostacolare… i cibi… i giorni (Romani 14:14-23)

 

 Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso; però se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura.

Ora, se a motivo di un cibo tuo fratello è turbato, tu non cammini più secondo amore. Non perdere, con il tuo cibo, colui per il quale Cristo è morto!

Ciò che è bene per voi non sia dunque oggetto di biasimo; perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

Poiché chi serve Cristo in questo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini.

Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione.

Non distruggere, per un cibo, l'opera di Dio. Certo, tutte le cose sono pure; ma è male quando uno mangia dando occasione di peccato.

È bene non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti il tuo fratello a inciampare.

Tu, la fede che hai, serbala per te stesso, davanti a Dio.

Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva.

Ma chi ha dei dubbi riguardo a ciò che mangia è condannato, perché la sua condotta non è dettata dalla fede; e tutto quello che non viene da fede è peccato.

 

…Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso…

 

E’ significativa questa espressione di Paolo, egli sa ed è convinto nel Signore Gesù… …così dovremmo imparare a ragionare!

 La nostra mente si uniforma al pensiero di Dio che ci convince!

 

E Paolo sa ed è convinto della completa opera purificatrice del Signore Gesù e della funzione santificatrice della parola di Dio e dalla preghiera, come scriverà a Timoteo, evidenziando tra l’altro come la degenerazione di questa libertà di pensiero in coloro che non hanno ben conosciuto la verità, porterà, attraverso l’azione degli spiriti seduttori e dottrine di demoni, sviati dall'ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza, negli ultimi tempi a scelte di disobbedienza:

Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dall'ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza. 

Essi vieteranno il matrimonio e ordineranno di astenersi da cibi che Dio ha creati perché quelli che credono e hanno ben conosciuto la verità ne usino con rendimento di grazie. 

Infatti tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da respingere, se usato con rendimento di grazie; perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera. (1 Timoteo 4:1-5)

 

Paolo è un convinto della libertà cristiana e non lo può nascondere... …ma al momento ha anche l’autocontrollo di saper aspettare chi, ancora nella sua debolezza, non è arrivato ad una corretta conoscenza della verità!

Gesù stesso lo insegnò:

Chiamata a sé la folla, disse loro: «Ascoltate e intendete: non quello che entra nella bocca contamina l'uomo; ma è quello che esce dalla bocca, che contamina l'uomo!» (Matteo 15:10-11)

 

Perché egli sa anche che se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura.

Non bisogna quindi “forzare la coscienza del debole” per fargli fare una scelta di cui egli non è ancora convinto… forse avremo vinto nella forma… ma avremo rovinato la coscienza del fratello che rimarrà turbato ora se a motivo di un cibo tuo fratello è turbato, tu non cammini più secondo amore.

Non perdere, con il tuo cibo, colui per il quale Cristo è morto!

 

L'amore regola l'uso della libertà, limitandola nel rispetto del prossimo.

 Se la ferita ricevuta dal fratello debole, lo portasse ad agire contro la propria coscienza, noi saremmo responsabili di aver contribuito al turbamento di un uomo per la cui Cristo ha dato la sua vita… …bella vittoria! …e questo per un cibo!

Per salvarlo, il Signore Gesù Cristo svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce… (Filippesi 2:7-8)e noi non siamo disposti a rinunciare ad una cibo in nome della libertà?

  

…Ciò che è bene per voi non sia dunque oggetto di biasimo; perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

Poiché chi serve Cristo in questo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini.

 

Noi non siamo chiamati a fare sfoggio della nostra la libertà in Cristo… …siamo chiamati a portare il Vangelo… … perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

Il mangiare ed il bere sono pratiche che non toccano l'essenza del regno di Dio che è spirituale!

Il regno che Dio vuole stabilire è al momento invisibile ed avrà il suo completo svolgimento nei nuovi cieli e nella nuova terra e quel regno non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

E sono quindi la giustizia, la pace e la gioia nello Spirito Santo che dobbiamo promuovere!

E questo ci renderà graditi a Dio (che si compiacerà dell’esercizio della nostra fede in conformità al sentimento di Gesù Cristo) e approvati dagli uomini (che saranno edificati)… …adempiendo così il grande comandamento duplice:

Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e il primo comandamento. 

Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso".

Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti». (Matteo 22:37-40)

 

 …Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione.

Non distruggere, per un cibo, l'opera di Dio.

 Ciò premesso, impegniamo le nostre energie per conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione, la buona armonia nella Chiesa… il progresso  della vita spirituale nel singoli credenti… …non distruggiamo, per un cibo, l'opera di Dio.

 

 …Certo, tutte le cose sono pure; ma è male quando uno mangia dando occasione di peccato.

È bene non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti il tuo fratello a inciampare.  Tu, la fede che hai, serbala per te stesso, davanti a Dio.

Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva.

Ma chi ha dei dubbi riguardo a ciò che mangia è condannato, perché la sua condotta non è dettata dalla fede; e tutto quello che non viene da fede è peccato.

 

Certo, tutte le cose sono pure (in materia di cibi) ma è male quando uno mangia dando occasione di peccato, ovvero esponendo un fratello ad operare contro coscienza, quindi se la tua libertà è buona… …è ancora meglio non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti il tuo fratello a inciampare… … la fede che hai, serbala per te stesso… …goditi la tua libertà davanti a Dio, che conosce il tuo, cuore e ti dà questa convinzioni certa.

Chi possiede la fede illuminata e forte in Cristo che lo porta a considerare ogni cosa pura in Lui non ha bisogno dì professarlo ostentatamente in ogni occasione.

Trattando un argomento analogo in 1Corinzi 8-10, Paolo dopo aver fatto valere le ragioni della carità, cita il proprio esempio di abnegazione, poi ricorda gli avvertimenti contenuti nella storia d'Israele, concludendo con queste parole:

Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio. Non date motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla chiesa di Dio; così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati.

Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo. (1 Corinzi 10:31 / 11:1)

 

Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva… beato colui che, nel fare quello che egli sa di poterlo fare in buona coscienza, non si rende colpevole di scandalo verso il fratello… egli non si sentirà accusato dalla propria coscienza… …ma chi ha dei dubbi riguardo a ciò che mangia è condannato, perché la sua condotta non è dettata dalla fede; e tutto quello che non viene da fede è peccato.

E’ interessante considerare come Paolo dichiari in modo inequivocabile qui come non sono gli atti esteriori che rendono colpevoli e giustificano gli uomini ma la fede che è in loro… la sua condotta non è dettata dalla fede; e tutto quello che non viene da fede è peccato.

 Alla luce di questo insegnamento dovremmo veramente pensare molto prima di esprimere un giudizio di disprezzo quando vediamo un fratello che nella sua immaturità compie certe azioni (che non siano di natura dottrinalmente errata circa l’essenza del Vangelo) … …e nello stesso tempo dobbiamo guardarci dal giudicare sommariamente un fratello che vive nella libertà da certi scrupoli… ognuno di noi ha una coscienza e renderà conto a Dio sulla base della misura della sua fede.

 

***

 3)    Imitare Gesù Cristo (Romani 15:1-13)

 

Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi.

Ciascuno di noi compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione.

Infatti anche Cristo non compiacque a se stesso; ma come è scritto: «Gli insulti di quelli che ti oltraggiano sono caduti sopra di me».

Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza.

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e d'una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

Infatti io dico che Cristo è diventato servitore dei circoncisi a dimostrazione della veracità di Dio per confermare le promesse fatte ai padri; mentre gli stranieri onorano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti celebrerò tra le nazioni
e canterò le lodi al tuo nome
».

E ancora: «Rallegratevi, o nazioni, con il suo popolo».

E altrove: «Nazioni, lodate tutte il Signore; tutti i popoli lo celebrino».

Di nuovo Isaia dice: «Spunterà la radice di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni; in lui spereranno le nazioni».

Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.

 

…i forti… chi sono?

 Occorre fare una riflessione su questa espressione… …i forti non sono quelli che promuovono una vita dissoluta e che portano questo nella Chiesa… …quelli sono i falsi dottori:

Essi sono delle macchie nelle vostre agapi quando banchettano con voi senza ritegno, pascendo se stessi; nuvole senza acqua, portate qua e là dai venti; alberi d'autunno senza frutti, due volte morti, sradicati; onde furiose del mare, schiumanti la loro bruttura; stelle erranti, a cui è riservata l'oscurità delle tenebre in eterno. (Giuda 12-13)

 

i forti sono quelli che hanno realizzato che la Grazia di Dio e la Sua Giustizia non consistono in vivande, bevande o cose che sono destinate a scomparire ma in Giustizia, Pace e Gioia nello Spirito Santo!

 …i forti sono quelli che sanno accogliere i deboli senza sentenziare sui loro scrupoli!

 

Se ai corinzi che lo avevano conosciuto, Paolo ha potuto scrivere:

Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo. (1 Corinzi 11:1)

 

Scrivendo ora ad una chiesa con cui non ha avuto relazioni personali, egli non può citare il proprio esempio, ma non tralascia di indicare quello di Cristo per insegnarci che dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi e che ciascuno di noi compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione.

L'esempio di Cristo viene presentato sotto due aspetti:

 1) Egli, per salvare gli uomini, non compiacque a se stesso, ma a Dio Padre.

 2) Egli, nel salvare il mondo, ha accolto tutti gli uomini, giudei e greci, ciascuno con la propria cultura e con le proprie convinzioni di coscienza.

 

 

1) Egli, per salvare gli uomini, non compiacque a se stesso, ma a Dio Padre.

 

Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi.

Ciascuno di noi compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione.

Infatti anche Cristo non compiacque a se stesso; ma come è scritto: «Gli insulti di quelli che ti oltraggiano sono caduti sopra di me».

Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza.

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e d'una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

 

I forti (tra i quali Paolo si schiera) sono quindi coloro che hanno una fede abbastanza salda ed illuminata da essere libera da scrupoli legali, come quelli riferiti a cibi, bevande, giorni… …ma questi sono chiamati a dimostrare la loro fede più forte con l’esercizio dell’amore nei confronti di coloro che sono più deboli… …e non compiacere a noi stessi, perché l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente… ...soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa (tratto da 1 Corinzi 13:4-7).

Il forte deve mostrare la sua forza non con uno sfoggio impietoso e con un vano compiacimento in modo da umiliare il debole; ma portando (sopportando) con mansuetudine, con condiscendenza ed affetto, il carico che gli viene, imposto dalla debolezza dei suoi fratelli.  

 

Servire è (nel Vangelo) il vero segno della forza.

 

Gesù ce lo insegnò in modo chiaro:

Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l'ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava, si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. 

Poi mise dell'acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l'asciugatoio del quale era cinto. 

Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» … …Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: Capite quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

(tratto da Giovanni 13:1-17)

 

…Ciascuno di noi compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione… …proprio secondo l’esempio di Cristo che è il modello perfetto del cristiano (Cfr. Galati 6:2; 2Corinzi 8:9; Filippesi 2:5; 1Pietro 2:21; Ebrei 12:2).

Egli non compiacque a se stesso, non cercò la propria soddisfazione; anzi, per il bene eterno, degli uomini e la gloria del suo Padre, egli accettò di essere insultato e oltraggiato dai nemici di Dio, adempiendo la Parola di Dio detta da Davide:

gli insulti di chi ti oltraggia sono caduti su di me. (Salmo 69:9)

 

In questo salmo Davide descrive l'odio, l'abbandono, gli insulti e gli oltraggi a cui la sua pietà ed il suo zelo per Dio, lo hanno esposto.

Gesù che è stato, come nessun altro roso dallo zelo della casa di Dio, ha provato, in modo superlativo, l'odio di cui parlava Davide che ne fu il tipo imperfetto.

Avendo citato un passo dell'Antico Testamento dove son descritte le esperienze dell'uomo pio, Paolo coglie di l'occasione per ricordare ai cristiani quale miniera di insegnamenti utili all'edificazione comune sia contenuta nelle Scritture dell'Antico Testamento, poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza.

  

…Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e d'una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

 

La preghiera conclusiva di questo primo aspetto dell’esempio di Cristo da imitare è quindi una preghiera di intercessione per la concessione da parte del Dio della pazienza e della consolazione, di aver nella chiesa un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù (cfr Filippesi 2:1-8), affinché di un solo animo e d'una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

Quando una Chiesa persegue tutta lo stesso obiettivo… …la gloria di Dio… …le diversità secondarie non separano i cuori… …da quella comunione di spirito esce una armonia di molti strumenti… …diversi e bene accordati!

 

2) Egli, nel salvare il mondo, ha accolto tutti gli uomini, giudei e greci, ciascuno con la propria cultura e con le proprie convinzioni di coscienza.

 

Per realizzare questo ideale di un popolo di credenti di un solo cuore che celebra la gloria di Dio, dobbiamo però imparare ad accoglierci gli uni gli altri.

 

Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

Infatti io dico che Cristo è diventato servitore dei circoncisi a dimostrazione della veracità di Dio per confermare le promesse fatte ai padri; mentre gli stranieri onorano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti celebrerò tra le nazioni
e canterò le lodi al tuo nome
».

E ancora: «Rallegratevi, o nazioni, con il suo popolo».

E altrove: «Nazioni, lodate tutte il Signore; tutti i popoli lo celebrino».

Di nuovo Isaia dice: «Spunterà la radice di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni; in lui spereranno le nazioni».

Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.

 

Tutti i credenti devono essere animati da spirito di fraterna tolleranza e bontà.

E qui l'Apostolo presenta un'altra volta l'esempio di Cristo, il quale, per conseguire la gloria di Dio, ha accolto a sè i peccatori senza distinzione di Giudei e di pagani, di ricchi, e di poveri, di ignoranti e di dotti; di onorati o disprezzati dal mondo.

L'accoglienza misericordiosa che Cristo ha fatta a tutti i membri della Chiesa individualmente deve riprodursi nell'accoglienza benevola reciproca in tutte le relazioni della vita.

Se vi è qualche concessione da fare, qualche antipatia da vincere, qualche divario di opinioni da accettare, qualche offesa da perdonare… …una cosa ci deve innalzare al di sopra di tutte queste miserie: la consapevolezza dell'amore con il quale Cristo ci ha accolti.

Cristo ha accolto i circoncisi (i giudei) per confermare le promesse fatte ai padri… …confermando così la Sua fedeltà e la Sua stessa veracità… …e questo porta gloria a Dio:

Per questo ti celebrerò tra le nazioni e canterò le lodi al tuo nome.

 

Cristo ha accolto altresì gli stranieri per la misericordia di Dio… e questo porta gloria a Dio:

Rallegratevi, o nazioni, con il suo popolo.

Nazioni, lodate tutte il Signore; tutti i popoli lo celebrino.

 

 

…Isaia dice: «Spunterà la radice di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni; in lui spereranno le nazioni».

 Paolo cita il passo di Isaia 11:10... dove la radice di Iesse rappresenta il rampollo regale che uscirà dalla famiglia davidica, il cui capo fu Iesse… …Gesù Cristo, il re Messia, governatore di tutti i popoli e oggetto della speranza delle nazioni.

Di fronte al quadro profetico di una umanità retta dallo scettro di Gesù Cristo e celebrante le lodi del Dio della salvezza, l'Apostolo termina anche questo secondo esempio con una seconda intercessione:

Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.

 La radice di ogni benedizione spirituale, di ogni gioia e di ogni pace nella fede, non si trova nell’uomo ma nello Spirito di Dio che alimenta nel cristiano la fiamma della speranza in modo che nessuna tempesta potrà spegnere.

 

***

 CONCLUSIONE

 Se il regno di Dio non consiste in vivanda, bevanda, giorni, o comunque cose destinate a scomparire (vanità), il cristiano forte è colui che ha compreso questo e sa che invece Esso consiste in Giustizia, Pace e Gioia nello Spirito Santo ed in queste cose si muove… …queste cose promuove… …insegna e vive nella Chiesa.

E accogliere colui che non ha ancora compreso pienamente questo (il debole nella fede) è proprio l’esercitare la  Giustizia, la Pace e la Gioia nello Spirito Santo.

Questo è l’atteggiamento che ci ha dimostrato il nostro Signore Gesù Cristo e che, in qualità di Suoi discepoli, dobbiamo anche esercitare noi.

Ma questo passo può essere anche facilmente strumentalizzato da coloro (i falsi dottori) che vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo volgendo la Grazia in dissolutezza, sviando molti e diffamando la via della Verità:

Però ci furono anche falsi profeti tra il popolo, come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si attireranno addosso una rovina immediata. Molti li seguiranno nella loro dissolutezza; e a causa loro la via della verità sarà diffamata. (2 Pietro 2:1-2)

 

Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre.

Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo. (Giuda 3-4)

 

La dissolutezza è quella attitudine a rendere vana… inutile qualcosa (nello specifico la Grazia di Dio), ed abbiamo in tal senso dei seri avvertimenti ed insegnamenti:

 

- la dissolutezza è un’opera della carne:

Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio. (Galati 5:19-21)

 

- è il modo di comportarsi dei pagani, con l’intelligenza ottenebrata ed estranei alla vita di Dio e deve caratterizzare la vita dei cristiani (che si differenziano dagli increduli anche per questo):

Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore.

Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile. (Efesini 4:17-19)

 

Basta con il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie, e nelle illecite pratiche idolatriche.

Per questo trovano strano che voi non corriate con loro agli stessi eccessi di dissolutezza e parlano male di voi. (1 Pietro 4:3-4)

 

- è il risultato dell’essere ripieni dello spirito di questo mondo:

Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito (Efesini 5:18)

 - non deve nemmeno essere un accusa che un anziano della Chiesa deve portare:

Per questa ragione ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine nelle cose che rimangono da fare, e costituisca degli anziani in ogni città, secondo le mie istruzioni, quando si trovi chi sia irreprensibile, marito di una sola moglie, che abbia figli fedeli, che non siano accusati di dissolutezza né insubordinati. (Tito 1:5-6)

 

    Gianni Marinuzzi