La giustizia di Dio nella SANTIFICAZIONE:

 

il conflitto nella santificazione

 

LETTERA di Paolo ai ROMANI 7

 

     

O ignorate forse, fratelli (poiché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo ch'egli vive?

Infatti la donna sposata è legata per legge al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, è sciolta dalla legge che la lega al marito.

Perciò, se lei diventa moglie di un altro uomo mentre il marito vive, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera da quella legge; così non è adultera se diventa moglie di un altro uomo.

Così, fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutto a Dio.

Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, risvegliate dalla legge, agivano nelle nostre membra allo scopo di portare frutto per la morte; ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, per servire nel nuovo regime dello Spirito e non in quello vecchio della lettera.

Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire».

Ma il peccato, còlta l'occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto.

Un tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii; e il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte.

Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise.

Così la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono.

Ciò che è buono, diventò dunque per me morte? No di certo!

È invece il peccato che mi è diventato morte, perché si rivelasse come peccato, causandomi la morte mediante ciò che è buono; affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante.

Sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato.

Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio.

Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona; allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.

Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio.

Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.

Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.

Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l'uomo interiore, ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.

Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

 

***

 Il cristiano si è identificato con Cristo nella Sua morte e nella Sua risurrezione, sa che egli è morto al peccato e questo non ha più alcun potere su di lui, lo riconosce, ne fa conto… ma sa altresì (e non lo deve ignorare) che ha ancora a che fare con la natura del peccato che rimane dentro di lui… la sua carne… che tenta continuamente di esprimersi nei pensieri e nelle azioni.

Il cristiano rigenerato nello Spirito ma ancora nel corpo carnale è quindi in conflitto con se stesso, è una continua battaglia contro i propri pensieri terreni e gli atti conseguenti… nello stesso momento egli aspira alle cose celesti, alle cose Giuste e Sante… in questa lotta di santificazione (ovvero di progressiva separazione) egli deve tenere bene conto di due aspetti:

 

1) egli è morto alla Legge per appartenere al Suo Liberatore per servirLo (Romani 7:1-6)

 2) la Legge ha la sola funzione di farci conoscere il peccato, Gesù Cristo l’ha compiuta per noi… ora non ci condanna più! (Romani 7:7-25)

 

***

 1) egli è morto alla Legge per appartenere al Suo Liberatore per servirLo (Romani 7:1-6)

 

Nel presentare questa fondamentale Verità, Paolo riprende un insegnamento di Gesù:

La legge e i profeti hanno durato fino a Giovanni; da quel tempo è annunciata la buona notizia del regno di Dio, e ciascuno vi entra a forza.

È più facile che passino cielo e terra, anziché cada un solo apice della legge.

Chiunque manda via la moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; e chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio.

(Luca 16:16-18)

 Il legame dell’uomo con la Legge è quindi paragonato ad un legame matrimoniale anche da Gesù… e non è possibile (nella Giustizia di Dio), legarsi alla Grazia se si è già legati alla Legge… sono due legami diversi… occorre sciogliere il legame precedente… con un divorzio?... non è contemplato nella Giustizia… occorre scioglierlo in modo legale …

 

Paolo ha prima dichiarato:

non siete sotto la legge ma sotto la grazia.

(Romani 6:14)

Dichiarando questa Verità, ha evidenziato anche come il credente identificato con Cristo siamo morto con Lui per risuscitare con Lui per essere.

Non più servo (aiuto convenevole del peccato), ma servo (aiuto convenevole) della giustizia.

Il credente quindi, morto alla Legge, trova comunque nei principi di Essa una “guida morale”.

Per fare comprendere questo concetto Paolo, proprio come ha fatto Gesù Cristo, si aiuta con la figura di una donna alla quale è morto il marito duro e spietato e che, liberata dal vecchio vincolo matrimoniale, si è sposata a un marito che la ama.

Il credente, morto alla legge, si è unito al Cristo vivente per appartenergli in una vita di amorevole e santa ubbidienza.

Ora, da essere l’aiuto convenevole del peccato (come in un legame matrimoniale dove il credente è rappresentato dalla sposa secondo il concetto antico della donna, dove la stessa non aveva alcuna possibilità di contrariare il marito) è diventato l’aiuto convenevole della giustizia (in un rapporto dolce secondo il pensiero di Dio circa la donna stessa).

 

***

O ignorate forse, fratelli (poiché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo ch'egli vive?

 

Paolo ha un uditorio prettamente giudeo o comunque influenzato dal giudaismo, conoscitore della Legge… …della Giustizia… …delle norme circa il pensiero di Dio.

Un conoscitore della Legge conosceva che dopo la morte l’uomo non è più soggetto ad Essa, la morte chiude ogni rapporto con la possibilità di “operare” o di “redimersi”, di pensare, come dice l’Ecclesiaste:

Per chi è associato a tutti gli altri viventi c'è speranza; perché un cane vivo vale più di un leone morto.

Infatti, i viventi sanno che moriranno; ma i morti non sanno nulla, e per essi non c'è più salario; poiché la loro memoria è dimenticata. Il loro amore come il loro odio e la loro invidia sono da lungo tempo periti, ed essi non hanno più né avranno mai alcuna parte in tutto quello che si fa sotto il sole.

(Ecclesiaste 9:4-6)

Ma, nello stesso tempo la Legge è assolutamente valida per chi vive su questa terra, perché come abbiamo già visto, la Legge è giusta… perfetta… non passerà, Gesù disse:

E’ più facile che passino cielo e terra, anziché cada un solo apice della legge.

(Luca 16:17)

 Infatti Paolo precisa che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo ch'egli vive!

Soltanto che la Legge non va usata come strumento di giustificazione ma ha uno scopo preciso, farci conoscere il peccato (ancora oggi):

perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.

(Romani 3:19)

 Paolo infatti ha dichiarato:

Annulliamo dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi, confermiamo la legge.

(Romani 3:31)

 

Ma qui Paolo, avendo dimostrato l’incapacità della Legge di giustificare l’uomo in quanto data per un altro scopo, per far conoscere il peccato e di conseguenza manifestare (addirittura risvegliare) lo stato colpevole dell’uomo e quindi la degna condanna

…quindi comincia un discorso che dimostra come l’uomo, una volta ottenuta la giustificazione per fede in virtù dell’Opera di Gesù Cristo (in modo indipendente dalla Legge cfr Romani 3:20), una volta morto al peccato e nato di nuovo nato da Dio nato da seme divino non contaminato dal peccato… non ha più alcun obbligo… vincolo alla Legge per quanto riguarda la condanna in quanto la nuova natura sfugge a qualsiasi concetto di questo mondo:

Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.

(Giovanni 3:8)

 Per questo… ..importa solo l’essere una Nuova creatura:

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.

(2 Corinzi 5:17)

 Infatti, tanto la circoncisione che l'incirconcisione non sono nulla; quello che importa è l'essere una nuova creatura.

(Galati 6:15)

 

***

 Infatti la donna sposata è legata per legge al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, è sciolta dalla legge che la lega al marito.

 Per fare comprendere il tipo di legame che la Legge ha sull’uomo, Paolo prende come esempio uno dei capisaldi delle regole umane… che oggi “sta saltando” come concetto riconosciuto universalmente in passato in tutte le religioni… culture.. principi dell’umanità!

Questo concetto di vita, se abbandonato (soprattutto nella “chiesa”, adultererà anche il concetto spirituale… sarà molto più complesso comprenderlo).

Paolo vuole comunque fare comprendere che l’uomo nuovo, essendo morto al peccato e risuscitato a nuova vita è una nuova creatura si è pertanto rotto il legame con La Legge… proprio come la morte del coniuge (unico modo legale per sciogliere un legame matrimoniale consentito dalla Legge nel suo spirito più genuino, non quella che fu data a motivo della durezza del cuore cfr Matteo 19:8)… …qualsiasi vincolo con un precedente legame matrimoniale.

 

***

 Perciò, se lei diventa moglie di un altro uomo mentre il marito vive, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera da quella legge; così non è adultera se diventa moglie di un altro uomo.

 

Prendendo quindi come spunto le norme che regolano il vincolo matrimoniale, Paolo le applica al rapporto dell’uomo con la Legge.

Mediante l’identificazione totale in Cristo e nella Sua morte (cfr Romani 6:5), il credente è morto crocifisso con Cristoliberato dal peccato e quindi non più legato alla Legge ed alla condanna che ne derivava (pur riconoscendo che i principi della Legge rimangono saldi e buoni).

Il credente diventa così libero dalla condanna scritta per lui… essa è rimasta inchiodata sulla croce:

Egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce

(Colossesi 2:14)

 

Se quindi abbiamo creduto entriamo con Cristo nella sfera superiore della comunione filiale con Dio per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutto a Dio.

E’ cambiato tutto…  le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.

Sono questi gli atti di una Vita Nuova di chi è unito a Cristo come il tralcio alla vite (cfr Giovanni 15).

E’ interessante comprendere cosa Paolo intende per adulterio spirituale… si potrebbe parafrasare così:

 

Se un uomo che non si è identificato nella morte di Cristo e non è risuscitato con Lui, vive secondo il nuovo regime spirituale… …è adultero… comprendiamo cosa vuole dire?

 

Se noi predichiamo un Vangelo della Grazia che non è preceduto da un ravvedimento… un rinnegamento del proprio peccato… una totale identificazione con Cristo nella Sua morte e nella Sua risurrezione… magari coinvolgendo le persone nel servizio cristiano (scopo della nuova creatura)… stiamo crescendo degli adulteri!

 

Alla Luce di questa considerazione possiamo vedere come Gesù apostrofava i religiosi del suo tempo:

Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona.

(Matteo 12:39)

 O come Giacomo rimproverava quelle persone che pur facendo parte della Chiesa era ancora soggiogata della propria carnalità e continuava a voler essere amico del mondo:

Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra?

Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.

O gente adultera, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio?

Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.

Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: «Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia»?

(Giacomo 4:1-5)

 

***

 Così, fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutto a Dio.

 

Similmente alla vedovanza… il cristiano, liberato dal vincolo che lo legava alla Legge (della coscienza o delle tavole di pietra)… è stato crocifisso con Cristo, mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, legato da tutto un altro vincolo (perché di vincolo comunque si tratta), il vincolo del nuovo regime che non ha più come fine la morte (il salario del peccato), ma i frutti spirituali a Dio e la Vita Eterna (il fine della fede).

Il fine di questa unione è il portare frutto a Dio… solo una persona spiritualmente viva può portare del frutto spirituale, vale a dire una vita condotta dallo Spirito Santo in santità e colui che è “sposato” a Cristo, può generare una progenie spirituale.

 

***

 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, risvegliate dalla legge, agivano nelle nostre membra allo scopo di portare frutto per la morte; ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, per servire nel nuovo regime dello Spirito e non in quello vecchio della lettera.

 

…mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, risvegliate dalla legge, agivano nelle nostre membra allo scopo di portare frutto per la morte

 Questa descrizione precisa dell’apostolo fotografa esattamente lo stato dell’uomo naturale… nella carne.

Nella carne ci sono le passioni peccaminose… ci sono… più o meno manifeste ma sono assolutamente presenti ed ognuno di noi ne deve essere consapevole… come dice Paolo:

io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene.

(Romani 7:18)

 

Queste passioni peccaminose, seppure latenti, sono provocate… risvegliate dalla Legge della Giustizia che ne manifesta l’azione e ne rivela lo scopo il frutto a cui conducono… la morte.

 

…ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, per servire nel nuovo regime dello Spirito e non in quello vecchio della lettera

 

Come abbiamo già visto, l’uomo nuovo, nato da Dio… …nato con seme divino… …all’immagine di Cristo… …vive sotto una nuova economia… …è legato non più alla Legge ma alla Grazia… ed è destinato ad uno scopo nuovo, con dei nuovi frutti… …un nuovo servizio.

La novità sta in questo che invece questa nuova Legge di libertà nella Grazia non è più scritta su tavole di pietra o su pergamena, è ora scritta nello spirito, sulle tavole del cuore rigenerato, come leggiamo nella lettera agli Ebrei:

Questo è il patto che farò con la casa d'Israele dopo quei giorni», dice il Signore: «io metterò le mie leggi nelle loro menti, le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. Nessuno istruirà più il proprio concittadino e nessuno il proprio fratello, dicendo: "Conosci il Signore!"

Perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro.

Perché avrò misericordia delle loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati».

Dicendo «un nuovo patto», egli ha dichiarato antico il primo.

Ora, quel che diventa antico e invecchia è prossimo a scomparire.

(Ebrei 8:10-13)

 

In questa nuova economia, la Legge non è più considerata come uno strumento di condanna, ma come una rivelazione della Giustizia e della Volontà di Dio buona e gradita.

Invece di ubbidire per timore (come schiavi), ubbidiamo con amore (come figli).

Invece di ubbidire alla lettera del comandamento, ne intendiamo ed osserviamo lo spirito.

Può sembrare paradossale… siamo affrancati dalla legge (dalla lettera) per meglio osservare la legge (nel suo spirito più genuino), per praticare di cuore la volontà di Dio.

Non è infatti la scrupolosa osservanza della lettera quella che può piacere a Dio, ma, è l'ubbidienza del cuore di figlio.

 

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 2) la Legge ha la sola funzione di farci conoscere il peccato, Gesù Cristo l’ha compiuta per noi… ora non ci condanna più!

(Romani 7:7-25)

 

Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire».

Ma il peccato, còlta l'occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto.

 

…Che cosa diremo dunque? La legge è peccato?

 L'apostolo anticipa la possibile obiezione relativa a quanto prima detto, circa la “funesta” attività svolta dalla Legge:

…mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, risvegliate dalla legge, agivano nelle nostre membra allo scopo di portare frutto per la morte;

(Romani 7:5)

 

La legge è quindi peccato?

 …No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire».

 

La risposta non lascia alcun dubbio... … No di certo!

Nel respingere la falsa deduzione, Paolo vuole spiegare che anzi, la legge rivela alla coscienza, la realtà dell’inclinazione peccaminosa nell'uomo; e mostra così anche il fine a cui il peccato porta… la morte!

Ma in questo netto contrasto non è la Legge sbagliata… è l’uomo sbagliato!

Non è la Legge a creare il male… Essa nella sua Giustizia lo rivela!

La Legge non è la causa dell’atto di peccato, poiché è dentro l’uomo che si trova il principio o la natura del peccato… piuttosto sono i precisi comandamenti della Legge hanno stimolato il principio del peccato, manifestando, evidenziando quale veramente è la natura peccaminosa dell’uomo carnale.

Non è la Luce che crea la macchia… semplicemente rivela quella macchia che, senza luce, rimaneva nascosta nelle tenebre!

Paolo dichiara che non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge! E il peccato, còlta l'occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto.

 

***

 Un tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii; e il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte.

Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise.

Così la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono.

 

…Un tempo io vivevo senza legge

 Paolo parla qui del suo stato di incoscienza fanciullesca… nella ignoranza del peccato a causa della ignoranza della Legge.

 

…ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii; e il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte.

 Paolo poi crebbe e fu istruito a cura del fariseo Gamaliele, conobbe la Legge con i suoi precetti particolari e precisi, in contatto diretto con la coscienza e  il peccato prese vita (si risvegliò) e io morii, separato da Dio e condannato.

 

…il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte.

 Questo è il risultato della conoscenza sbagliata della Legge… questo risultato funesto era il risultato della malvagia inclinazione del cuore, che presa l'occasione del comandamento e valendosi di esso, ha prodotto in Paolo ed in ogni conoscitore della Legge, quello che il serpente aveva prodotto in Eva: l'ingannò e l'uccise; gli fece apparire come desiderabile e buono quello che invece avrebbe dovuto condannarla e gli fece considerare Dio, fonte di vita e di felicità, come un padrone duro e male intenzionato, perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise.

Così la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono

 

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 Ciò che è buono, diventò dunque per me morte? No di certo!

È invece il peccato che mi è diventato morte, perché si rivelasse come peccato, causandomi la morte mediante ciò che è buono; affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante.

 

…Ciò che è buono, diventò dunque per me morte? No di certo!

 Paolo anticipa sempre le possibili obiezioni… come può una cosa buona produrre morte?

La risposta è nella corruzione umana che, nel suo mutare tutto ciò che era buono in cattivo (cfr Romani 1:18-25), ha mutato anche la Legge in morte a causa del proprio peccato.

 

Ma la Legge non ha però perso l’effetto… ricordiamoci di quanto profetizza Isaia:

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore
e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata.

(Isaia 55:10-11)

 Anche così il fine benefico della Legge è stato raggiunto… il peccato è apparso in tutta la sua perversa natura, agli occhi della coscienza.

 …È invece il peccato che mi è diventato morte, perché si rivelasse come peccato, causandomi la morte mediante ciò che è buono; affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante.

 

***

 Sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato.

Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio.

 Sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato.

 

Paolo fa qui appello alla coscienza dell’uomo che riconosce la propria carnalità… la propria schiavitù al peccato (venduto schiavo al peccato)… incapace da solo di redimersi, poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio, aprendo così una acerba lotta tra la propria coscienza che sa riconoscere ciò che è giusto e la propria carnale brutalità schiava del peccato.

Comprendere il conflitto insito nella santificazione personale, significa conoscere il rapporto fra il credente ed il peccato che è in lui.

Paolo si mette personalmente in gioco in questa spiegazione… il problema è che io (nella mia natura terrena) sono carnale, venduto schiavo al peccato… … per questo ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio… il non comprendere reciproco tra le due nature è normale… appartengono a mondi diversi… parlano lingue diverse… non si potranno mai conciliare!

 

***

 Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona; allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.

Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio.

 …Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona

 

La profonda contraddizione tra il “buon desiderio” e la “prova pratica”, rivela che, nel fondo della sua coscienza, l’uomo riconosce la bontà della Legge di Dio l'approva come buona.

A maggior chiarimento di questo Paolo precisa che io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

Nell'uomo che non ha lo Spirito, ma la cui coscienza risvegliata è travagliata dal desiderio del bene, si accentua il dualismo tra il senso morale che vuole il bene e la inclinazione carnale che trascina al male e questa è manifestata nella lotta che Paolo sintetizza scrivendo che il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio

Nell’uomo naturale non c'è la forza necessaria per l'esecuzione… per questo Paolo ha prima scritto:

Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi.

(Romani 5:6)

 

Una conoscenza estesa ed esatta della legge morale, una sana educazione possono non dare quei risultati che se ne attendono.

Questo non vuol dire che si debba preferire l'ignoranza all'istruzione; ma ci deve ricordare che la conoscenza non basta a rinnovare il cuore e la volontà… occorre cercare la santificazione.

Chi vede nel Vangelo un nuovo codice morale “più perfetto”…  chi vede in Cristo nient’altro che un dottore ed un modello, si trova di fronte a un ideale altissimo, in posizione più disperata del Giudeo che si accingeva, da solo, ad osservare la legge di Mosè.

Abbiamo bisogno di forza, oltre che di conoscenza, nella lotta contro il male.

Ricordiamoci che nelle guarigioni Gesù ordinava: Alzati e cammina, ovvero guariva, metteva in condizione di camminare somministrando la capacità di farlo a persone che non avevano mai camminato prima.

 

***

Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.

Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.

Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l'uomo interiore, ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.

 

…se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.

 

Paolo descrive qui le due forze opposte operanti nell'uomo che si trova, da solo, da un lato con la sua coscienza giustificata in Cristo e dall’altro con la sua carne peccaminosa, in questa continua lotta… due tendenze, due inclinazioni.

…Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.

L'uomo interiore, trova giusta e vorrebbe obbedire alla legge di Dio ma il male che si trova nella sua carne lo rende schiavo del peccato.

…Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l'uomo interiore…

L’uomo che ha scoperto il timore di Dio e lo ha riconosciuto, non solo riconosce ed ammette che la legge di Dio è santa e buona; ma trova in essa un intimo diletto (io mi compiaccio).

 

L'uomo interno è la sede del senso morale vivificato nello Spirito che discerne e sente ciò che è bene secondo la volontà di Dio; corrisponde alla coscienza lavata dalla Parola, o al cuore su cui è scritta la legge:

Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno.

(2 Corinzi 4:16)

 

Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell'amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

(Efesini 3:14-19)

 

…ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.

 La legge del male Paolo la vede nelle membra (nell’uomo esteriore), non solo perché nel corpo esteriore hanno sede gli istinti, ma perchè esso è l’organo dell'attività umana.

Questa legge della propria mente carnale è in totale opposizione alla mente spirituale che riconosce nella Legge di Dio la Giustizia… ma da solo l’uomo interiore non ce la fa… ha bisogno di Cristo per liberarsi… per separarsi… …per santificarsi.

 

***

 Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

 Questi principi visti prima, fanno si che nel credente vi sia un combattimento, fra la legge della mente (la nuova natura che comprende e sa giudicare di ogni cosa - cfr 1 Corinzi 2:15) e la legge delle membra (la vecchia natura che non comprende e non può comprendere le cose spirituali perché gli sono pazzia - cfr 1 Corinzi 2:14),

Questi due “uomini” opposti tra loro combattono l'uno contro all'altro come avversari in guerra… l’uomo interiore ha bisogno di un aiuto per separarsi… per santificarsi.

Questo stato di schiavitù e di impotenza morale strappa all’apostolo un grido di dolore, in cui è espressa tutta la miseria che lo opprime e che lo porta a sospirare dietro ad un liberatore.

 

…Me infelice!

 Paolo si chiama infelice perchè sente la miseria dell'uomo che lotta da solo contro al male e cerca invano di scuoterne le catene.

Paolo riconosce che, fino a che avrà un corpo mortale dovrà affrontare la lotta con il principio del male che dimora in lui e che, se conterà sulla sua sola forza, sarà sconfitto.

 

…Chi mi libererà da questo corpo di morte?

 Questo corpo di morte è l’uomo del peccato costituito delle membra considerate come sede di sensuali concupiscenze, e come strumento al servizio della legge del peccato.

Al momento però, in cui descrive questa lotta dell'uomo col peccato, e manda il suo grido di dolore, Paolo conosce da molti anni il Liberatore ed ha sperimentata la potenza dello Spirito.

Perciò, il ricordo della miseria da cui lo ha tratto la grazia di Dio, lo fa prorompere in un grido di riconoscenza:

 

…Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore

 Egli offre quindi il suo ringraziamento a Dio per mezzo di Gesù Cristo, perche’ Egli è il Mediatore che porta agli uomini questa liberazione,.

 

***

 Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

 

Paolo è perfettamente conscio del suo stato… del combattimento che sostiene contro la sua carne… ma sa che presto sarà redento il suo corpo e quindi investe tutte le sue forze protendendosi verso il futuro glorioso che “vede” davanti a se:

Se qualcun altro pensa di aver motivo di confidarsi nella carne, io posso farlo molto di più; io, circonciso l'ottavo giorno, della razza d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio d'Ebrei; quanto alla legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile.

Ma ciò che per me era un guadagno, l'ho considerato come un danno, a causa di Cristo.

Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede.

Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.

Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.

Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; se in qualche cosa voi pensate altrimenti, Dio vi rivelerà anche quella.

Soltanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via.

Siate miei imitatori, fratelli, e guardate quelli che camminano secondo l'esempio che avete in noi.

(Filippesi 3:5-17)

 

***

 CONCLUSIONE

 Il cristiano identificato con Cristo è morto spiritualmente al peccato per appartenere al Suo Liberatore per servirlo, come Gesù Cristo sulla croce, anche egli dice:

   Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio.

(Luca 23:46)

 Egli risuscita spiritualmente con Cristo, per realizzare una vita spirituale nuova… nella Grazia… sotto un nuovo regime non più di condanna ma di nuova creazione liberata dal peccato.

 Il vecchio matrimonio è rotto… non c’è più nessun legame con il vecchio marito brutale… a cui servivamo con il nostro spirito per essergli di aiuto “convenevole” nell’ingiustizia e nell’iniquità!

 

Ora siamo promessi Sposa di Cristo, in un nuovo legame matrimoniale benedetto… siamo fidanzati a Lui, come dice Paolo:

   vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo.

(2 Corinzi 11:2)

 Il matrimonio sarà celebrato nei cieli, nel giorno del Signore (cfr Apocalisse 19:1-10), quando saremo trasformati in un nuovo corpo… …quando saremo fisicamente simili a Lui, proprio come Eva lo fu per Adamo:

 Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo.

(Genesi 2:23)

 

Come Adamo fu addormentato per trarre Eva dal suo costato, così Cristo si è “addormentato” in croce e dal Suo costato è uscita la Chiesa (sangue e acqua), purificata e lavata.

 Così siamo chiamati a vivere in questa nuova dimensione… fin da ora… perché la Parola del Signore è certa… quindi così, fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutto a Dio.

 

Tutto questo è avvenuto grazie alla Legge di Dio, che stimolando il peccato che è dentro l’uomo naturale, manifesta realmente cosa è la natura peccaminosa… per condurci a Cristo.

 Senza un vero riconoscimento del proprio stato di peccato… non ci può essere ravvedimento… senza un vero ravvedimento non ci può essere conversione… senza una reale conversione non possiamo avvicinarci a Cristo ed appartenerGli.

 C’è una logica spirituale e semplice in tutto questo… ma purtroppo è spesso disatteso… un vangelo parziale è un vangelo che devia…

 Ma fino a che il credente vive nella carne, vede la propria carnalità… non la capisce più… si dissocia da essa… la combatte… è questo è il segno della sua vitalità spirituale!

 

Un cristiano che vive bene con la sua carnalità… ha grossi problemi!

 La vita cristiana è una vita di santificazione… di progressiva separazione dal male… dalla propria carnalità… una vita che tende sempre di più alla santità… non importano le critiche di coloro che non possono comprendere o di coloro che pur conoscendo non vogliono proseguire il cammino con dignità e cercano di scoraggiare i fedeli per meglio conformarsi ad un regime di tiepidezza... ..coloro che camminano da “nemici della Croce di Cristo”:

 

Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; se in qualche cosa voi pensate altrimenti, Dio vi rivelerà anche quella.

Soltanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via. Siate miei imitatori, fratelli, e guardate quelli che camminano secondo l'esempio che avete in noi. Perché molti camminano da nemici della croce di Cristo (ve l'ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo), la fine dei quali è la perdizione; il loro dio è il ventre e la loro gloria è in ciò che torna a loro vergogna; gente che ha l'animo alle cose della terra.

Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa.

(Filippesi 3:15-21)

 

Il cristiano non “cerca di essere giusto”… …ora egli (come Cristo) “ama la Giustizia”, vuole “servire per la Giustizia” e vive già nella fede del compimento delle promesse di Dio, in attesa della liberazione definitiva dal corpo di morte e di vedere completata l’Opera di Dio in sé nella unione totale con Cristo al tempo fissato.

 

 Gianni Marinuzzi