La giustizia di Dio nella SANTIFICAZIONE:

 

COME AVVIENE LA santificazione

 

LETTERA di Paolo ai ROMANI  6:5.23

 

     

Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua.

Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato; infatti colui che è morto è libero dal peccato.

Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.

Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio.

Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù.

Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d'iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio; infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia.

Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!

Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia?

Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa; e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.

Parlo alla maniera degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la santificazione.

Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia.

Quale frutto dunque avevate allora?

Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte.

Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

***

 

Premessa importante

 Dopo aver posto le premesse circa lo scopo della salvezza delle anime la santificazione, Paolo si dedica a porre un altro basilare fondamento che ogni discepolo di Cristo deve tenere ben presente per non perdere di vista lo scopo della sua salvezza.

Per rappresentare questo, Paolo si serve del concetto di “totale unione con Cristo” che porterà ad un approfondimento nel capitolo 7 del concetto paragonato al rapporto matrimoniale.

L’uomo naturale è sotto il vincolo del peccato… …schiavo del peccato… …e come frutto di questo riceve il suo giusto salario… …la morte.

L’uomo spirituale rigenerato in Cristo è sotto l’amorevole vincolo (giogo) della Giustizia… servo della Giustizia… aiuto convenevole di Cristo… …e riceve come frutto del la Vita Eterna.

Nella giustificazione che Dio provvede per chi crede c’è molto di più della “dichiarazione di Giustizia” sulla base della fede… Paolo ha già scritto che:

l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.  (Romani 5:5)

 

La presenza dello Spirito Santo nel credente e la riproduzione in essi di uno degli attributi di Dio (il Suo amore), rivelano la loro nuova natura e la loro nuova vita.

In questi capitoli dal 6 all’8, Paolo scrive proprio di questo “nuovo modo di vivere” con la presenza e per mezzo del ministero di santificazione dello Spirito Santo.

 

Imparare a realizzare le realtà spirituali

 Queste realtà sono al momento invisibili, ma noi dobbiamo darle già per stabilite… il cristiano deve essere educato ad imparare a conoscere l’onnipotenza di Dio sotto questo aspetto.

Quando Dio dice una cosa, essa è avvenuta… certa… stabilita… indipendentemente dal fatto che sia visibile; questo lo vediamo in moltissime situazioni che abbiamo nella Scrittura che è:

utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. (2 Timoteo 3:16-17)

 

Per questo il Signore ci ha lasciato degli esempi:

 1) nella creazione:

 Dio disse: «Sia luce!» E luce fu

(Genesi 1:3)

Poi Dio disse: «Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque».

Dio fece la distesa e separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa. E così fu.

(Genesi 1:6-7)

 Poi Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l'asciutto». E così fu.

(Genesi 1:9)

 Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra». E così fu.

(Genesi 1:11)

 Poi Dio disse: «Vi siano delle luci nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni; facciano luce nella distesa dei cieli per illuminare la terra». E così fu.

(Genesi 1:14-15)

 Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l'ampia distesa del cielo».

Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie.

(Genesi 1:20-21)

 Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». E così fu.

Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie.

(Genesi 1:24-25)

 Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

(Genesi 1:26-27)

 Il dubbio che oggi serpeggia nel mondo cosiddetto “cristiano” circa il credere al racconto della creazione, dimostra tutta la difficoltà di credere nell’onnipotenza di Dio… …sembra ancora di sentire le parole di Gesù dette a Nicodemo (uomo religioso):

Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti?

(Giovanni 3:12)

 

… o ancora le parole di Gesù a Marta “dubbiosa” prima di risuscitare Lazzaro, quando poi ringrazia Dio per la sua resurrezione quando ancora Lazzaro era morto:

Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»

Tolsero dunque la pietra.

Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato».

Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori

Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario.

Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

(Giovanni 11:40-44)

 

2) quando educa Mosè e il popolo:

 Il SIGNORE disse a Mosè: «Ora vedrai quello che farò al faraone; perché, forzato da una mano potente, li lascerà andare: anzi, forzato da una mano potente, li scaccerà dal suo paese».

(Esodo 6:1)

 Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d'Egitto.

Il faraone non vi darà ascolto e io metterò la mia mano sull'Egitto; farò uscire dal paese d'Egitto le mie schiere, il mio popolo, i figli d'Israele, mediante grandi atti di giudizio.

(Esodo 7:3-4)

Quando il faraone vi parlerà e vi dirà: "Fate un prodigio!" tu dirai ad Aaronne: "Prendi il tuo bastone, gettalo davanti al faraone"; esso diventerà un serpente».

(Esodo 7:9)

 E il cuore del faraone si indurì: non diede ascolto a Mosè e ad Aaronne, come il SIGNORE aveva detto.

(Esodo 7:13)

 Dopo dieci piaghe annunciate come certe e poi avvenute il popolo partì dall’Egitto quasi “pregato di andarsene”… …letteralmente cacciati (cfr Esodo 12:37-39).

 

3) quando educa Giosuè e il popolo:

 Gerico era ben chiusa e barricata per paura dei figli d'Israele; nessuno ne usciva e nessuno vi entrava.

E il SIGNORE disse a Giosuè: «Vedi, io do in tua mano Gerico, il suo re, i suoi prodi guerrieri. Voi tutti dunque, uomini di guerra, marciate intorno alla città, facendone il giro una volta. Così farai per sei giorni; e sette sacerdoti porteranno davanti all'arca sette trombe squillanti; il settimo giorno farete il giro della città sette volte, e i sacerdoti suoneranno le trombe. E avverrà che, quand'essi suoneranno a distesa il corno squillante e voi udrete il suono delle trombe, tutto il popolo lancerà un gran grido, e le mura della città crolleranno, e il popolo salirà, ciascuno diritto davanti a sé».

(Giosuè 6:1-5)

 Il popolo dunque gridò e i sacerdoti suonarono le trombe; e quando il popolo udì il suono delle trombe lanciò un gran grido, e le mura crollarono.

Il popolo salì nella città, ciascuno diritto davanti a sé, e s'impadronirono della città.

(Giosuè 6:20)

 

4) quando toglie il regno a Baldassar:

 Perciò egli ha mandato quel pezzo di mano che ha tracciato quello scritto.

Ecco le parole che sono state scritte: Mené, Mené, Téchel, U-Parsin.

Questa è l'interpretazione delle parole: Mené, Dio ha fatto il conto del tuo regno e gli ha posto fine; Téchel, tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante. Perès, il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani».

Allora, per ordine di Baldassar, Daniele fu vestito di porpora, gli fu messa al collo una collana d'oro e fu proclamato terzo nel governo del regno.

In quella stessa notte Baldassar, re dei Caldei, fu ucciso e Dario il Medo ricevette il regno all'età di sessantadue anni.

(Daniele 5:24-31)

 

E in tanti altri passi della Scrittura… dobbiamo quindi prestare veramente fede alle parole di Dio… alla Scrittura… tutto ciò che Dio dice… promette… lo mantiene… sia che sono cose per noi comprensibili… sia che siano per noi incomprensibili come le realtà spirituali che ci stiamo accingendo a studiare.

 

***

La santificazione inizia con la rigenerazione, vale a dire la nuova nascita e da questo punto l’Opera dello Spirito Santo produce nel credente una progressiva separazione dal peccato… …un vero e proprio rinnovamento della mente ed una vera e propria trasformazione dell’intera persona verso un ideale di santità e di purezza, come scriverà Paolo successivamente:

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.

(Romani 12:2)

Fino a che il credente non muore fisicamente, il processo di santificazione non termina… …egli è in cammino… …terminerà nella gloria, quando egli sarà alla presenza di Dio conforme all’immagine di Gesù Cristo:

Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati.

(Romani 8:29-30)

L’identificazione per fede del credente con Gesù Cristo, costituisce sia l’inizio che la meta finale della santificazione, ma per sperimentarla occorre, da parte nostra una applicazione che si manifesta con tre atteggiamenti:

 

1) Il riconoscimento (Romani 6:5-11)

 

 2) La rinuncia (Romani 6:12-14)

 

3) Il servizio (Romani 6:15-23)

 

***

 

1) Il riconoscimento (Romani 6:5-11)    -  L’ENUNCIATO

 

Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua.

Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato; infatti colui che è morto è libero dal peccato.

Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.

Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio.

Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù.

 

Il primo atteggiamento che dobbiamo avere nei confronti di questa realtà spirituale e che viene richiesto al cristiano in vista della santificazione è di “fare conto”… ”dare per certo”… ”considerare reale e già fatto”… l’essere morto al peccato e vivente a Dio in Cristo Gesù.

La capacità di riconoscere qualcosa come vera, dipende però dal conoscere e credere quelle cose… e credere che Colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù (cfr Filippesi 1:6), ovvero:

…Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua.

 

E’ importante sottolineare l’aggettivo totalmente… in contrapposizione a quello che vedremo successivamente… una unione non totale porta alla fornicazione spirituale… all’adulterio spirituale.

L'immagine qui adoperata per “uniti” (συμφυτοι) non è quella dell'innesto, bensì quella del crescere insieme di due piante che finiscono con il “fondersi” e con il “formare” un solo organismo, lo stesso termine è usato nella parabola del seminatore (cfr. Luca 8:7: le spine nate e cresciute insieme al buon seme).

Se siamo stati totalmente uniti con lui di una unione vitale (paragonata successivamente all’unione matrimoniale… un solo corpo), fatti una stessa cosa in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua.

Questa conformità inizia quaggiù ma sarà manifestata pienamente ed avrà il suo pieno effetto nel Regno di Dio.

Se quindi ci identifichiamo in questa realtà e la crediamo, conseguentemente…

 

…Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato; infatti colui che è morto è libero dal peccato.

 

L'espressione “vecchio uomo” è molto cara a Paolo che ha ben chiaro, per esperienza personale, come sia radicalmente cambiata tutta la sua vita, e la adopera anche scrivendo ai fratelli di Efeso e di Colosse esortandoli a “spogliarsi di esso” in senso molto pratico:

Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.

(Efesini 4:21-24)

Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l'ha creato.

(Colossesi 3:9-10)

Questo “vecchio uomo”, non è la persona umana nata naturalmente in se stessa… …questa non è rigenerata con la salvezza, come pensava Nicodemo:

Come può un uomo nascere quando è già vecchio?

Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?

(Giovanni 3:4)

…è la nostra natura peccaminosa di cui Paolo ha già parlato quando descrive l’uomo ancora sotto il peccato (cfr Romani 3:9), definendolo senza forza (cfr Romani 5:6), peccatore (cfr Romani 5:8), nemico di Dio (cfr Romani 5:10), ne parlerà nel prosieguo della lettera (cfr Romani 7:14), è “vecchio” dal punto di vista della nuova nascita (cfr Giovanni 3:3; Tito 3:15); è “vecchio” perché è morto con Cristo ed è opposto al “nuovo”:

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.

(2 Corinzi 5:17)

Questo “vecchio uomo è stato crocifisso con Cristo affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato; infatti colui che è morto è libero dal peccato.

Questo non implica che il male abbia la sua sorgente nel corpo, ma esso è l'organo mediante il quale la nostra mente corrotta opera e lo ha assoggettato come tutta la creazione è stata assoggettata al peccato e come tale ha da essere annullato.

Quindi nella santificazione, anche il nostro corpo terreno (che ospita lo Spirito Santo e la mente di Cristo), viene gradualmente sottratto all'antico padrone e posto al servizio, di Dio:

Così dunque, fratelli, non siamo debitori alla carne per vivere secondo la carne; perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete; infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio.

(Romani 8:12-14)

Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo. Poiché siamo stati salvati in speranza.

(Romani 8:22-24)

…in Lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d'uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti.

(Colossesi 2:11-12)

Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria.

(Colossesi 3:5)

Le vivande sono per il ventre, e il ventre è per le vivande; ma Dio distruggerà queste e quello. Il corpo però non è per la fornicazione, ma è per il Signore, e il Signore è per il corpo; Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la sua potenza.

Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo per farne membra di una prostituta? No di certo! Non sapete che chi si unisce alla prostituta è un corpo solo con lei? «Poiché», Dio dice, «i due diventeranno una sola carne». Ma chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui.

Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l'uomo commetta, è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo.

Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi.

Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.

(1 Corinzi 6:13-20)

 

La morte del vecchio uomo e l'annullamento del corpo del peccato, hanno per risultato pratica di sottrarre l'attività umana alla schiavitù del male, e noi non serviamo più al peccato, come diceva Gesù:

Gesù rispose loro: In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi.

(Giovanni 8:34-36)

 

In contrapposizione alla sana dottrina, è interessante leggere cosa scrive Pietro in riferimento ai falsi dottori:

Audaci, arroganti, non hanno orrore di dir male delle dignità; mentre gli angeli, benché superiori a loro per forza e potenza, non portano contro quelle, davanti al Signore, alcun giudizio ingiurioso.

Ma costoro, come bestie prive di ragione, destinate per natura a essere catturate e distrutte, dicono male di ciò che ignorano, e periranno nella propria corruzione, ricevendo il castigo come salario della loro iniquità.

Essi trovano il loro piacere nel gozzovigliare in pieno giorno; sono macchie e vergogne; godono dei loro inganni mentre partecipano ai vostri banchetti.

Hanno occhi pieni d'adulterio e non possono smetter di peccare; adescano le anime instabili; hanno il cuore esercitato alla cupidigia; sono figli di maledizione!

Lasciata la strada diritta, si sono smarriti seguendo la via di Balaam, figlio di Beor, che amò un salario di iniquità, ma fu ripreso per la sua prevaricazione: un'asina muta, parlando con voce umana, represse la follia del profeta.

Costoro sono fonti senz'acqua e nuvole sospinte dal vento; a loro è riservata la caligine delle tenebre.

Con discorsi pomposi e vuoti adescano, mediante i desideri della carne e le dissolutezze, quelli che si erano appena allontanati da coloro che vivono nell'errore; promettono loro la libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione, perché uno è schiavo di ciò che lo ha vinto.

 (2 Pietro 2:10-19)

 

…infatti colui che è morto è libero dal peccato

colui che è morto è legittimamente dichiarato libero dalla signoria del peccato.

La morte tronca i tutti i legami terrestri, quindi se il peccato è stato il padrone del corpo quando questo era vivo, ora che per l'unione con Cristo, è avvenuta la morte dell'uomo vecchio, il peccato ha perduto ogni diritto sul suo schiavo d'una volta.

Uno schiavo morto non serve più.

 

…Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.

 

Paolo è logico e razionale nelle sue espressioni… una astensione dal peccato, ma privo di santa attività positiva, sarebbe psicologicamente impossibile e risponderebbe in modo insensato al fine della creazione e della salvezza.

Come Gesù Cristo era perfettamente cosciente che il suo morire era in vista del suo risorgere… anche chi crede in Lui vale lo stesso principio.

L'unione con Cristo è una morte, ma solo per l'uomo vecchio.

Ci libera dalla illegittima tirannia del peccato per restituirci al legittimo e filiale servizio di Dio.

Questo il lato positivo della rivoluzione morale determinata dall'unione con Cristo che riproduce nel credente la potenza della risurrezione di Cristo:

Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.

(Filippesi 3:10-11)

 

…Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio.

 

Il morire di Cristo fu un morire al peccato… ma non suo… Egli fu dichiarato Giusto e la resurrezione è la prova di questa approvazione totale!

Il morire di Cristo fu un morire al nostro peccato!

 

Isaia descrive così il Servo del Signore:

erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato!
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.

(Isaia 53:4-5)

Come l'agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca.

(Isaia 53:7)

Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c'era stato inganno nella sua bocca.

(Isaia 53:9)

ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di  molti e ha interceduto per i colpevoli.

(Isaia 53:12)

Gesù Cristo morì al peccato in quanto vittima espiatoria sostitutiva.

Egli ha compiuto, con la sua morte, quello che era necessario per l'espiazione dei peccati e, come dice Giovanni, per distruggere le opere del diavolo:

Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.

(1 Giovanni 3:8)

Se sulla croce, Gesù Cristo era carico dei peccati del mondo, fatto peccato, fatto maledizione, ora, risuscitato dai morti e innalzato nei cieli, è rientrato nella vita divina e quando apparirà la seconda, volta, apparirà senza, peccato a coloro che lo aspettano:

…anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza.

(Ebrei 9:28)

…Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù.

 

Passando dall'insegnamento più teorico all'esortazione pratica, Paolo ci spinge a renderci  consapevoli della nuova situazione morale in cui ci colloca la unione con Gesù Cristo.

Noi ora sappiamo come Cristo morì al peccato e vive a Dio… …ma dobbiamo imparare a considerare noi stessi come morti al peccato e (come Gesù Cristo) viventi a Dio.

Infatti scriverà agli efesini:

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo.

(Efesini 1:3)

 

Il considerarsi morti al peccato e viventi a Dio ha delle conseguenze pratiche, visibili… il peccato non dove più regnare nel nostro corpo mortale le membra non devono più essere dedite all’ingiustizia ed all’iniquità a disposizione del vecchio padrone… anzi devono essere a disposizione di Dio per le buone opere che Egli ha preparato per noi:

infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.

(Efesini 2:10)

 

***

 

2) La rinuncia (Romani 6:12-14)   -  LA CONSEGUENZA

 

Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d'iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio; infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia.

  

A) La prima grande conseguenza della santificazione è il vivere non più come schiavi del peccato… …non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze… …non sia più il peccato il re della vostra vita… …come prima… …quando l’uomo naturale non è morto è sotto il dominio del peccato!

L’atteggiamento della mente del cristiano deve rivelarsi nella vita pratica, nella sua esperienza di vita… …Paolo dice infatti non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale (come invece regnava prima) in quanto eravamo i suoi schiavi…

Questo non ubbidire alle concupiscenze del peccato, richiede uno sforzo… …in quanto il nostro vecchio uomo rimane in vita fino a che non ce ne libereremo con la separazione fisica da esso… …la morte, per poi rivestire il corpo celeste immortale ed invisibile per ora:

come abbiamo portato l'immagine del terrestre, così porteremo anche l'immagine del celeste.

(1 Corinzi 15:49)

 Le concupiscenze del peccato sono descritte con precisione nella Scrittura, Giovanni per esempio racchiude in questa definizione tutto ciò che è nel mondo:

Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo.

E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.

(1 Giovanni 2:16-17)

 E l’azione di questa concupiscenza ce la descrive mirabilmente Giacomo:

…la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte.

(Giacomo 1:15)

 Questa azione peccaminosa la vediamo in azione nel cuore di Eva nell’Eden, sollecitata dalla seduzione del serpente:

La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi (concupiscenza della carne), che era bello da vedere (concupiscenza degli occhi) e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza (superbia della vita)

 

e l’avvertimento di Dio era stato chiaro:

Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai.

(Genesi 2:16-17)

 

Per questo il nostro corpo terreno è detto mortale, inadeguato alla vita celeste.

Sotto l'azione costante del peccato è diventato un nido di concupiscenze di istinti depravati che si trasmettono in modo contagioso come una tara ereditaria allevata nella diseducazione.

Queste tendenze naturali (che sussistono anche dopo la conversione) sono in contrasto netto con la nuova vita in Cristo.

La santificazione consiste proprio nello “spogliamento” progressivo di questo corpo peccaminoso e nel rivestirci progressivamente di Gesù Cristo e della Sua Santità!

  

B) La seconda grande conseguenza della santificazione è il non prestare le nostre membra al peccato, come strumenti d'iniquità

 Abbiamo visto precedentemente come Gesù Cristo ci ha riscattato dal principe di questo mondo… … nostre membra non appartengono quindi più al peccato… … meno che non gliele prestiamo… …ome strumenti d'iniquità… …rmi o strumenti adoperate nel commettere il male, nello stabilire il regno dell'iniquità.

 

Rinnegando la nostra stessa missione… la terza conseguenza della santificazione:

  

C) La terza grande conseguenza della santificazione è il presentare noi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le nostre membra come strumenti di giustizia a Dio

 Invece di presentarci al nemico e fare servire al peccato… …all’iniquità…  …le nostre membra (più o meno come fece Giuda che si presentò ai nemici di Gesù per offrire il suo corpo per tradirlo), siamo chiamati a presentare:

 - noi stessi, la nostra persona a Dio, come di morti fatti viventi, ovvero come persone che, nella comunione di Cristo, sono passate dalla morte nel peccato alla vita nuova.

 - le nostre membra come strumenti di giustizia a Dio, per compiere quelle buone opere che il Signore ha precedentemente preparate per noi (cfr Efesini 2:10)

 

Paolo ci esorta a sostenere questa lotta contro la nostra natura terrena, peccaminosa, in quanto ci assicura che l’Opera è già stata compiuta… la guerra è già vinta… infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia.

 

Come abbiamo già visto la legge condanna… mentre la grazia giustifica.

 

La base della santificazione è però l'unione con Cristo, non esiste Santificazione… non esiste Vita cristiana senza Cristo, Gesù infatti disse:

Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.

Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.

(Giovanni 15:5-6)

L'esperienza di ogni cristiano dimostra che la nostra forza è vana… …più è invece forte la nostra unione con Gesù Cristo e più si vediamo la Sua forza nella nostra debolezza.

La nostra lingua, i nostri occhi, le nostre mani, i nostri piedi, tutte le nostre membra sono armi che non sono mai neutrali.

O servono al peccato o servono a Dio…

…o sono armi di ingiustizia o sono armi di giustizia.

 

***

 

3) Il servizio (Romani 6:15-23)   -  L’APPLICAZIONE

 

Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!

Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia?

Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa; e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.

Parlo alla maniera degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la santificazione.

Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia.

Quale frutto dunque avevate allora?

Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte.

Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

…Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!

L’entrare in comunione con Dio per mezzo di Gesù Cristo, porta ad una rottura definitiva con il peccato e all’inizio di una nuova Vita.

Questa vita nuova deve trionfare, perchè lo stato di grazia in cui è entrato il credente è garanzia di vittoria sul peccato che tenta sempre di ricondurre alla sua ubbidienza coloro che hanno “disertato”.

Per questo Paolo usa questa “strana espressione” o provocazione.

Con questa osservazione Paolo rispondeva di fatto alle accuse calunniose che si facevano nei suoi confronti:

Perché non «facciamo il male affinché ne venga il bene», come da taluni siamo calunniosamente accusati di dire?

(Romani 3:8)

 

L'Apostolo solleva egli stesso l'obiezione dei giudaizzanti contro il Vangelo della grazia e,  confutandola, stabilisce che l'essere sotto la grazia è garanzia di vittoria, perchè implica una volontaria sottomissione del credente alla giustizia morale che è la via della vita, perchè il credente, affrancato dal giogo della legge, mediante la morte di Cristo, è unito a Cristo vivente come la sposa al suo sposo, per portare dei frutti alla gloria di Dio.

Questa domanda ci illumina circa il pericolo sottile che spesso ignoriamo e si insinua sempre nel cuore dei credenti.

Il non essere sotto la tutela della legge, ma sotto la grazia, ci rende liberi e “maggiorenni” (cfr Galati 4), ma questa libertà deve essere usata “responsabilmente”!

Paolo in questo è un buon esempio:

Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile.

Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla.

(1 Corinzi 6:12)

Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa edifica.

(1 Corinzi 10:23)

esèrcitati invece alla pietà, perché l'esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura.

(1 Timoteo 4:7-8)

 

…Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia?

Il peccato è disubbidienza e chi lo rinnega abbracciando la fede entra nel programma di ubbidienza a Dio ed alla Sua volontà che si esprime nella giustizia morale praticata con crescente fedeltà proiettata alla vita perfetta ed eterna.

 

…Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa; e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.

Riscattati dalla schiavitù del peccato, non siamo rimasti “senza padrone” in  uno stato di neutralità morale; ma avendo  ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa siamo stati liberati dal peccato siamo diventati servi della giustizia.

Non vi sono che due padroni possibili per l'uomo:

- satana… …il peccato

- Dio… …la giustizia

 

Gesù parlò anch’Egli di due padroni:

Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro.

(Matteo 6:24 e Luca 16:13)

Egli disse ancora:   

Chi non è con me è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.

(Matteo 12:30 e Luca 11:23)

Neutralità o indipendenza morale non sono quindi possibili.

 

La conversione è  fondamentalmente un cambiamento di padrone…

…abbiamo lasciato il cattivo per darci al buono.

Lo stato di grazia è uno stato di guerra contro il peccato e di volontaria consacrazione a giustizia, ossia a Dio.

E’ un principio e tale deve rimanere in modo sempre più assoluto, fino alla finale vittoria.

Nella Grazia vi si entra con un atto di ubbidienza del cuore all'Evangelo, vi si continua nell'ubbidienza alla giustizia.

Con la conversione si voltano le spalle al peccato… …con la santificazione lo si combatte, lo si estirpa dal cuore e dalla vita.

 

Il tornare sotto al giogo del peccato è un tornare al vomito… ...degno di un anima non rigenerata:           

Lo stolto che ricade nella sua follia, è come il cane che torna al suo vomito.

(Proverbi 26:11)

 

È avvenuto di loro quel che dice con verità il proverbio: Il cane è tornato al suo vomito, e: La scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango.

(2 Pietro 2:22)

Notiamo che Pietro, questi che si sono “tirati indietro” li chiama “cane” e “scrofa”, prendendo come esempio due animali “impuri”, sottolineando che la loro natura non era cambiata.

E’ solo una questione di tempo, il cane… …la scrofa… …torneranno chi al suo vomito e chi a rotolarsi nel fango… …a meno che non muoiano in Cristo per risuscitare con Lui rigenerati a NUOVA VITA”, perché il cane è rimasto cane e la scrofa è rimasta scrofa, così come la capra, è rimasta capra… …non sono diventate le pecore che seguono il buon pastore, si sono solo aggregate al gregge… …per un tempo… …finchè gli conveniva.

 

…Parlo alla maniera degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la santificazione.

 

Paolo quasi si scusa di queste espressioni che adopera a malincuore… …egli ritiene queste riflessioni quasi indecorose davanti alla Grazia di Dio… …ma ritiene necessarie farle per respingere i ragionamenti malvagi che imperversavano nella chiesa a causa dei “giudaizzanti”.

Egli parla in questo modo a motivo della debolezza della carne inerente alla decaduta natura umana e che rende difficile anche ai credenti (specialmente se non profondi conoscitori delle realtà spirituali l'afferrare le verità spirituali più profonde quando non siano vestite di forme tolte dalla vita terrena.

Per lo stesso motivo Gesù si servì delle parabole per fare comprendere (o non fare comprendere ai malvagi) cose non erano per loro alla portata (cfr. 1Corinzi 3:1).

Il servire alla giustizia che è la volontà di Dio, è la destinazione dell'uomo; quindi l'essere posti in condizione di realizzarla, non è una forma di schiavitù “forzata”, ma è quel “giogo leggero” che ci aiuta a vivere meglio la libertà vera e gloriosa, come diceva Gesù:

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.

Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

(Matteo 11:28-30)

 

Guardiamoci dai “gioghi” diversi da quello di Cristo:

 - che siano “gioghi religiosi”:

Or dunque perché tentate Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi siamo stati in grado di portare?

(Atti 15:10)

 Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù.

(Galati 5:1)

 - che siano “gioghi relazionali”:

Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre?

(2 Corinzi 6:14)

  

…Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia.

Quale frutto dunque avevate allora?

Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte.

 Nel procedere in questo esempio figurato, Paolo ci ricorda quale era il frutto del servire il peccato… …l'essere estranei a Dio… alle Sue benedizioni… alla sua autorità.

 

Quale frutto avevamo?

Quale utilità morale poteva mai derivare da quella situazione?

La fine a cui portava era la morte… la dannazione eterna!

 

Ma l’espressione di Paolo deve essere per noi anche motivo di riflessione:

Di queste cose ora ci vergognamo?

 

O le ricerchiamo… le rimpiangiamo… ne sentiamo la mancanza?

 

 …Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

 Paolo ci apre una stupenda finestra sulla nostra situazione in qualità di benedetti da Dio, ora siamo… …fin da ora:

 

- liberati dal peccato e fatti servi di Dio… …abbiamo quindi “cambiato padrone”

 - abbiamo per frutto la nostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore… abbiamo quindi “cambiato il destino” e di conseguenza “il frutto”… …dal salario del peccato, la morte; ora abbiamo il dono di Dio, la Vita Eterna!

 

Le conseguenze… …il frutto del peccato nel presente, fanno presagire la fine alla quale esso conduce il peccatore… …la morte; mentre il benefico e sano frutto del servizio di Dio fa presagire al discepolo di Cristo che alla fine realizzerà pienamente la Vita eterna.

Nei risultati presenti e visibili, da noi stessi in parte sperimentati, del servizio del peccato e di quello della giustizia, sta una costante esortazione a scegliere la via stretta che porta alla Vita.

Nel frutto del peccato… …già fin da ora non c'è nè pace, nè riposo, nè gioia… …quale felicità può esserci per chi è in balia delle proprie passioni? Egli è schiavo della collera, dell'orgoglio, della gelosia, della concupiscenza che lo tiranneggia e lo lascia sempre insoddisfatto!

Se poi alziamo lo sguardo verso l'eternità che si avvicina, quanto più serie e abominevoli sono le conseguenze del nostro peccato!

Quanto diversa la posizione di coloro che, affrancati dal peccato, sono diventati servi di Dio!

Ricordiamoci di quanto scrive Paolo ai galati:

Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà.

Perché chi semina per la sua carne, mieterà corruzione dalla carne; ma chi semina per lo Spirito mieterà dallo Spirito vita eterna.

Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo.

Così dunque, finché ne abbiamo l'opportunità, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede.

(Galati 6:7-10)

 

Se la vita nel peccato ha un salario… …la morte, il dono di Dio è la Vita Eterna ed il frutto di questa nuova Vita è la santificazione.

 

***

 CONCLUSIONE

 L’unione totale in Cristo ha delle conseguenze:

 L’unione totale nella Sua morte porta:

 - a vedere (considerare) il nostro vecchio uomo (uomo naturale) morto… …crocifisso con Cristo.

 - a vedere (considerare) annullato il nostro peccato in quanto:

- siamo stati liberati dal peccato (siamo morti… …non c’è più alcun legame)

 - siamo stati resi liberi dalla schiavitù che ci legava ad esso e che usava il nostro corpo come uno schiavo per le proprie opere malvage (eravamo strumenti di iniquità ed impurità)

 

            - la morte (seconda cfr Apocalisse 2:11; 20:6,14; 21:8) non ha più effetto su di noi

  

L’unione totale nella Sua resurrezione porta:

 - a vedere (considerare) il nostro nuovo uomo (uomo spirituale) vivente davanti a Dio in Cristo.

 - a vedere (considerare) annullato il nostro peccato in quanto:

- siamo legati a Cristo risorto… …il peccato non ha più il potere sul nostro nuovo corpo (siamo risorti in Cristo… …abbiamo un nuovo legame)

 - siamo stati resi servi di Dio in Cristo, siamo ora il Suo aiuto convenevole, adatto (cfr Genesi 2:18) per praticare le buone opere che Lui ha preparato per noi (cfr Efesini 2:10) (siamo strumenti di Giustizia e di Purezza)

 - siamo destinati a Vita Eterna

 

…Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d'iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio

 

 Che faremo dunque?

 Questa è la domanda che ogni cristiano dovrebbe porsi davanti alla conoscenza di questa meravigliosa realtà spirituale!

 Visto che siamo così totalmente uniti a Cristo…

…di una unione così certa, salda, completa… come intendiamo vivere?

Come dei “fornicatori” o come una sposa fedele?

 Per troppo tempo abbiamo servito in tempo di dura schiavitù il principe di questo mondo che ci odia…

 Per troppo tempo abbiamo usato il nostro corpo come strumento di iniquità ed impurità…

 Opere delle quali ora ci dovremo vergognare… …opere che ci hanno portato la morte fisica… …ma soprattutto la morte spirituale.

 

Pietro scrive:

 Poiché dunque Cristo ha sofferto nella carne, anche voi armatevi dello stesso pensiero, che, cioè, colui che ha sofferto nella carne rinuncia al peccato, per consacrare il tempo che gli resta da vivere nella carne, non più alle passioni degli uomini, ma alla volontà di Dio.

Basta con il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie, e nelle illecite pratiche idolatriche.

(1 Pietro 4:1-3)

 

Ora dobbiamo, come nuove creature ad immagine di Dio, destinate ad un servizio degno di figli di Dio, dedicarci con tutto il nostro essere a ciò a cui siamo stati chiamati… …quelle opere di Giustizia e di Purezza che Dio ha preparato per noi… ..che saranno l’oggetto della nostra gloria nel Giorno del Signore… …tesori per la nostra Vita Eterna…

 …ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

Quando una persona risponde per fede al Vangelo ed accetta Gesù Cristo e si identifica… …si unisce totalmente a Lui, il suo destino e la sua situazione cambia completamente, egli:

- è liberato dal peccato

- è fatto servo di Dio

- il suo frutto e la santificazione

 La partecipazione alla vita di Cristo risuscitato è oggetto di fede in quanto si realizza solo in parte nella esperienza terrestre del credente, mentre la vita in Cristo, nella sua pienezza, non sarà posseduta se non nell'eternità alla Sua presenza con la redenzione del corpo.

 

 Gianni Marinuzzi