Il paganesimo

 

 

Viviamo in un paese “cristiano”, che si ispira ai principi cosiddetti “cristiani”.

Facciamo magari parte di una chiesa “cristiana”, ci riteniamo anche “cristiani”… …siamo però sicuri di non vivere come dei pagani?

Il “paganesimo” nel “popolo di Dio” è sempre stato un problema costante, dai tempi dei patriarchi fino ad oggi.

La soluzione proposta dal Signore è sempre stata solo una, il separarsi, l’uscire fuori da quello stato, il purificarsi quando quel modo di vivere era entrato all’interno del popolo… …l’unirsi ad esso ed ai suoi principi di vita è sempre stato considerato una “contaminazione”, una cosa da evitare in modo assoluto.

Vogliamo oggi ripercorrere un esempio di un grande patriarca biblico che seppe affrontare con saggezza questo “separarsi”, al fine di poterci confrontare con la Parola di Dio ed eventualmente ravvederci dai nostri pensieri malvagi e convertirci nelle nostre azioni all’ubbidienza della fede.

 

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SCHEMA:

 

CHIAMATI FUORI DAL PAGANESIMO:

 

L’esempio di Abramo:        

- Una chiamata umanamente incomprensibile

- Una chiamata umanamente instabile

- Il saper attendere le cose vere

 

FORME DI PAGANESIMO:

 

- Il saluto del pagano

- La preghiera del pagano

- Le preoccupazioni del pagano

 

SEPARARCI DALLA VANITA’ DEL PAGANESIMO PER VIVERE IN NOVITA’ DI VITA

 

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CHIAMATI FUORI DAL PAGANESIMO

 

L’esempio di Abramo:

Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».

Abramo partì, come il SIGNORE gli aveva detto, e Lot andò con lui.

Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Caran.

Abramo prese Sarai sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che possedevano e le persone che avevano acquistate in Caran, e partirono verso il paese di Canaan.  (Genesi 12:1-5)

 

L’autore della lettera agli ebrei ci dice inoltre:

Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava.

Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio.  (Ebrei 11:8-10)

 

La chiamata di Abramo è un bellissimo esempio del cristiano su questa terra, chiamato ad uscire fuori dal suo “mondo” per seguire il Signore nel “mondo celeste”, a volte incomprensibile (non sapeva dove andava), apparentemente instabile (abitando in tende), attendendo di abitare nella città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio.

 

Una chiamata umanamente incomprensibile

 

La fede che il Signore chiedeva ad Abramo e che oggi chiede a noi, è quella fiducia che va sicuramente oltre i nostri pensieri… …se potessimo comprendere con la nostra intelligenza carnale, con il nostro discernimento i sentieri che Dio ci indica da seguire… …non sarebbe fede, sarebbe logica umana!

Salomone ci scrive infatti:

Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento.  (Proverbi 3:5)

 

Per questo possiamo leggere la bella definizione della fede espressa dall’autore della lettera agli ebrei:

Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.

Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi.

Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. (Ebrei 11:1-3)

 

Chi di noi può comprendere, con la propria intelligenza che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti?

Lo possiamo comprendere solo per fede!

Certo è utile seguire le spiegazioni della scienza creazionista in opposizione alla teoria evoluzionistica… …ma non è su questa base che siamo chiamati a credere… …siamo chiamati a comprendere tali cose per fede, per la fiducia in Dio!

 

Con la stessa fede di Abramo, siamo altresì chiamati a rispondere in modo ubbidiente alla chiamata fuori dal paganesimo, per ubbidire ai suoi principi, alle sue direttive, al camminare sui Suoi sentieri.

 

Una chiamata umanamente instabile

 

Già gli uomini antidiluviani, fin dai tempi di Caino, erano soliti costruire città:

Poi Caino conobbe sua moglie, che concepì e partorì Enoc.

Quindi si mise a costruire una città, a cui diede il nome di Enoc, dal nome di suo figlio.  (Genesi 4:17)

 

Ai tempi di Abramo, gli uomini erano soliti “costruire città” (cfr Genesi 10 e 11), e per un uomo “chiamato fuori” da uno stato di cose per essere “padre di moltitudini di nazioni”, sarebbe stato più che naturale, il mettersi a costruire una città… …invece di Abramo sta scritto che:

…soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa.

 

Come Abramo, siamo chiamati anche noi, che con Cristo abbiamo vinto il mondo (Giovanni 16:33), a non amare il mondo, né le cose del mondo (1 Giovanni 2:15), perché l’amare queste cose, distoglierebbe i nostri sguardi e la nostra speranza dalla vera destinazione alla quale siamo chiamati.

 

Un esempio diverso da Abramo, fu quello di Lot, che era invece attratto dalla città e dai suoi “agi”, e separatosi da Abramo, lasciò lì instabilità delle tende sugli altipiani (cfr Genesi 13:5), per dirigersi verso la pianura e trasferirsi nella città di Sodoma (cfr Genesi 13:12-13), dove si insediò e visse fra i notabili della città (stava alle porte della città – cfr Genesi 19:1) ed abitava in una casa interna alle mura (cfr Genesi 19:2-11).

 

Lot stesso è annoverato tra “i giusti” nella lettera di Pietro (1 Pietro 2:7-8) a causa della sofferenza provata guardando la condotta dissoluta dei suoi concittadini, ma fu “salvato come attraverso il fuoco” (1 Corinzi 3:15), perdendo tutte le promesse che il Signore aveva riservato ad Abramo al quale si era inizialmente unito.

 

A differenza di Lot, il Signore promise ad Abramo, proprio immediatamente dopo che vide partire Lot per la pianura:

Il SIGNORE disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui: «Alza ora gli occhi e guarda, dal luogo dove sei, a settentrione, a meridione, a oriente, a occidente.  

Tutto il paese che vedi lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre.

E renderò la tua discendenza come la polvere della terra; in modo che, se qualcuno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.  

Àlzati, percorri il paese quant'è lungo e quant'è largo, perché io lo darò a te».

Allora Abramo levò le sue tende e andò ad abitare alle querce di Mamre, che sono a Ebron, e qui costruì un altare al SIGNORE. (Genesi 13:14-18)

 

Ricordiamoci che Abramo soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio.  (Ebrei 11:9-10)

 

Il saper attendere le cose vere

 

Ecco la città che ci aspetta, quella vera

… vera perché ha le vere fondamenta:

Poi venne uno dei sette angeli che avevano le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli, e mi parlò, dicendo: «Vieni e ti mostrerò la sposa, la moglie dell'Agnello».

Egli mi trasportò in spirito su una grande e alta montagna, e mi mostrò la santa città, Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, con la gloria di Dio.  

Il suo splendore era simile a quello di una pietra preziosissima, come una pietra di diaspro cristallino.

Aveva delle mura grandi e alte; aveva dodici porte, e alle porte dodici angeli.

Sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figli d'Israele.  

Tre porte erano a oriente, tre a settentrione, tre a mezzogiorno e tre a occidente.

Le mura della città avevano dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi di dodici apostoli dell'Agnello.

E colui che mi parlava aveva come misura una canna d'oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura.

E la città era quadrata, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza; egli misurò la città con la canna, ed era dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l'altezza erano uguali. Ne misurò anche le mura ed erano di centoquarantaquattro cubiti, a misura d'uomo, adoperata dall'angelo.

Le mura erano costruite con diaspro e la città era d'oro puro, simile a terso cristallo.

I fondamenti delle mura della città erano adorni d'ogni specie di pietre preziose.  Il primo fondamento era di diaspro; il secondo di zaffiro; il terzo di calcedonio; il quarto di smeraldo; il quinto di sardonico; il sesto di sardio; il settimo di crisòlito; l'ottavo di berillo; il nono di topazio; il decimo di crisopazio; l'undicesimo di giacinto; il dodicesimo di ametista.

Le dodici porte erano dodici perle e ciascuna era fatta da una perla sola.

La piazza della città era d'oro puro, simile a cristallo trasparente. (Apocalisse 21:9-21)

 

Abramo aspettava la manifestazione di questa città, basata sulla predicazione di Gesù e dei Suoi apostoli (la rivelazione della Grazia di Dio), per questo Gesù disse:

E, rivolgendosi ai discepoli, disse loro privatamente: «Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete! Perché vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere quello che voi vedete, e non l'hanno visto; e udire quello che voi udite, e non l'hanno udito». (Luca 10:23-24)

 

Abramo aspettava la manifestazione di questa città, pensata e realizzata da Dio stesso, che sarà presente in essa:

Nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio.  La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l'Agnello è la sua lampada.

Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra vi porteranno la loro gloria.

Di giorno le sue porte non saranno mai chiuse (la notte non vi sarà più); e in lei si porterà la gloria e l'onore delle nazioni.  (Apocalisse 21:22-26)

 

Ma l’ultimo verso del capitolo 21 dell’apocalisse dice:

E nulla di impuro, né chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello. (Apocalisse 21:27)

 

Solo chi, come Abramo ha saputo “uscire fuori” dal mondo, dall’impurità per seguire Dio in questo sentiero di “solitudine”, di “attesa”, di “conservarsi puro” nella Grazia di Dio, vi entrerà!

Il “conservarsi puro”, non è sinonimo di “propria giustizia”, in quanto sappiamo chiaramente che:

mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato. (Romani 3:20)

 

sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato. (Galati 2:16)

 

Paolo invece, scrivendo a Timoteo, esorta così il suo discepolo:

Non imporre con troppa fretta le mani a nessuno, e non partecipare ai peccati altrui; consèrvati puro. (1 Timoteo 5:22)

 

Spiegandogli nella seconda lettera, cosa significhi quel ”conservarsi puro”:

Ricorda loro queste cose, scongiurandoli davanti a Dio che non facciano dispute di parole; esse non servono a niente e conducono alla rovina chi le ascolta.

Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che tagli rettamente la parola della verità.

Ma evita le chiacchiere profane, perché quelli che le fanno avanzano sempre più nell'empietà e la loro parola andrà rodendo come fa la cancrena; tra questi sono Imeneo e Fileto, uomini che hanno deviato dalla verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni.

Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e «Si ritragga dall'iniquità chiunque pronuncia il nome del Signore».

In una grande casa non ci sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche vasi di legno e di terra; e gli uni sono destinati a un uso nobile e gli altri a un uso ignobile.

Se dunque uno si conserva puro da quelle cose, sarà un vaso nobile, santificato, utile al servizio del padrone, preparato per ogni opera buona. (2 Timoteo 2:14-21)

 

Ancora Paolo, scrivendo ai fratelli di Efeso, ci rivela la beatitudine della nostra gloriosa chiamata:

Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio.

Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore.

In lui voi pure entrate a far parte dell'edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito. (Efesini 2:19-22)

 

Alla luce dell’esempio di Abramo e delle esortazioni neotestamentarie, possiamo quindi dire che il conservarsi puro, significa per noi, vivere, nell’attesa del ritorno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

 

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Possiamo quindi definire il cristiano puro, colui che:

- risponde alla chiamata del Signore e Lo segue nei Suoi sentieri

- non confida nelle sicurezze che offre questo mondo ma affida la sua vita a Dio

- sa aspettare le cose vere e non si fa dominare dalle cose di questo mondo subendo il fascino delle cose effimere del mondo (la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita)

 

Per questo l’apostolo Giovanni ci esorta:

Figlioli, vi scrivo perché i vostri peccati sono perdonati in virtù del suo nome.

Padri, vi scrivo perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.

Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno.

Ragazzi, vi ho scritto perché avete conosciuto il Padre. Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.

Giovani, vi ho scritto perché siete forti, e la parola di Dio rimane in voi, e avete vinto il maligno.

Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo.

Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui.

Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita,

non viene dal Padre, ma dal mondo.

E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno. (1 Giovanni 1:12-17)

 

FORME DI PAGANESIMO

 

Ma oltre al “separarci dal mondo”, dobbiamo considerare anche altri aspetti più subdoli del paganesimo che spesso si annidano nel nostro cuore e dai quali siamo altresì chiamati a “separarci”:

Gesù predicava così:

E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario?

Non fanno anche i pagani altrettanto?

(Matteo 5:47)

 

Il “salutare”, ai tempi di Gesù, era la forma più usuale del “portare rispetto”.

In quei tempi, la società greco-ramana (nonché israelitica), era fortemente influenzata dal concetto delle “caste”, delle “origini” più o meno nobili, dai titoli naturali od acquisiti, che rendevano l’uomo più o meno degno di onore e rispetto.

Il pagano era portato pertanto a portare rispetto (salutare), il proprio “fratello di casta”, disprezzando (non porgendo il saluto) a colui che era ritenuto “inferiore”.

Abbiamo già affrontato il tema dei “riguardi personali” e faremo bene a guardarci da tali atteggiamenti malvagi… conformi ai pensieri pagani!

L’avere riguardi personali nei confronti del nostro prossimo è una forma di paganesimo dalla quale siamo chiamati ad uscire fuori.

Il farsi condizionare da aspetti esteriori, razziali, etnici, di ceto sociale, di rilevanza “terrena”, sono forme di paganesimo, dalle quali il Signore ci chiama a separarci.

 

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Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole? Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate.

(Matteo 6:7-8)

 

Anche la nostra preghiera può essere intrisa di paganesimo.

Quando siamo davanti al Signore dobbiamo essere attenti, e porgere la nostra preghiera “con intelligenza”, Paolo parla di questo nel contesto del pregare in altra lingua:

Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l'intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l'intelligenza. (1 Corinzi 14:13-15)

 

Essere “intelligenti” nella preghiera, significa aver compreso che il Padre nostro sa le cose di cui abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo.

Non facciamo dunque come i pagani!

 

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Proprio le cose che chiediamo in preghiera al Padre, ci fanno comprendere se le nostre preghiere sono intrise di paganesimo:

Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?"

Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose.

Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.    (Matteo 6:31-33)

 

Se esaminassimo con onestà ed attenzione le nostre preghiere, ci renderemmo conto di quanto siamo ancora “pagani”.

Che posto hanno nelle nostre preghiere il regno e la giustizia di Dio?

Che posto hanno nelle nostre preghiere i bisogni naturali?

Gesù insegnò ai discepoli di pregare così:

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno;

sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo.

(Il regno di Dio)

 

Dacci oggi il nostro pane quotidiano;

(i bisogni naturali)

 

rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori;

 e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno.

(la giustizia di Dio)   (Matteo 6:9-13)

 

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SEPARARCI DALLA VANITA’ DEL PAGANESIMO PER VIVERE IN NOVITA’ DI VITA

 

Dobbiamo quindi imparare a vivere in questo stato di libertà e di vittoria in cui il nostro Redentore ci ha portati, aspettando la piena redenzione.

Paolo, scrivendo a Tito, dice che la Grazia di Dio ci insegna a vivere in questo mondo:

Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunciare all'empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.

(Tito 2:11-13)

 

Paolo scrivendo ancora ai fratelli di Efeso, definisce i pensieri dei pagani “vani”, ovvero senza alcun valore, vuoti di senso, con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio a motivo dell’ignoranza e dell’indurimento del cuore e ci indica invece un nuovo modo di vivere la nostra vita alla Luce dell’insegnamento di Gesù Cristo:

Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore.

Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile.

Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo.

Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.

Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri.

Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira e non fate posto al diavolo. Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno.

Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta.

Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione.

Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!

Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo. (Efesini 4:17-32)

 

Dobbiamo concludere che il paganesimo che è in noi ci accorcia la vista… …ci rende miopi o addirittura ciechi nella nostra vista spirituale e ci fa vivere con un forte handicap… …una visione limitata della Grazia di Dio, delle Ricchezze che il nostro Signore ci ha preparato.

Pietro, a questo proposito ci rivela tutto quanto la potenza di Dio ci ha donato, affinchè possiamo liberarci da queste “malattie del paganesimoessere guariti e  vivere senza handicap per essere pienamente impegnati e proiettati nella Grazia di Dio:

La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù.

Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza. 

(La parte di Dio senza la quale nulla sarebbe stato possibile)

 

Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l'autocontrollo; all'autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l'affetto fraterno; e all'affetto fraterno l'amore.

(La parte dell’uomo)

 

Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo.

(La guarigione dalla malattia del paganesimo)

 

Ma colui che non ha queste cose, è cieco oppure miope, avendo dimenticato di essere stato purificato dei suoi vecchi peccati.

Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai.

In questo modo infatti vi sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. (2 Pietro 1:3-11)

 

 Gianni Marinuzzi