LETTERA DI PAOLO AI FILIPPESI -

La gioia dell'umiltà

 

 

 Se dunque v'è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare,

un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento.

Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà,

stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse,

ma anche quello degli altri.

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù,

 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio

qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso,

prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini;

 trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte,

e alla morte di croce.

Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome,

affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,

e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

(Filippesi 2:1-11)

 

***

Finora abbiamo visto l’enorme privilegio che abbiamo di partecipare al Vangelo, grazie a Dio che ha iniziato la buona opera della salvezza in noi e che la porterà a compimento.

Abbiamo anche visto che anche in mezzo alle situazioni difficili, che sembrano una sconfitta, Dio è al comando e può convertire il male in bene.

Paolo ci ha quindi esortato a comportarci in modo degno di un cittadino del cielo, cioè degno del vangelo di Cristo, durante il tempo che abbiamo qui sulla terra.

Ora ci esorta ancora più specificamente ad un comportamento degno e giusto per uno che ha ricevuto la grazia di Dio e che ha compreso la realtà e la potenza dell’incarnazione e del sacrificio di Gesù Cristo che è per noi un Sommo esempio da seguire.

L’argomento che tratta è una vera sfida per ciascun uomo, scoprire nell’umiltà la Gioia per la Vera Gloria!

Effettivamente è un atto di fede immenso perché rinunciare alla propria gloria, rendersi umile, per ottenerne una futura è solo sostenibile mediante un forte atto di fede, ma è esattamente quello che ci chiede Gesù ed è quello che Lui stesso ha fatto lasciandoci le Sue orme per seguire la stessa strada.

C’è una gloria terrena che ci attira, essa è presente, oggi tangibile, palpabile ma porta con sé una gioia temporale, nelle migliori delle ipotesi dura una vita terrena; ma c’è una Gloria celeste che oggi è invisibile, non si vede e non si tocca, si spera (della Speranza cristiana) ed a questa Speranza siamo chiamati e che porta con sé una Gioia eterna, duratura ed inalterabile.

Una fede genuina è in realtà già parzialmente ricompensata di questa Gioia, perché grazie allo Spirito Santo, si comincia a vivere fin da qui su questa Terra e si manifesta soprattutto quando viene a mancare quella effimera.

 

E’ la Gioia che provano tutti i credenti che si uniscono alle parole di Davide:

 Tu m'hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano quando il loro grano e il loro mosto abbondano. (Salmo 4:7)

 

Possiamo dividere questo passo in tre sezioni:

  - RENDERE PERFETTA LA GIOIA, COSA FARE E COSA NON FARE            (2:1-4)

  - UN PERFETTO ESEMPIO DI UMILTA’                                                              (2:5-8)

  - L’UMILTA’ PRECEDE LA GLORIA                                                                     (2:9-11)

 

***

 

RENDERE PERFETTA LA GIOIA, COSA FARE E COSA NON FARE                (2:1-4)

 

Se dunque v'è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento.

Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

 

COSE DA FARE

 

…Se dunque…

Questa condizione che antepone Paolo alla sua esortazione è una sfida ai lettori, in altre parole egli sta chiedendo ai fratelli di Filippi se la Grazia di Dio in loro, in tutto il tempo che hanno vissuto ha prodotto un qualcosa di positivo, se questo è avvenuto ed avviene allora la gioia è perfetta, completa perché, non solo è promessa e garantita ma già fin da ora (come una anticipazione) vissuta e sperimentata.

Ed in particolare l’apostolo elenca cinque benefici che scaturiscono dalla manifestazione pratica della Grazia di Dio che, se praticate, rendono la gioia già (come una anticipazione) perfetta, completa:

1)              qualche incoraggiamento in Cristo…

La parola qui tradotta come “incoraggiamento” viene anche tradotta come “consolazione” ed è da intendersi come una cura per la persona che ha subito una ferita.

 Perché se la vita del cristiano riserva afflizioni e sofferenze fisiche, sicuramente egli sperimenta di conseguenza l’incoraggiamento o la consolazione in Cristo.

Egli stesso si trovava in prigione per Cristo, la sofferenza e l’afflizione fanno parte della vita cristiana stava sperimentando la consolazione di Dio, che riceviamo sia tramite Il Consolatore per eccellenza (Lo Spirito Santo), sia tramite le Scritture, (La Parola profetica ferma con tutte le Sue promesse), e sia tramite la Comunione Fraterna per mezzo dei fratelli e le sorelle.

 Questa consolazione, questo incoraggiamento (che abbiamo solo in Cristo) è sufficiente per lenire ogni sofferenza che deriva dall’esercizio della vita cristiana, per questo la Chiesa dovrebbe essere anche come un luogo di refrigerio, una casa di cura per le ferite che ci procuriamo nei combattimenti spirituali verso quelli di fuori.

Purtroppo dobbiamo invece considerare che nella chiesa molte volte si trasforma in un ring dove le ferite sono inferte proprio dai fratelli, o (nello stesso tempo) in luoghi di “incoraggiamento universale” (fuori di Cristo) a prescindere dal fatto che le ferite siano procurate da scelte deliberate di una vita peccaminosa senza alcun pentimento e ravvedimento da parte del “ferito”!

 Paolo, da uomo esperto in battaglia spirituale, aveva compreso molto bene questo:

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione; perché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.  (2 Corinzi 1:3-5)

 

2)              qualche conforto d'amore…

Il credente, nella sua vita da pellegrino, può abbattersi per molti motivi, per le afflizioni, per le sofferenze, ma anche per le sue cadute che danno spazio alle accuse di satana, del vecchio uomo che cerca di riappropriarsi delle sue facoltà.

Questi stati d’animo possono sconfortarlo, ma egli ha un rifugio sicuro:

Questo mi è di conforto nell'afflizione, che la tua parola mi fa vivere.

(Salmo 119:50)

 Dobbiamo veramente ricordarci sempre che:

Chi è in Cristo è amato da Dio, di un Amore eccellente.

Chi è in Cristo è amato dai fratelli e dalle sorelle.

 E dobbiamo altresì ricordarci che:

Chi è in Cristo ama Dio.

Chi è in Cristo ama i fratelli.

Nulla nel mondo può dare conforto quanto essere veramente amato e amare veramente dell’Amore di Dio (manifestato in Cristo)!

Nel mondo, si pone molta enfasi sul divertimento, sull’accumulare beni materiali, sul fare bella figura davanti agli altri, ma nessuna di queste cose possono confortare l’anima; il Vero Amore cristiano dà vero conforto.

In Cristo abbiamo un amore perfetto, eterno, inseparabile, immarcescibile, perciò, abbiamo un conforto perfetto, che è più profondo di qualsiasi situazione e difficoltà che potremmo mai affrontare.

 

3)              qualche comunione di Spirito

Quando Dio ci perdona il peccato e ci giustifica, ci apre la porta alla comunione con Dio e (di conseguenza) la comunione spirituale con gli altri figli di Dio.

 

Per mezzo di Cristo, Dio ha cancellato la separazione con Lui e la separazione tra gli uomini che hanno fatto pace con Lui, di questa Paolo ne parla anche nella lettera agli efesini:

 Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell'inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace; e per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce, sulla quale fece morire la loro inimicizia. 

Con la sua venuta ha annunciato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini; perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito.  (Efesini 2:14-18)

 La comunione con Dio è un dono di immenso valore, così lo è anche la comunione spirituale tra i fratelli, per questo Paolo scrive anche di sforzarci di conservare questa comunione:

…sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace.  (Efesini 4:3)

Ma come lo Spirito Santo può essere rattristato dalla presenza del peccato (cfr Efesini 4:30), così la comunione di Spirito può essere rattristata, per questo dobbiamo considerare come cosa preziosa e santa l’Unità del Corpo come ci insegna Paolo (cfr Efesini 4).

 

4)              qualche tenerezza di affetto

La tenerezza di Dio verso l’uomo non viene spesso sottolineata così come non viene spesso esercitata tra fratelli.

Questo mondo ci ha abituati ed educati ad essere spietati, duri, insensibili, questi sentimenti ci rendono forti nella nostra umanità naturale, ma nel campo spirituale c’è tutto un altro modo di ragionare.

Dio ha sempre circondato l’uomo di benedizioni e tenerezze, proviamo a pensare quale attenzione aveva per Adamo:

 

Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.

Dio il SIGNORE piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose l'uomo che aveva formato. 

Dio il SIGNORE fece spuntare dal suolo ogni sorta d'alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male…

…Dio il SIGNORE prese dunque l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. 

Dio il SIGNORE ordinò all'uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai».

Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui». 

Dio il SIGNORE, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all'uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l'uomo gli avrebbe dato. 

L'uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l'uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui. 

Allora Dio il SIGNORE fece cadere un profondo sonno sull'uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d'essa. 

Dio il SIGNORE, con la costola che aveva tolta all'uomo, formò una donna e la condusse all'uomo. 

L'uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo». 

Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.   (tratto da Genesi 2:8-24)

 

Tutto quello che Dio fa per noi, non lo fa come dovere, né meccanicamente, Egli fa tutto per noi con una tenerezza d’affetto incredibile.

In Cristo Dio ha rivelato il Suo Amore per l’uomo con una enorme tenerezza d’affetto, si è presentato nella forma più innocente.

Nella parabola del figliol prodigo possiamo apprezzare la tenerezza di affetto che il padre ha verso i suoi figli:

mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 

E il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 

Ma il padre disse ai suoi servi: "Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato".

E si misero a fare gran festa. 

Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze. 

Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse. 

Quello gli disse: "È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo". 

Egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare. 

Ma egli rispose al padre: "Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici; ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato". 

Il padre gli disse: "Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato".   (Luca 15:20-32)

 

Pensiamo ancora alla tenerezza del Buon Pastore:

le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. 

Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.

(Giovanni 10:3-4)

 

Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore…

…Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.  (tratto da Giovanni 10:11-15)

 

E Davide esalta la tenerezza del Buon Pastore:

Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.

Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme. Egli mi ristora l'anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome.

Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza. Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo; la mia coppa trabocca.

Certo, beni e bontà m'accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del SIGNORE per lunghi giorni.  (Salmo 23)

 

Potremmo andare avanti all’infinito, pensare a quanta tenerezza ed attenzione il Signore ha avuto per noi, per venirci incontro nel nostro stato di uomini perduti, chi in un fosso chi in un altro, chi chiuso nel proprio orgoglio, chi incatenato dalla propria schiavitù; pensiamo a quanta attenzione ha avuta destinando la Sua Ira su Gesù Cristo per evitare di scaricarla su di noi, la sua tenerezza in tutto questo è mirabile.

Ma proprio perché siamo stato oggetto di tanta tenerezza di affetto, dovremmo (anche solo per imitazione) esercitarla tra di noi!

Esercitare la tenerezza tra fratelli in Cristo dovrebbe veramente essere un segnale evidente dell’Amore di Dio in noi, un segnale che dimostra come la nostra mente sia stata rinnovata in Cristo!

 

5) qualche compassione

La compassione nella Scrittura è sempre legata al perdono dei peccati, pertanto dobbiamo legarla ai rapporti fraterni che si possono deteriorare per dei “debiti”.

Paolo rimprovera i fratelli di Corinto proprio perché all’interno della Chiesa non era esercitata la compassione (e i torti tra cristiani sono definite cose minime):

Quando qualcuno di voi ha una lite con un altro, ha il coraggio di chiamarlo in giudizio davanti agli ingiusti anziché davanti ai santi? 

Non sapete che i santi giudicheranno il mondo?

Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime? 

Non sapete che giudicheremo gli angeli?

Quanto più possiamo giudicare le cose di questa vita! 

Quando dunque avete da giudicare su cose di questa vita, costituite come giudici persone che nella chiesa non sono tenute in alcuna considerazione. 

Dico questo per farvi vergogna.

È possibile che non vi sia tra di voi neppure una persona saggia, capace di pronunciare un giudizio tra un fratello e l'altro? 

Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl'infedeli. 

Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi.

Perché non patite piuttosto qualche torto?

Perché non patite piuttosto qualche danno? 

Invece siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli. 

Non sapete che gl'ingiusti non erediteranno il regno di Dio?

(1 Corinzi 6:1-9)

 

Davide, l’uomo che aveva compreso molto del cuore di Dio, davanti alla possibilità scelta di una pena da scontare per un peccato commesso, non ebbe dubbi sulla scelta del “giustiziere”:

Gad andò dunque da Davide, e gli disse: «Così dice il SIGNORE: "Scegli quello che vuoi: o tre anni di carestia, o tre mesi durante i quali i tuoi avversari facciano scempio di te e ti raggiunga la spada dei tuoi nemici, oppure tre giorni di spada del SIGNORE, ossia di peste nel paese, durante i quali l'angelo del SIGNORE porterà la distruzione in tutto il territorio d'Israele".

Ora, vedi che cosa io debba rispondere a colui che mi ha mandato». 

Davide disse a Gad: «Io sono in grande angoscia! Ebbene, che io cada nelle mani del SIGNORE, perché le sue compassioni sono immense; ma che io non cada nelle mani degli uomini!»  (1 Cronache 21:11-13)

 

Questo perché egli sapeva che le compassioni di Dio sono infinite:

Ricòrdati, o SIGNORE, delle tue compassioni e della tua bontà, perché sono eterne.              (Salmo 25:6)

Il SIGNORE è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà. Il SIGNORE è buono verso tutti, pieno di compassioni per tutte le sue opere.  (Salmo 145:8-9)

 

E questo è confermato da tanti altri testimoni:

Le tue compassioni sono grandi, SIGNORE…  (Salmo 119:156)

Ecco ciò che voglio richiamare alla mente, ciò che mi fa sperare: è una grazia del SIGNORE che non siamo stati completamente distrutti; le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina.

Grande è la tua fedeltà!  (Lamentazioni 3:21-23)

 

E la compassione accompagnò Gesù nel suo camminare:

Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.  (Matteo 9:36)

Gesù, smontato dalla barca, vide una gran folla; ne ebbe compassione e ne guarì gli ammalati.  (Matteo 14:14)

 

Questa compassione ha permesso a Dio di condonare il nostro peccato, e noi non dovremmo averla tra fratelli?

Ricordiamoci della parabola di Gesù:

Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» 

E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti.  E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.  Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto".  Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito.  Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: "Paga quello che devi!"  Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò". 

Ma l'altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito. I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l'accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?"  E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. 

Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello».  (Matteo 18:21-35)

 

L’esercizio di queste cinque caratteristiche (consolazione in Cristo, conforto d’amore, comunione di Spirito, tenerezza d’affetto, compassione), che sono proprie di Dio e che sono il frutto della Sua Grazia e dell’azione dello Spirito Santo nel credente, sono la sintesi dell’umiliazione, della rinuncia al modo di fare e di pensare del nostro uomo naturale, delle sue tendenze e della maleducazione imparata e praticata nella sua vita da stolto.

Alla luce di queste considerazioni possiamo meglio comprendere quando, nella Scrittura troviamo esortazioni come queste:

Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunciare all'empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.  Egli ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.  (Tito 2:11-14)

 

Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.

Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi per il mondo.

Or il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente.  (1 Pietro 5:6-10)

 

…rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore,

 essendo di un animo solo e di un unico sentimento.

Abbiamo visto come possiamo fare per rendere perfetta, completa, vissuta e sperimentata la Gioia nella Chiesa.

 

Ma la Gioia non sarà l’unico risultato benefico dell’esercizio di queste attitudini, perché questo “praticare” la fede porterà a realizzare quella Unità spirituale tanto cercata, voluta e anche perseguita in modo errato da tanti.

 

Questa vera Unità spirituale porta ad avere:

  1) un medesimo pensare

  2) un medesimo amore

 

  Perché si è:

  3) un animo solo

  4) un unico sentimento

 

Queste quattro caratteristiche non si creano, non si costruiscono, non si improvvisano, sono il risultato della vera comunione!

Tante volte vediamo come, anche tra i credenti, si vogliono in qualche modo “forzatamente” realizzare (sintomo che probabilmente non ci sono), organizzando eventi, marce, manifestazioni, che cinque minuti dopo la fine dello spettacolo non ci sono più, proprio come una qualunque rappresentazione teatrale.

La Vera Unità spirituale è in Cristo e lo “si ha” o “non la si ha”, o “si è” o “non si è”!

E’ assolutamente inutile bleffare, in questo mondo ci sono già tanti ciarloni…

…non è il caso di farlo anche nelle assemblee!

 

1) avendo un medesimo pensare

Qualsiasi vera unità ha come base un medesimo pensare (non esiste un corpo sano con due cervelli), figuriamoci il Corpo perfetto di Cristo!

I pensieri dei credenti sono tutti fondati sulla Parola di Dio, sugli insegnamenti rivelati di Cristo, e chi è stato rigenerato dallo Spirito Santo ha la mente di Cristo (cfr 1 Corinzi 2:16).

Tutto questo si materializza nell’avere gli stessi traguardi, la stessa dottrina (con tutti i limiti per la conoscenza più o meno approfondita), tutto questo è compreso nelle parole “avendo un medesimo pensare

 

La stessa Scrittura non ha due o più “fonti di ispirazione”, Pietro ce lo insegna:

Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori. 

Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un'interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo. (2 Pietro 1:19-21)

 

Quindi se lo Spirito Santo è uno, la Scrittura è una, se tra due fratelli non si è d’accordo con la Scrittura in un punto, almeno uno dei due sta interpretandola male!

Oggi tante persone parlano dell’ecumenismo mediante il quale si cerca di unire chiunque si chiama cristiano, e secondo questo modo di pensare:

- non importa se crediamo tante cose diverse.

 - ogni modo di interpretare la Scrittura è valido.

Una dottrina vale l’altra, anche se si contraddicono fra di loro.

Non importa pensare nello stesso modo, basta avere tanto amore (visto principalmente un sentimento).

 Invece nella Scrittura Dio ci fa capire chiaramente che è molto importante avere un medesimo pensare, cioè, pensare, credere, le stesse cose.

Anzi Dio ci comanda di avere un medesimo pensare, ovvero, di credere le stesse cose, ad essere concordi nei pensieri:

 Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore.  (Filippesi 4:2)

 Infine, siate tutti concordi, compassionevoli, pieni di amore fraterno, misericordiosi e umili;  (1 Pietro 3:8)

 Ora, fratelli, vi esorto, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a non aver divisioni tra di voi, ma a stare perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire. (1 Corinzi 1:10)

Perciò la base della vera unità è di credere le stesse cose; questo è fondamentale perché non esiste vera unità dove non si ha un medesimo modo di credere e di pensare e per fare questo bisogna tutti quanti impegnarsi nello studio della Parola di Dio affinchè Essa trasformi ed educhi tutti i nostri modi di pensare che, nell’ubbidienza della fede, sottoponiamo individualmente e ciascuno volontariamente alla Sua autorità, per questo Paolo scrive di avere (e non essere) un medesimo pensare.

 

2) avendo un medesimo amore

Il secondo aspetto di una vera unità è di avere un medesimo amore.

Per avere vera unità, dobbiamo avere lo stesso amore, amore per Dio (che si dimostra in modo pratico in questa vita terrena nell’avere e amore gli uni per gli altri).

 Perché, come ci insegna Giovanni:

Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto.  (1 Giovanni 4:20)

 Quando la Bibbia parla dell’amore, non si tratta principalmente di un sentimento, ma di un impegno.

Dio ama, e quell’Amore è attivo a prescindere dal merito ed è estremamente pratico in quanto si vede nelle azioni di Dio che lo ha dimostrato in modo esemplare nel sacrificio di Suo Figlio.

L’amore che deve essere comune a tutti i credenti è quindi un amore attivo, ricordiamo che Gesù dichiara:

   Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama;…

  …Se uno mi ama, osserverà la mia parola;  (tratto da Giovanni 14:21-23)

 

E ancora l’apostolo ci rappresenta questo amore come un amore estremamente pratico, visibile:

Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.

Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l'amore di Dio essere in lui?

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità.

Da questo conosceremo che siamo della verità e renderemo sicuri i nostri cuori davanti a lui.

Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.

Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito.

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri secondo il comandamento che ci ha dato.

Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui.

Da questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

(1 Giovanni 3:16-24)

 

…quel dallo Spirito che ci ha dato, presuppone uno spirito vivo, che porta frutto!

E questo amore è quello che unisce i credenti; qualsiasi vera unità ha come base un medesimo amore (non esiste un corpo sano con due cuori), figuriamoci il Corpo perfetto di Cristo!

I desideri dei credenti sono tutti diretti verso Cristo, impegnati ad esserGli graditi in ogni cosa, proprio come una sposa che si abbellisce al massimo splendore per rendersi attraente al massimo per gli occhi del suo sposo.

Tutto questo si materializza nell’avere gli stessi desideri spirituali, tutto questo è compreso nelle parole “avendo un medesimo amore”.

 

3) essendo un animo solo

Essere di un animo solo significa “camminare tutti nella stessa direzione”, che non vuole dire “fare tutti le stesse cose”.

Essere di uno stesso animo, lo stesso cuore, lo stesso traguardo, ovvero desiderare la stessa cosa e impegnarsi (ciascuno con il suo dono, il suo ministerio, il suo impegno), per raggiungerla.

Il desiderio che unisce i credenti è la gloria di Dio.

 

Questo desiderio si realizza veramente solo quando:

- c’è una base di verità biblica;

- c’è un vero amore per Dio e l’uno per l’altro;

 

Quando una di queste premesse manca non è possibile realizzare il buon desiderio, anziché la gloria di Dio, si perseguirà qualcosa d’altro, magari una buona associazione umanitaria, una buona attività di carità umana, che prima o poi mostrerà la vera faccia, l’amore per il denaro, la ricerca della gloria personale o terrena…

 

Allora (anche se può essere “fuori moda” dire questo), è importante comprendere che alla base di ogni buon desiderio comune dello Spirito Santo ci devono essere questi due caposaldi.

Proprio per questo Paolo opporrà (lo vedremo in seguito) a questa rivelazione, l’esortazione di

- non fare nulla per spirito di parte o per vanagloria…

- cercare non il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

 

4) essendo di unico sentimento

L’ultimo aspetto della vera unità è di “essere di un unico sentimento” (letteralmente: pensando le stesse cose), oggi potremmo anche dire “sintonizzati sulla stessa frequenza”.

Due bei esempi biblici sono quello delle formiche e quello delle locuste:

…le formiche, popolo senza forza, che si preparano il cibo durante l'estate…

…le locuste, che non hanno re, e procedono tutte, divise per schiere;

(tratto da Proverbi 30:25-27)

Questi due tipi di animali, pur essendo “di poco interesse” riescono a fare e realizzare grandi cose perché sono tutte di un unico sentimento.

Vediamo questa realtà anche nelle api, anch’esse tutte di un unico sentimento riescono a costruire grandi alveari.

Quando gli uomini si mettono tutti uniti, riescono a compiere grandi cose, lo sappiamo bene grazie anche al malvagio tentativo degli uomini di Babele:

 

Tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole.

Dirigendosi verso l'Oriente, gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Scinear, e là si stanziarono.

Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamo dei mattoni cotti con il fuoco!»

Essi adoperarono mattoni anziché pietre, e bitume invece di calce.

Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra».

Il SIGNORE discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini costruivano.

Il SIGNORE disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perché l'uno non capisca la lingua dell'altro!»  (Genesi 11:1-7)

 

Dalla lettura di questo brano possiamo comprendere come la forza e la determinazione diventano efficaci se c’è un unico sentimento, e il Signore stesso (per fermare questa costruzione malvagia che era dettata dal desiderio di realizzare un popolo di stolti) fece in modo che si interrompesse questa determinazione “confondendo” il loro linguaggio.

Oggi, con la pentecoste, Dio stesso ha fatto in modo che i Suoi uomini avessero un nuovo linguaggio, quello dello Spirito Santo, che tutti comprendono (e devono comprendere – cfr 1 Corinzi 14) e dobbiamo tutti noi credenti parlare quella lingua se vogliamo collaborare alla costruzione dell’edificio di Dio (la Chiesa).

 

Perciò fratelli, noi che abbiamo ricevuto in dono lo Spirito Santo, siamo chiamati ad essere veramente uniti, ma di quell’Unità spirituale che viene dall’avere un medesimo pensare, cioè, credere le stesse verità di Dio, e dall’avere un medesimo amore, essere di un animo e un sentimento solo, cioè con gli stessi traguardi.

Questa è l’unità che Dio vuole per noi e per questa dobbiamo impegnarci.

Non dobbiamo fare molto fatica per capire che la nostra tendenza naturale NON è di avere questa unità.

Siamo infatti naturalmente portati ad essere egoisti, pensare a se stessi e ai propri interessi (anche quelli che si ritengono altruisti).

L’idea di impegnarsi per il bene comune, l’idea di avere un medesimo pensiero, l’idea di avere un unico sentimento fra di noi, non è naturale per nessuno.

Grazie a Dio siamo nati di nuovo, siamo nati di Spirito e quello che eravamo per natura prima di essere salvati non c’è più (è morto spiritualmente e sta morendo fisicamente), ora abbiamo un nuovo cuore in Cristo Gesù che è totalmente ispirato dai Suoi sentimenti, dai Suoi desideri e siamo chiamati, già fin da ora, a vivere conformemente a questa nostra nuova natura.

La chiave per la vera unità è veramente ascoltare e seguire il nostro Buon Pastore.

Per vivere la vera Unità spirituale, bisogna conoscere e seguire la Parola di Dio.

Avere la vera unità vuol dire avere lo stesso pensiero e gli stessi traguardi, quel sentimento che caratterizzò Cristo Gesù che sottomise il suo interesse personale a quello degli altri.

Quando come credenti NON abbiamo lo stesso modo di pensare né lo stesso traguardo, dobbiamo esaminarci, per capire se in qualcosa non siamo “sintonizzati” su Dio.

Quando si cerca un’unità non fondata sulla Parola di Dio, non è la vera unità, e non onora Dio, dobbiamo quindi rifiutare qualsiasi falsa unità, ed impegnarci nella vera l’unità che glorifica Dio, se non vogliamo trovarci ad avere investito le nostre energie in qualcosa che non merita.

 

COSE DA NON FARE

Abbiamo visto come dobbiamo camminare per perseguire la vera Unità spirituale, ma dobbiamo anche imparare cosa evitare di fare se non vogliamo (in qualche modo), rovinare, ostacolare la percezione di questa unità tra i credenti, ed anche qui vediamo quattro rivelazioni che derivano dalla aver compreso che:

1) la visione spirituale è condotta da un unico Spirito che ci insegna a rinunciare a noi stessi in favore degli altri

2) la gloria di Dio è superiore alla mia gloria

3) la stima dei fratelli, come Chiesa, (e dei loro “interessi” spirituali) è superiore alla mia (ai miei “interessi” spirituali personali)

4) l’interesse dei fratelli coincide (se non è addirittura superiore) con il mio interesse

 

 

Queste quattro rivelazioni sono il risultato della maturazione del credente!

Se facciamo attenzione, sono proprio le caratteristiche che stavano ritardando la crescita spirituale della chiesa dei corinzi, che Paolo definisce carnali, bambini:

Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo.  (1 Corinzi 3:1)

 

La Vera Unità spirituale è in Cristo e lo “si ha” o “non la si ha”, o “si è” o “non si è”, ma la si realizza con la maturazione!

Può essere “normale” vedere credenti neofiti agire senza queste attitudini, occorre correggerli, educarli alla Giustizia; non è invece “normale” ma “patologico” vedere fratelli che dovrebbero avere una certa maturazione nella fede agire senza queste attitudini!

Un credente maturo è quindi un credente che si comporta secondo questi insegnamenti che ha compreso:

1)    la visione spirituale è condotta da un unico Spirito che ci insegna a rinunciare a noi stessi in favore degli altri

 

…Non fate nulla per spirito di parte…

Per comprendere cosa intendesse qui Paolo, dobbiamo tornare leggermente indietro nella lettura:

Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità…

 …annunciano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene.

(tratto da Filippesi 1:15-17)

Mentre Paolo era in prigione e non poteva predicare pubblicamente, alcuni uomini predicavano Cristo con spirito di rivalità nei suoi confronti; volevano “superare” Paolo.

La predicazione del Vangelo di Cristo è un ordine di Gesù stesso:

  Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura…

(Marco 16:15)

Ma Dio ci comanda anche di non fare nulla (tanto meno predicare il Vangelo) per spirito di parte.

Non dovremmo mai avere come motivazione quella della competizione contro i fratelli in fede, sembra assurdo dover parlare di questo, ma purtroppo, spesso e volentieri, all’interno della chiesa i fratelli (e i loro doni) vengono visti come dei rivali, degli avversari con cui competere; questo avviene quando non abbiamo compreso la vera Unità spirituale.

È importante tanto la motivazione che abbiamo quanto quello che facciamo, nel mondo tantissime cose vengono fatte con spirito di rivalità, cioè, cercando di essere superiore agli altri e questo spirito viene riconosciuto come positivo, come una buona motivazione per stimolare le persone, ma nella Chiesa non deve essere così.

E’ naturale che dentro ogni uomo naturale c’è il desiderio di ricercare il proprio benessere, e superare gli altri è un modo per avere dei privilegi che il mondo offre.

Ma il Signore, per bocca di Paolo, ci sta ordinando di non fare nulla (né cose fuori dalla Chiesa, nè dentro la Chiesa, né cose materiali, né cose spirituali) per spirito di parte.

Dio ci comanda di non fare nulla per cercare di superare gli altri, ma dobbiamo chiederci perché?

Perché noi siamo una nuova creatura, siamo membra del Corpo di Cristo, siamo pietre viventi che costituiscono l’edificio spirituale destinato ad essere il Tempio di Dio, noi non siamo più individualisti, dobbiamo ragionare come Corpo, come il Corpo di Cristo e poi perché la Gioia che porterebbe questa “presunta superiorità” non sarebbe una Gioia duratura e il Signore vuole che noi godiamo di una Gioia vera e duratura!

 

2) la gloria di Dio è superiore alla mia gloria

 

…Non fate nulla per vanagloria…

Cos’è la vanagloria?

È più o meno la stessa cosa che spinge qualcuno a fare qualcosa per essere superiore.

Ma la vanagloria è (per sua stessa definizione) una gloria vana, gloria che in realtà non vale nulla, orgoglio, vedersi di un valore più grande di quello che si ha; è di fatto una gloria temporale, è presa da uomini che sono soggetti alla morte e con la morte se ne va.

Succede spesso che anche nell’opera del Signore ci si può impegnare tanto per essere visti come bravi, per vanagloria, per essere stimati nella chiesa.

Questo, come l’egoismo, è una forma di carnalità, di immaturità che va corretta e abbandonata con la  sana crescita.

 

Gesù ci parlava di questo modo di ricercare la gloria e di cosa ne pensava:

Io non prendo gloria dagli uomini; ma so che non avete l’amore di Dio in voi.

Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete.

Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?  (Giovanni 5:41-44)

 

Quando dunque fai l’elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno.  (Matteo 6:2)

Ed egli disse loro: Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori; perché quello che è eccelso tra gli uomini, è abominevole davanti a Dio.  (Luca 16:15)

 

Fratelli, in tutti questi versetti, Gesù sta parlando chiaramente di quanto è sbagliato, inutile, vano e ingannevole cercare la gloria dagli uomini.

E’ naturale che dentro ogni uomo naturale c’è il desiderio per gloria, e superare gli altri è un modo per ricevere la gloria che il mondo offre ma il Signore, per bocca di Paolo, ci sta ordinando di non fare nulla (né cose fuori dalla Chiesa, nè dentro la Chiesa, né cose materiali, né cose spirituali) per spirito di parte.

 La Gloria che vale  e che vale la pena di cercare è la gloria da Dio.

E qui Dio, per bocca di Paolo, ci comanda di non fare nulla per vanagloria!

E non è un comandamento limitato alle cose spirituali, è per ogni aspetto della nostra vita.

Non dobbiamo fare NULLA per vanagloria.

Dio ci comanda di non cercare la vanagloria, ma dobbiamo chiederci perché?

 

Perché noi siamo una nuova creatura, siamo membra del Corpo di Cristo, siamo pietre viventi che costituiscono l’edificio spirituale destinato ad essere il Tempio di Dio, noi non siamo più individualisti, dobbiamo ragionare come Corpo, come il Corpo di Cristo e poi perché la Gioia che porterebbe la vanagloria non sarebbe una Gioia duratura e il Signore vuole che noi godiamo di una Gioia vera e duratura!

Inoltre dobbiamo comprendere che la Gioia duratura (che deriva dall’onore, dalla gloria) è quella che coinvolge tutto il Corpo di Cristo, non esiste una gioia che fa gioirne solo una parte, ricordiamo cosa insegna Paolo:

 

Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.

(1 Corinzi 12:26-27)

 3) la stima dei fratelli, come Chiesa, (e dei loro “interessi” spirituali) è superiore alla mia (ai miei “interessi” spirituali personali)

 

…ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso…

 

Il Signore, per metterci in condizione di esperimentare la vera Gioia duratura ci chiama ad avere umiltà e quindi a stimare gli altri superiori a noi stessi.

Ma in che senso dobbiamo considerare gli altri superiori a noi stessi?

Stimare gli altri superiori a noi stessi non vuol dire che l’artigiano deve credere che l’apprendista sia più bravo di lui in quel campo; la stessa Scrittura per bocca di Paolo ci insegna che ognuno dovrebbe avere un concetto sobrio di se stesso secondo il dono che ha ricevuto:

…dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno.

Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l'uno dell'altro.

(Romani 12:3-5)

 Perciò, una persona che ha un dono spirituale specifico datogli dallo Spirito Santo non deve credere che non sia capace a fare quella cosa, vediamo la sobrietà dell’apostolo Paolo per quanto lo riguardava:

 Senza dubbio avete udito parlare della dispensazione della grazia di Dio affidatami per voi; come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole; leggendole, potrete capire la conoscenza che io ho del mistero di Cristo.  (Efesini 3:2-4)

 Il considerare gli altri superiori a se stesso non è tanto per quanto riguarda le nostre capacità, ma nel senso di supporre il bene degli altri e di essere onesti da riconoscere i nostri cuori, e quanto spesso il nostro cuore ha delle motivazioni sbagliate.

 

Ovvero, quando vedo un fratello che cade in errore, non devo sentirmi superiore a lui e pensare di non cadere, anzi Paolo scrive:

  …chi pensa di stare in piedi guardi di non cadere.  (1 Corinzi 10:12)

 

Quindi è in questo senso che dobbiamo considerarci prudenzialmente meno degni di stima del fratello e temere di non cadere nello stesso errore o ancora peggio. Questo comandamento parla in termini generali, di come dovremmo vedere gli altri credenti come regola generale.

Quando consideriamo gli altri superiori a noi stessi, possiamo ubbidire più facilmente a molti dei comandamenti di Grazia:

 

Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri.

Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente.  (Romani 12:10)

 

Possiamo vedere anche nella vita dell’Apostolo Paolo, una crescita in questo, facciamo attenzione a tre dichiarazioni di Paolo a distanza di anni l’una dall’altra:

…perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio.   (1 Corinzi 15:9)

A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare agli stranieri le insondabili ricchezze di Cristo…  (Efesini 3:8)

Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.   (1 Timoteo 1:15)

Man mano che Paolo cresceva nel suo cammino con Cristo, riconosceva sempre di più gli altri superiori a sé, aveva sempre più umiltà e questo è un segno della vera maturità.

L’umiltà è necessaria per poter avere la vera unità.

Solo se abbiamo umiltà riusciremo a vedere quella unione spirituale che è già una realtà nei cieli in Cristo e possiamo goderne già fin da ora i benefici.

Siamo dunque chiamati (per sperimentare la Vera Gioia) ad avere vera umiltà, altrimenti, come scriveva Paolo ai fratelli della Galazia:

Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non essere consumati gli uni dagli altri.  (Galati 5:15)

 

4) l’interesse dei fratelli coincide (se non è addirittura superiore) con il mio interesse

…cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

 

Nel mondo e nella società è considerato normale che ognuno cerchi i suoi propri interessi:

- i datori di lavoro cercano di pagare il meno possibile e sfruttano i dipendenti;

- i dipendenti cercano di avere i più soldi possibile, e fare il meno possibile;

- quando vai a comprare il venditore cerca di chiedere più del vero valore;

- colui che compra cerca di pagare meno del vero valore.

 

Tutto questo è ovvio ed è considerato assolutamente normale che ogni persona cerchi il proprio interesse, in quanto considera il proprio corpo e le sue esigenze come preminenti rispetto agli altri.

In Cristo il ragionamento è identico e nello stesso tempo completamente differente; chi è in Cristo non considera più il proprio corpo ma il Corpo di Cristo, quindi per lui è preminente il bisogno e le esigenze di questo Corpo ed il suo stesso corpo naturale lo considera meno importante.

Chi è in Cristo fa parte del CORPO di Cristo e

cerca in modo prioritario l’interesse di questo Corpo.

Leggiamo come Paolo considerava questo a livello personale:

Noi siamo pazzi a causa di Cristo, ma voi siete sapienti in Cristo; noi siamo deboli, ma voi siete forti; voi siete onorati, ma noi siamo disprezzati.

Fino a questo momento, noi abbiamo fame e sete. Siamo nudi, schiaffeggiati e senza fissa dimora, e ci affatichiamo lavorando con le nostre proprie mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; diffamati, esortiamo; siamo diventati, e siamo tuttora, come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti.  (1 Corinzi 4:10-13)

 

Allora, Dio ci chiama a non vivere solo per il nostro bene, per il nostro interesse, ma anche

per interesse degli altri, se discerniamo realmente che gli altri sono con noi il Corpo di Cristo.

Dobbiamo quindi cercare quello che portano alla edificazione reciproca, come dice la Scrittura:

Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione.  (Romani 14:19)

 

  Ciascuno di noi compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione.  (Romani 15:2)

 

Così anche voi, poiché desiderate i doni dello Spirito, cercate di abbondarne per l'edificazione della chiesa.  (1 Corinzi 14:12)

 

Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o un'interpretazione, si faccia ogni cosa per l'edificazione.  (1 Corinzi 14:26)

 

È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore; ma, seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.

Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell'amore.  (Efesini 4:11-16)

 

Giorno per giorno, dobbiamo considerare come possiamo promuovere il bene l’uno dell’altro per non compiacere a noi stessi, ma compiacere al prossimo a scopo di edificazione del Corpo di Cristo.

Questo è un modo di vita radicalmente diverso da quello del mondo, e nella sua radicalità sarà oggetto di critica da parte dell’esercito di “accomodanti”.

Ma è il modo di vita che porta alla Gioia, quella reciproca, quella che dura, quella che il Signore vuole che noi sperimentiamo!

 

***

UN PERFETTO ESEMPIO DI VERA UMILTA’          (2:5-8)

 

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.

 

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù…

 

Se abbiamo compreso che siamo stati fatti partecipi dello Spirito Santo e dobbiamo farci condurre da Lui, dobbiamo considerare che l’esempio di Gesù Cristo uomo è il Sommo esempio di un colui che viveva camminando per Lo Spirito in modo perfetto e completo:

…colui che Dio ha mandato dice le parole di Dio; Dio infatti non dà lo Spirito con misura.  (Giovanni 3:34)

E se noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo che ci ha inviato Lui, apparteniamo a Cristo e siamo chiamati a vivere come Lui, Paolo ce lo rivela:

Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui.   (Romani 8:9)

 

Avere “lo Spirito di Cristo” non è solo un “documento da sfoggiare all’occorrenza per farsi identificare; vuol dire avere in noi lo stesso Spirito che aveva Cristo; vuol dire veramente rispecchiare Cristo, avere il suo stesso sentimento:

 

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.

Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre;   (Matteo 11:28-29)

 

Gesù è umile e mansueto di cuore, Egli ci chiama a venire a Lui, e a prendere il suo giogo, e ad imparare da Lui.

Chi non prende il giogo di Cristo, non appartiene a Cristo.

Perciò imitare Cristo non è solo il modo migliore di vivere la vita cristiana, è l’unico modo di avere veramente Cristo.

Per questo, Dio guidò Paolo a scrivere questo brano, per aiutarci a capire meglio la persona di Cristo, affinché possiamo imitarLo sempre di più.

 

…il quale, pur essendo in forma di Dio…

Per capire l’umiltà di Cristo, il Suo sentimento, dobbiamo iniziare considerando la gloria di Cristo.

Solo quando comprendiamo la gloria di Cristo Gesù dall’eternità passata possiamo iniziare a comprendere l’umiltà di Cristo quando è venuto nel mondo.

La parola “essendo” è una parola che parla dello stato continuo, vuol dire “esserlo veramente.”

La parola “forma” è la parola “morphe”e significa la forma intrinseca, la forma essenziale, cioè, non solo una forma che assomiglia, ma la vera forma di qualcuno; guardando a Gesù si vede la vera forma di Dio, Egli è veramente l’esatta forma di Dio, leggiamo cosa insegna la Scrittura:

 Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere.  (Giovanni 1:18)

   Egli è l'immagine del Dio invisibile  (Colossesi 1:15)

 

Questi versi sono una chiara e forte dichiarazione che Gesù Cristo è pienamente Dio; in quanto non esiste alcuna creatura che è simile a Dio, né che è uguale a Dio; come dichiara Lui stesso:

…affinché voi mi conosciate e crediate in me, e comprendiate che sono io.

Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me non ve ne sarà alcuno.  (Isaia 43:10)

…perché dall’est all’ovest si riconosca che non c’è nessun Dio fuori di me.

Io sono l’Eterno e non c’è alcun altro.  (Isaia 45:6)

 

Gesù Cristo è quindi pienamente Dio, Gesù Cristo è eterno, non ebbe un inizio, è il Creatore di tutto, prima che ci fosse qualsiasi cosa, prima che ci fosse il mondo, o l’universo, prima che ci fossero gli angeli, era Dio:

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.

Essa era nel principio con Dio.

Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.

In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini…

…Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto…

…E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.

(tratto da Giovanni 1:1-14)

 

Gli angeli Lo adorarono e tuttora, Gesù Cristo riceve la gloria e l’onore in cielo.

Come Creatore, Egli è al di sopra di tutte le sue creature.

Questa era la realtà per Cristo Gesù prima che diventasse uomo.

Egli è stato da sempre il grande Dio sovrano e Creatore.

Quando pensiamo all’umiliazione di Cristo,

dobbiamo sempre ricordare da dove si è abbassato!

 

…non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente…

Gesù è uguale a Dio, la parola “uguale” vuol dire proprio uguale!

Gesù non solo “ha tante delle qualità di Dio”, Gesù è veramente “uguale a Dio in tutto”!

 

Questo ci fa meglio comprendere cosa intendesse dire Paolo scrivendo “qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente”.

In greco, la parola “aggrapparsi” è la parola che vuol dire “un furto” quindi la traduzione letterale potrebbe essere: “Non considerò l’essere uguale a Dio un furto”, ovvero “non stava derubando Dio, perché Egli è veramente Dio, perciò, la gloria che Egli riceve è la gloria che gli è dovuta”.

 

…svuotò se stesso…

Ora, consideriamo il vero e proprio sentimento che caratterizzò la vita di Gesù Cristo uomo e che dovrebbe caratterizzare ogni credente su questa terra: l’umiliazione volontaria, tenendo bene presente che lo scopo per cui vogliamo considerare l’umiltà di Cristo è per capire in che modo Dio ci comanda di essere umili, in quanto lo scopo di conoscere Cristo di più non è meramente accademico ma serve per imitarlo, per trasformarci e renderci più simili alla Sua immagine.

Gesù Cristo aveva ogni diritto di continuare a manifestare e godere la Sua Gloria; non era un furto per Lui continuare ad aggrapparsi alla Sua gloria; invece Gesù NON si è aggrappato alla Sua gloria; Egli si spogliò…

La parola tradotta qui con “spogliarsi” è tradotta nella Nuova Diodati con “svuotò se stesso”, infatti la parola greca usata qui vuol dire “rendere vuoto”, perciò, qui, l’idea è che Cristo ha messo da parte la sua gloria, si è svuotato della Gloria che era così evidente per poter diventare uomo.

Dobbiamo capire che questo non vuol dire che “Cristo era meno glorioso” ma che si era spogliato della Gloria visibile ed esteriore.

 

Cristo si è realmente umiliato, si è Svuotato della Sua gloria e l’ha volontariamente nascosta (fatta eccezione per pochissimi istanti (nella trasfigurazione cfr Matteo 17:1-13), e Giovanni ce lo rivela:

E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.   (Giovanni 1:14)

 

…prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini…

 Ma non solo si è svuotato della sua gloria, ma ha preso forma di servo.

Già il pensiero che il glorioso creatore Dio sia diventato un uomo è veramente difficile da comprendere, ma se fosse diventato l’uomo più glorioso e onorato nella storia del mondo, sarebbe stato comunque una grandissima umiliazione ma forse il nostro intelletto l’avrebbe in qualche modo “accettato”; ma se consideriamo che Gesù Cristo ha preso forma di servo, allora saltano tutti i nostri neuroni!

Il Sovrano Dio non solo è diventato uomo, ma ha preso forma di servo!

Quella del servo era la posizione più bassa che esisteva.

Il servo era considerato meno importante di tutti gli altri, era colui che doveva pensare sempre agli altri, e nessuno pensava a lui.

 Gesù stesso dichiara questo:

E Gesù, chiamatili a sé, disse: “Voi sapete che i sovrani delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano il potere su di esse, ma tra di voi non sarà così; anzi chiunque tra di voi vorrà diventare grande sia vostro servo; e chiunque tra di voi vorrà essere primo a sia vostro schiavo. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”.

(Matteo 20:25-28)

 

Gesù Cristo, che tutti gli angeli servivano, è venuto in terra come uomo, e non solo come uomo, ma come servo.

È venuto per servire, non per essere servito:

Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.

(Marco 10:45)

 

Gesù ha preso forma di Servo, divenendo simile agli uomini (come un uomo), questo era necessario, in modo che Cristo potesse morire per il peccato dell’uomo come insegna sia Paolo che l’autore della lettera agli ebrei:

Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne,

(Romani 8:3)

Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l’espiazione dei peccati del popolo.

(Ebrei 2:17)

 

Questi versi dichiarano che Cristo è stato mandato in carne simile a carne di peccato, cioè, Cristo è diventato veramente uomo, solo che non ha mai peccato (altrimenti non avrebbe potuto espiare il peccato del popolo).

 

…trovato esteriormente come un uomo…

 Gesù era veramente come un uomo, era soggetto a tutte le debolezze degli altri uomini, per esempio, leggiamo nei Vangeli che aveva fame, che era stanco, che dormiva, nel giardino di Getsemani la sua anima era oppressa da una tristezza mortale:

- solo così poteva essere veramente tentato come noi;

- solo così poteva morire al posto nostro per subire l’ira di Dio come nostro sostituto.

- solo così poteva realmente capire ogni nostra tentazione per intercedere oggi per noi davanti al Padre.

 

…umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.

 Ricordiamoci sempre che lo scopo della rivelazione di questa profonda verità è quello di conoscere meglio l’Opera di Cristo ma soprattutto comprendere come Dio ci comanda di vivere.

Dio ci comanda di essere umili e ci dimostra Gesù Cristo come l’esempio perfetto di umiltà.

Cristo fu umile dalla sua nascita fino alla croce.

Cristo fu umile in ogni cosa e la Sua umiltà si dimostrò nella Sua ubbidienza totale al Padre.

Colui che aveva comandato gli angeli, creato l’universo con una parola, ora volontariamente ubbidiva in ogni minimo dettaglio al Padre e lo dimostrò anche nella sua volontaria sottomissione alla Legge, ricordiamo alcuni passi e alcune dichiarazioni di Gesù:

Gesù disse loro: Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l’opera sua.  (Giovanni 4:34)

 

perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.  (Giovanni 6:38)

La vera umiltà ci porta a ubbidire a Dio in ogni cosa, l’orgoglio ci spinge a trovare scuse per non ubbidire totalmente a Dio.

Non inganniamoci!

È impossibile essere umili se non siamo ubbidienti a Dio in tutto; rifiutare volontariamente e consapevolmente di ubbidire dimostra un cuore duro e orgoglioso, Gesù dimostrava perfetta ubbidienza perché aveva perfetta umiltà.

Sopra ogni cosa Gesù voleva che fosse fatta la volontà di Dio, era totalmente ubbidiente in ogni cosa, tale era la sua umiliazione e tale era la sua ubbidienza.

 

Gesù Cristo si è umiliato al punto di ubbidire in ogni cosa, fino alla morte, fino alla morte della croce e la croce era una morte terribile e umiliante.

 

Quando Gesù dovette affrontare la morte nella maniera più infame ed ingiusta, sapeva che sarebbe stata peggiore di ogni altra morte nella storia, perché la Sua morte non era una semplice sofferenza fisica, era molto peggio di chi muore sapendo di andare all’inferno.

Gesù sapeva che avrebbe subito la terribile ira di Dio che era destinata a punire tutti i peccati di tutti quelli che Dio avrebbe salvato in tutta la storia del mondo, la sua angoscia e la sua ubbidienza le vediamo entrambe nella sua preghiera nel Getsemani:

Si allontanò di nuovo per la seconda volta e pregò, dicendo: “Padre mio, se non è possibile che questo calice si allontani da me senza che io lo beva sia fatta la tua volontà!”.  (Matteo 26:42)

 

Innanzitutto, era umiliante perché la persona doveva essere appesa in alto, pienamente in vista di tutti:

E quelli che passavano di là, lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi giù dalla croce!»

Così pure, i capi dei sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi, dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui. Si è confidato in Dio: lo liberi ora, se lo gradisce, poiché ha detto: “Sono Figlio di Dio”».

E nello stesso modo lo insultavano anche i ladroni crocifissi con lui.

(Matteo 27:39-44)

 

Era umiliante perché la persona rappresentava la maledizione:

Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»).

(Galati 3:13)

Oltre a questo la morte della croce era una morte lenta, dolorosa e terribile.

L’umiliazione del nostro Signore Gesù Cristo è una verità così profonda che avremo sempre più da comprendere e da applicare alla nostra vita cristiana.

Guardare dritto al Suo esempio ci aiuta a comprendere quanto è terribile il nostro orgoglio quando non vogliamo umiliarci e ci aiuta a capire cos’è la vera umiltà nella quale siamo chiamati a camminare.

Dio ci chiama ad essere umili come Cristo era umile, affinchè il destino glorioso di Cristo sia anche il nostro!

 

L’UMILTA’ PRECEDE LA GLORIA               (2:9-11)

 

Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

 

Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato…

Paolo ora ci rivela il frutto dell’umiliazione di Cristo, infatti Cristo è l’esempio perfetto per noi anche in questo.

 

Dopo che Cristo si era umiliato, essendo stato ubbidiente al Padre in ogni cosa, e umiliandosi fino alla morte, e alla morte di croce, Il Padre lo ha sovranamente innalzato.

Qui c’è un principio molto importante nella Bibbia:

Chi si umilia veramente, sarà innalzato da Dio.

Consideriamo come Cristo è stato innalzato da Dio, anzi sovranamente innalzato!

Abbiamo già visto che prima di venire come uomo Cristo era già innalzato, cioè, pieno di

Gloria, ma dopo la croce, Gesù ha una gloria che non aveva prima della croce!

Prima che Cristo fosse venuto sulla terra, era già pieno di gloria, ma ora è tornato in cielo ancora pienamente Dio, ma anche pienamente uomo perfetto, come il Mediatore, come Colui che ha acquistato un popolo con il suo sacrificio, come l’agnello celebrato:

 

Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato, e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra. 

Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono.

Quand'ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all'Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d'oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. 

Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra».

E vidi, e udii voci di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi, e migliaia di migliaia. 

Essi dicevano a gran voce: «Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode».
E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: «A colui che siede sul trono, e all'Agnello, siano la lode, l'onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli».

Le quattro creature viventi dicevano: «Amen!»

E gli anziani si prostrarono e adorarono.

(Apocalisse 5:6-14)

 

Cristo era sempre Dio, ma ora, dopo la croce, è stato innalzato in modo ancora più visibile a tutti (come la sua umiliazione era visibile a tutti).

Prima la sua gloria era manifesta in cielo, ora la sua gloria è manifesta in cielo e in terra.

 

Consideriamo alcuni degli aspetti della gloria di Gesù Cristo risorto:

- Cristo è stato innalzato quando è stato risuscitato dai morti.

 

Prima di Cristo, nessuno era mai stato risuscitato con un corpo glorioso, Egli è il primogenito dei morti (Colossesi 1:18).

 

Lazzaro, e tutti gli altri furono risuscitati con corpi normali, e perciò, dovevano morire ancora, invece Cristo è stato risuscitato con il suo corpo glorificato.

Cristo Gesù è stato risuscitato con il suo corpo trasformato, come primizia della nostra risurrezione.

Ogni credente riceverà un corpo glorioso, come quello di Cristo, alla risurrezione dei credenti.

- Cristo è stato innalzato in quanto è giustificato nello Spirito, cioè fu dichiarato giusto, avendo pagato il prezzo intero della condanna dei peccati di tutti ed in forza di questa giustificazione Egli è stato istituito come:

- Unico Mediatore tra Dio e gli uomini:

 

Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti…  (1 Timoteo 2:5-6)

 

- Sommo Sacerdote del Nuovo Patto:

Ora, il punto essenziale delle cose che stiamo dicendo è questo: abbiamo un sommo sacerdote tale che si è seduto alla destra del trono della Maestà nei cieli, ministro del santuario e del vero tabernacolo, che il Signore, e non un uomo, ha eretto.

Infatti, ogni sommo sacerdote è costituito per offrire doni e sacrifici; è perciò necessario che anche questo sommo sacerdote abbia qualcosa da offrire. Ora, se fosse sulla terra, egli non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono coloro che offrono i doni secondo la legge.

Essi celebrano un culto che è rappresentazione e ombra delle cose celesti, come Dio disse a Mosè quando questi stava per costruire il tabernacolo: «Guarda», disse, «di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte».

Ora però egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliori promesse, del quale egli è mediatore.  (Ebrei 8:1-6)

 

- Cristo è stato innalzato quando ascese in cielo, portando con sé dei prigionieri e in trionfo e affinchè riempisse ogni cosa (anche le parti più basse della Terra prendendo le chiavi del soggiorno dei morti):

…egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.  (Colossesi 2:13-15)

 

Per questo è detto: «Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini».

Ora, questo «è salito» che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.  (Efesini 4:8-10)

 

Non temere, io sono il primo e l'ultimo, e il vivente.

Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades.  (Apocalisse 1:17-18)

 

- Cristo è stato innalzato dal Padre facendolo sedere alla Sua destra in cielo:

Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri

per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato l’universo.

Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.

Così è diventato di tanto superiore agli angeli, di quanto il nome che ha ereditato è più eccellente del loro.   (Ebrei 1:1-4)

 

Cristo è seduto alla destra di Dio non solamente come Dio, ma anche come uomo, questa è la posizione più alta possibile.

Questa è la posizione di gloria che Cristo ha oggi.

Per noi è un’enorme benedizione che Cristo si trovi alla destra di Dio, perché in quella posizione di onore, Cristo vive per intercedere per noi.

 

- Cristo è anche innalzato in quanto, dopo la risurrezione, tutto il potere gli è stato dato in cielo e in terra, per questo ora è con noi fino alla fine dell’età presente:

Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. 

Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.  Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente.  (Matteo 28:18-20)

 

  - Cristo è stato innalzato in quanto tutto il giudizio è stato dato a Lui:

Infatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figlio vivifica chi vuole. 

Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.

Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato. 

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 

In verità, in verità vi dico: l'ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l'avranno udita, vivranno. 

Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso; e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figlio dell'uomo. 

Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio.    (Giovanni 5:21-29)

  

- Cristo è stato innalzato in quanto è stato dato come Capo supremo alla Chiesa (cfr Efesini 1:22; 5:23; Colossesi 1:18)

 

…gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome…

Questi sono solamente alcuni aspetti in cui Cristo è stato estremamente innalzato da Dio, ma Paolo ce ne indica uno in particolare: gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome.

Nella Scrittura il nome di una persona è molto più che solo un modo di chiamarla, il nome di una persona rappresenta la persona stessa, per questo, più volte nell’Antico Testamento vediamo esempi in cui Dio cambia il nome di qualcuno, perché cambia la persona e il suo destino.

Perciò, quando questo versetto dichiara che Dio ha dato a Cristo un nome che è al di sopra di ogni nome, parla di come Cristo è assolutamente superiore in ogni senso ad ogni creatura in tutto l’universo.

Cristo non ha rivali, non si possono paragonare altri con Cristo, perché non c’è nessuna creatura pari a Cristo Gesù:

- solo Gesù è il Cristo (il Messia, l’Unto di Dio: Il Profeta (La Parola di Dio), il Re, Il Sommo Sacerdote)

- solo Gesù Cristo è il Redentore, nessun altro ha pagato alcuna parte della nostra salvezza.

- solo Cristo è il nostro Mediatore, non ci sono altri mediatori fra l’uomo e Dio.

- solo Cristo Gesù è il Giusto Giudice del mondo.

- solo Gesù Cristo è stato tentato in ogni cosa, però senza peccare, in modo che può comprendere ogni nostra tentazione e prova.

- solo Gesù Cristo è l’eterno Figlio di Dio.

- solo Cristo ha tutta l’autorità in cielo e in terra.

- solo Cristo vive sempre per intercedere per noi.

 

In ognuno dei suoi ruoli, Cristo ha il nome che è al di sopra di ogni altro nome.

 

Pietro sintetizzava questo nella sua predicazione di pentecoste:

In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati».  (Atti 4:12)

La Salvezza sta nel Nome, ovvero, nella persona di Gesù Cristo.

 

…affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

 Dio ha sovranamente innalzato Cristo, e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché, cioè, come risultato, nel nome di Cristo avvengano sostanzialmente due cose:

1) si pieghi ogni ginocchio di ogni creatura

2) ogni creatura confessi che Gesù Cristo è il Signore

 

 1) si pieghi ogni ginocchio di ogni creatura

 

Piegare le ginocchia è sia un atto fisico di resa che un simbolo di sottomissione e riverenza.

 Chi sarà sottomesso a Cristo?

Ogni ginocchio, il che vuol dire ogni creatura, nei cieli, sulla terra, e sotto terra, sarà sottomesso a Cristo, perché questo è il disegno di Dio:

…infatti sta scritto: «Come è vero che vivo», dice il Signore, «ogni ginocchio si piegherà davanti a me, e ogni lingua darà gloria a Dio».

 E se questo è il disegno di Dio, consideriamo quello che disse Giobbe:

Io riconosco che tu puoi tutto e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno.  (Giobbe 42:2)

 

2) ogni creatura confessi che Gesù Cristo è il Signore

 Nella stessa maniera ogni creatura, ogni lingua, confesserà, riconoscerà, dichiarerà, che Gesù Cristo è realmente il SIGNORE.

Gesù Cristo sarà riconosciuto in senso assoluto da ogni creatura e ogni persona e ogni essere spirituale, come il glorioso o sovrano Dio.

 E questi due risultati, saranno universali:

- Nei cieli: la dimora degli angeli.

Già quando Cristo era sulla terra, nello stato di umiliazione, gli angeli Lo adoravano e Lo onoravano, quanto di più ora che Cristo è nella Sua gloria visibile.

 - Sulla terra: tutti gli uomini, buoni o cattivi, saranno sottomessi a Cristo.

Gli uomini che sono salvati e gli uomini ribelli, tutti quanti riconosceranno Cristo come il Signore.

Tutti piegheranno le loro ginocchia in sottomissione a Lui, chi volontariamente e con cuore grato e profonda devozione (i redenti e il creato liberato dal peccato) e chi in modo forzato (i ribelli), perché nessuno potrà resistere al potere di Cristo quando ritornerà sulla terra come giudice.

 - Sotto la terra: sotto la terra è la dimora dei morti, cioè, coloro che non sono salvati, e dei demoni.

Sappiamo che anche quando Gesù era sulla terra i demoni hanno riconosciuto che era il Figlio di Dio e Gli sono stati soggetti a Lui; quanto più quando Gesù ritornerà nella sua gloria!

Quando Gesù Cristo verrà nella sua gloria, ogni ribellione sarà totalmente distrutta ed Egli avrà un regno assoluto e eterno.

 

***

E’ importante che comprendiamo quanto grande è stata l’umiliazione di Cristo e quanto gloriosa è la sua elevazione perché comprendendo questo comprenderemo anche quanto è importante seguire le Sue orme.

 

Dobbiamo capire questa Verità per riuscire a gioire anche in mezzo alle prove, sapendo che il nostro Signore e Salvatore, che è passato per la Grande Prova con totale umiltà e sottomissione è oggi oltremodo glorioso e innalzato.

Questo è inoltre un principio fondamentale divino, Dio innalza coloro che veramente si umiliano:

Poiché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato».

(Luca 14:11)

Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v’innalzerà.

(Giacomo 4:10)

Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; (1 Pietro 5:6)

 

E quando sarà Dio ad innalzarci nessuno ci potrà abbassare e quando Dio abbasserà qualcuno nessuno potrà rialzarlo, Davide che aveva compreso questo, anche quando era costretto a fuggire dal palazzo reale assediato da suo figlio Absalom, disse:

Ma tu, o Eterno, sei uno scudo attorno a me, sei la mia gloria, colui che mi rialza il capo.  (Salmo 3:3)

 

Ricordiamo ancora le parole del cantico di Maria:

Egli ha operato potentemente con il suo braccio; ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore; ha detronizzato i potenti, e ha innalzato gli umili; ha colmato di beni gli affamati, e ha rimandato a mani vuote i ricchi.

(Luca 1:51-53)

 

Questa Verità è veramente troppo grande per poterla comprendere veramente fino in fondo con la nostra mente, dobbiamo accettarla e crederla per fede, non troveremo mai una spiegazione logica a questo, non è possibile accettarla con una mente naturale lucida, solo un pazzo (umanamente parlando), o un bambino, è in grado di credere una cosa del genere, ma a Dio è piaciuto così:

Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio.

(1 Corinzi 1:26-29)

In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto.

(Matteo 11:25-26)

Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli.

(Matteo 18:2-4)

 

Lasciate i bambini, non impedite che vengano da me, perché il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro

(Matteo 19:14)

 

 

 Gianni Marinuzzi