LETTERA DI PAOLO AI FILIPPESI -

La gioia della santificazione

 

 

 

Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand'ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore;

 infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire,

secondo il suo disegno benevolo.

Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, perché siate irreprensibili e integri,

figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa,

nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita,

in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato.

Ma se anche vengo offerto in libazione sul sacrificio e sul servizio della vostra fede,

ne gioisco e me ne rallegro con tutti voi;

e nello stesso modo gioitene anche voi e rallegratevene con me.

(Filippesi 2:12-18)

 

***

Finora abbiamo visto l’enorme privilegio che abbiamo di partecipare al Vangelo, grazie a Dio che ha iniziato la buona opera della salvezza in noi e che la porterà a compimento e che anche in mezzo alle situazioni difficili, che sembrano una sconfitta, Dio è al comando e può convertire il male in bene.

Paolo ci ha quindi esortato a comportarci in modo degno di un cittadino del cielo, cioè degno del vangelo di Cristo, durante il tempo che abbiamo qui sulla terra.

Ora ci esorta ancora più specificamente ad un comportamento degno e giusto per uno che ha ricevuto la grazia di Dio e che ha compreso la realtà e la potenza dell’incarnazione e della Sua umiliazione fino al Sacrificio Totale di sé stesso che è per noi un Sommo esempio da seguire.

Ma come discepoli di Gesù Cristo siamo chiamati a vivere come cittadini dei cieli e secondo i Suoi insegnamenti e secondo il Suo esempio, questo nostro condurci è chiamata la santificazione, ovvero quel processo che porta il credente che matura a spogliarsi progressivamente della sua natura carnale per esaltare la nuova creatura conforme a Cristo, già in questo mondo come testimonianza e dimostrazione di quello che è avvenuto nell’interiore.

Questo processo ci attirerà inevitabilmente la persecuzione sotto tutte le sue forme, dal disprezzo alle critiche, ai maltrattamenti di ogni genere, ma proprio in tutte queste cose il cristiano sperimenta la Gioia di soffrire per Cristo.

 

Possiamo dividere questo brano in tre sezioni:

  - L’UBBIDIENZA ALLA VOLONTA’ DI DIO                                                      (2:12-13)

  - DELLE VERE STELLE                                                                                           (2:14-16)

  - LA GIOIA NELLA SOFFERENZA                                                                     (2:17-18)

 

***

 

L’UBBIDIENZA ALLA VOLONTA’ DI DIO                                            (2:12-13)

 

Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand'ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo.

 Paolo ricorda come i suoi cari, si dimostrarono subito ubbidienti davanti alla predicazione del Vangelo. Questa espressione di Paolo ci illustra come i fratelli di Filippi ebbero uno slancio immediato, una immediato desiderio di partecipare al Vangelo sotto ogni aspetto, possiamo ricordare:

 - la prontezza di Lidia:

Una donna della città di Tiatiri, commerciante di porpora, di nome Lidia, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare. Il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. Dopo che fu battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: «Se avete giudicato ch'io sia fedele al Signore, entrate in casa mia, e alloggiatevi». E ci costrinse ad accettare. (Atti 16:14-15)

 - la prontezza del carceriere:

Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e, tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che debbo fare per essere salvato?»

Ed essi risposero: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia».

Poi annunciarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua. Ed egli li prese con sé in quella stessa ora della notte, lavò le loro piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi.  Poi li fece salire in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio. (Atti 16:29-34)

 

Una prontezza ad ubbidire che Paolo non aveva dimenticato e che si era dimostrata anche successivamente e che ora vuole confermare anche in sua assenza, con il loro adoperarsi (mettere in pratica nella loro vita tutti i giorni) per il compimento della loro salvezza, santificandosi in vista del giorno di Cristo.

Quindi considerando ciò che ha fatto Gesù Cristo per salvarci ed il fatto che tutto il mondo Lo riconoscerà e sarà a Lui assoggettato;

…come dobbiamo vivere mentre aspettiamo quel meraviglioso Giorno?

 

Dobbiamo sapere che tutto quello che Dio chiede da noi, lo chiede come risposta a quello che Egli ha fatto per noi per primo.

Se capiamo questa Verità, sapremo che “i suoi comandamenti non sono gravosi”:

Perché questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.  (1 Giovanni 5:3)

 

E la ragione per cui i comandamenti di Dio non sono gravosi è perché Dio ci dà la Sua Grazia prima (in modo abbondante), e poi ci chiede di rispondere in base all’abbondante grazia che abbiamo ricevuto, fornendoci anche tutto quanto serve per adempierli.

 

Possiamo fare uno degli esempi più lampanti e più difficili: amare i fratelli.

Possiamo noi amare i fratelli? Mi sembra già di sentire il coro: …dipende!

E invece Giovanni scrive:

  Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.  (1 Giovanni 4:19)

 

Se siamo stati amati da Dio e se abbiamo sperimentato il Suo Amore, mi dispiace ma non abbiamo molte scuse, infatti sempre Giovanni dice:

In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio; come pure chi non ama suo fratello.

Poiché questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri…

…Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte.

Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna.

Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.  (tratto da 1 Giovanni 3:10-16)

 

Quindi il fatto che Dio ci abbia amati nella nostra totale indegnità e che noi abbiamo riconosciuto questo amore totalmente immeritato, ci mette automaticamente in grado di comprendere che dobbiamo amare (almeno) i nostri fratelli.

Abbiamo visto nell’esempio di Cristo che la vera umiltà nei confronti di Dio si manifesta nella vera ubbidienza a Dio in ogni cosa.

 E Paolo riconosce che questo amore, i fratelli di Filippi glielo hanno sempre dimostrato ampiamente essendo stati sempre ubbidienti, non solo come in sua presenza (nei primi giorni passati tra il lavatoio presso il fiume e la casa di Lidia e del carceriere e durante i suoi passaggi nel terzo viaggio missionario), ma molto più adesso in sua assenza.

Questi credenti erano quindi sempre stati ubbidienti, cioè avevano camminato fedelmente nella via del Signore, avevano ubbidito agli insegnamenti che Paolo aveva dato loro.

Come per la vera ubbidienza, anche la vera fede si manifesta nella ubbidienza.

Dove non c’è ubbidienza, non c’è vera fede, non c’è vera umiltà, e non c’è chiaro frutto della salvezza, quindi l’ubbidienza a Dio ed alla Sua Parola è fondamentale per provare lo spirito che muove ogni credente.

Ed i credenti di Filippi chiesa erano sempre stati ubbidienti, non solo quando Paolo era presente, ma anche di più quando era assente.

Ricordiamo cosa scrive Paolo ai fratelli di Colosse, circa il servo che serve in assenza del padrone:

Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore. (Colossesi 3:22)

 

Nel mondo, è facile fare cose per essere visti, per far sembrare qualcosa che non è vera (come piace agli uomini).

Noi stessi siamo molto inclini ad agire così, però, questa è ipocrisia.

Questi credenti non erano ipocriti, ubbidivano veramente all’insegnamento impartito loro da Paolo, sia quando egli era presente, sia quando era assente (come piace a Dio).

La loro ubbidienza rispecchiava una vera fede nel Signore.

E Paolo, prima di esortarli a compiere un passo di fede successivo, ricorda loro la costanza della loro ubbidienza nel passato, perché l’esperienza del credente è importante per affrontare le nuove prove, ricordiamo cosa disse Davide a Saul in occasione della sfida del gigante Golia:

Il SIGNORE, che mi liberò dalla zampa del leone e dalla zampa dell'orso, mi libererà anche dalla mano di questo Filisteo.  (1 Samuele 17:37)

 

Ma ora li esorta ad un passo successivo; Paolo fa sempre così, non si accontenta di “vivacchiare”, egli ama vedere crescere la Chiesa e i suoi membri (cfr Filemone), e consapevole della capacità di crescere che Dio ha loro fornito (infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo), li esorta ad adoperarsi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore.

 

Innanzi tutto dobbiamo subito precisare che Paolo non sta qui scrivendo di adoperarsi per la propria salvezza; sarebbe una dottrina sbagliata, noi non possiamo fare nulla per la nostra salvezza, Paolo stesso lo dichiara più volte:

…com'è scritto: Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno…

…mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.  (tratto da Romani 3:10-20)

 

…io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l'incorruttibilità.  (1 Corinzi 15:50)

…sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato.  (Galati 2:16)

E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio è evidente…

(Galati 3:11)

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti.

(Efesini 2:8-9)

 

Paolo sta scrivendo di adoperarci al compimento della nostra salvezza con timore e tremore, allora dobbiamo chiederci:

- in che senso dobbiamo adoperarci al compimento della nostra salvezza?

(cfr Luca 13:23-24)

- perché dobbiamo farlo con timore e tremore?        (cfr Ebrei 12:18-29)

 

- in che senso dobbiamo sforzarci?                  (cfr Ebrei 4:11)

- in che senso dobbiamo impegnarci?          (cfr 2 Pietro 5:10)

- in che senso dobbiamo salvarci da questa perversa generazione?

(cfr Atti 2:40)

 

Per comprendere questo dobbiamo partire dal principio che è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo (verso 13).

Noi dobbiamo adoperarci con timore e tremore, ma è Dio che produce in noi il volere e l’agire, ovvero Dio opera in noi in modo invisibile e noi con il nostro impegno rendiamo la Sua Opera visibile, per questo la fede è dimostrazione di cose che non si vedono (cfr Ebrei 11:1).

 

Ma dobbiamo adoperarci con timore e tremore, non con sufficienza e superficialità, purtroppo oggi si è completamente perso ogni concetto di sacralità, la predicazione di un “Vangelo populista” ha prodotto un popolo senza timore di Dio; non si ha più alcun rispetto, di nessun genere, la grazia a buon mercato, ha distrutto ogni parvenza di timore, figuriamoci di tremore!

Dobbiamo invece ammettere che la vera salvezza produce un vero impegno (timorato e soggetto ad un profondo desiderio di non sbagliare) che risponde a ciò che Dio stesso sta operando in noi due azioni:

 

1)              Il volere

La vera fede in Cristo non è solo credere le cose giuste e ubbidire; quando una persona è veramente salvata, Dio ne cambia i desideri, il volere.

Un vero figlio di Dio vuole seguire Dio, Dio non forza l’uomo ad amarlo, Dio opera per cambiare il volere, in modo che il vero credente vuole amare e seguire Dio.

Questa è Opera di Dio che solo Dio può compiere:

Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. 

Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni.

(Ezechiele 36:26-27)

Dio opera nel credente per produrre il volere.

 

L’uomo naturale non vuole venire a Dio, anzi Lo fugge.

L’uomo naturale non vuole ubbidire a Dio, di istinto è incline alla disubbidienza.

L’uomo naturale non vuole sottomettersi a Dio, vuole mantenere la sua indipendenza a la sua autorità.

Ma questo verso insegna che quando Dio salva qualcuno, ne cambia il volere.

 

2)              L’agire

Finché siamo in questo corpo, dobbiamo lottare contro la carne.

Perciò, sentiamo Gesù dire ai tre apostoli, quando Egli pregava nel giardino:

Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole.  (Matteo 26:41)

 

La carne è debole e chiunque cerca di veramente seguire Dio con la propria forza sa molto bene che non ce la facciamo; se dovessimo adoperarci al compimento della nostra salvezza solamente con la nostra forza naturale saremmo ridicoli e meschini.

Però, come Dio cambia il nostro volere, così Dio cambia anche il nostro agire, ciò che sarebbe stato impossibile per noi, diventa possibile.

Quando consideriamo la grandezza dei comandamenti di Dio, se guardiamo solo alla nostra capacità umana, sarebbe giusto e logico essere scoraggiati, ma se abbiamo compreso che DIO sta operando in noi sia il volere che l’agire, riusciamo a credere che questo è effettivamente a Lui possibile!

Siamo quindi chiamati a fortificarci nel SIGNORE, e nella forza della SUA potenza.

Non possiamo e non dobbiamo vivere la vita cristiana nella nostra forza.

Dobbiamo adoperarci per il compimento della nostra salvezza nella forza di Dio in noi.

Noi sappiamo che se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove (cfr 2 Corinzi 5:17) e quindi chi è in Cristo ha un nuovo cuore, un cuore disposto a credere ed a ubbidire veramente al Signore per compiere la propria salvezza.

Chi è veramente in Cristo si sforzerà (lottando contro le sue tendenze naturali) per entrare degnamente nel regno di Dio (pur riconoscendo che la forza e lo stesso desiderio che prova vengono da Dio che ci ha donato il Suo Spirito Santo).

Non esiste una salvezza vera che è passiva, che non dimostra alcun impegno nel fare la Volontà di Dio, con molta probabilità quella persona che non si impegna attivamente nella vita cristiana dimostra di non appartenere veramente a Cristo, per questo sta scritto che i falsi ed i veri cristiani si riconoscono dai loro frutti.

E per questa lotta è richiesta la massima forza e l’impegno più grande nella vita, infatti Paolo enfatizza il concetto con il principio del timore e tremore, non con superficialità e lassismo.

Purtroppo spesso si predica un vangelo molto superficiale che illude il peccatore di trovare una salvezza che non costa nulla (cosa peraltro vera per quanto riguarda il riscatto della propria anima) ma il credere e non mettere in pratica gli insegnamenti di Dio illude:

  Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi.  (Giacomo 1:22)

Dobbiamo adoperarci con timore e tremore: un santo timore di Dio, sapendo che Dio è un Dio santo che odia il peccato e ci chiederà comunque conte del nostro operato.

 

Pietro infatti ci ricorda:

Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a rendere sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai. In questo modo infatti vi sarà ampiamente concesso l’ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.  (2 Pietro 1:10-11)

 

Dobbiamo quindi riconoscere la nostra responsabilità, infatti l’uomo è responsabile per la propria salvezza, questo motivo Dio sarà dichiarato giusto quando condannerà le persone eternamente.

Per questo dobbiamo impegnarci come se la salvezza dipendesse totalmente da noi, con timore e tremore ma, allo stesso tempo, possiamo avere pace e gioia, sapendo che DIO sta operando in noi.

Quando riconosciamo il volere di onorare Dio, e di ubbidire Dio, e di sottometterci a Dio, possiamo riconoscere la mano di Dio all’opera in noi.

 

DELLE VERE STELLE                                                                                    (2:14-16)

 

Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, perché siate irreprensibili e integri,

figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa,

nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita,

 in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato.

 

Paolo ci insegna che:

…tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza.  (Romani 15:4)

E tra le cose scritte nel passato, abbiamo l’esempio del popolo di Israele, che su questi argomenti può essere fonte di sicure istruzioni.

Dobbiamo veramente imparare a vedere gli insegnamenti del Signore, i Suoi comandamenti, come delle istruzioni che vengono fornite con una macchina dalla casa produttrice.

Se noi veramente comprendessimo questo, vedremo nelle istruzioni del Signore, non una limitazione all’uso ma delle istruzioni per usare la macchina in modo corretto e sfruttarne al massimo le sue qualità.

I comandamenti di Dio sono stati dati (come ogni cosa che viene dall’alto – cfr Giacomo 1:17) per il nostro bene, per provvederci delle benedizioni, per farci evitare dei problemi e delle difficoltà e soprattutto per tenerci vicini a Lui.

Quindi alla luce di queste riflessioni accostiamoci alla Scrittura con umiltà e desiderio di obbedire, senza mormorii e senza dispute.

 Infatti Dio ci comanda di fare ogni cosa senza mormorii e senza dispute.

 

…senza mormorii…

Nel mondo mormorare è molto normale, dai bambini piccoli ai vecchi, mormorare fa parte del mondo in cui viviamo ed è la esternazione di una sofferenza.

Ma perché mormorare è un peccato così grave?

Dobbiamo considerare che il mormorare nasce sempre da un atteggiamento d’orgoglio perché se una persona è veramente umile non mormora.

Anche quando succedono delle cose che umanamente sono ingiuste, colui che è umile sa che in realtà, non merita alcun bene ed accetta senza mormorare quello che gli arriva, non arrogandosi alcun diritto di sorta.

Chi invece mormora dichiara di meritare qualcosa di meglio.

Dobbiamo quindi comprendere che quando mormoriamo, stiamo (nella realtà) criticando l’operato di Dio, in quanto se noi crediamo che tutta la nostra vita è sotto il controllo di Dio, dobbiamo anche credere che anche le prove, i problemi e le ingiustizie che accadono nella nostra vita sono condotti, controllati e pesati da Dio per noi.

Mormorare contro qualche situazione della nostra vita vuol dire mormorare contro Dio, perché è Dio che coordina le prove che ci arrivano, per la nostra crescita ed il nostro perfezionamento.

Possiamo vedere questo proprio nell’esempio che ci ha lasciato il popolo di Israele nel deserto:

Dio attraverso Mosè (a sua volta preparato da Dio con quarant’anni di solitudine e nomadismo) aveva guidato gli ebrei fuori dall’Egitto e li aveva condotti nel deserto.

Nel deserto vi furono delle situazioni difficili ed il popolo mormorava contro Mosè e contro Aaronne, ma in realtà, il loro mormorare era contro Dio:

 

Tutta la comunità dei figli d’Israele mormorò contro Mosè e contro Aaronne nel deserto…Domattina vedrete la gloria del SIGNORE, poiché egli ha udito i vostri mormorii contro il SIGNORE. Quanto a noi, che cosa siamo perché mormoriate contro di noi?  (tratto da Esodo 16:2-7)

Dobbiamo quindi ammettere che mormorare è un atto di ribellione che nasce dall’orgoglio di chi crede di meritare qualcosa, ed è una esplicita critica circa l’operato di Dio nella nostra vita.

 

…senza dispute…

La parola qui usata per “dispute” ha molto a che vedere con il dubitare, ovvero con il domandarsi se una cosa è veramente giusta, in altre parole, valutare la validità di qualcosa.

La stessa parola in greco la troviamo in tanti, ad esempio:

Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore?  (Luca 24:38) 

Ma Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse loro: «Che cosa pensate nei vostri cuori?  (Luca 5:22)

Ma egli conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati, e mettiti in mezzo!» Ed egli, alzatosi, stette in piedi.  (Luca 6:8)

 

Quindi le dispute alle quali si riferisce Paolo in questo brano sono quelle discussioni circa la validità degli insegnamenti scritturali, che vanno invece creduti come i piccoli fanciulli (non come degli adolescenti ribelli).

Ma cosa ci serve per permetterci di vivere veramente, facendo ogni cosa senza mormorii e senza dispute?

Ci vogliono essenzialmente due cose: la fede e l’umiltà.

Dobbiamo credere (fede) ed accettare (umiltà) che tutto il bene che riceviamo, in fin dei conti, viene (o è permesso in qualche modo) da Dio ed è a noi utile.

 

Ma dobbiamo anche considerare che questo modo di condurci ci porta ad essere:

- irreprensibili

- integri

- figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa,

- splendenti come astri nel mondo,

- tenendo alta la Parola di Vita.

 

Consideriamo questi meravigliosi risultati che arrivano nella nostra vita quando facciamo ogni cosa senza mormorii e senza dispute (dubitare della validità della Parola di Dio).

 

- irreprensibili

Quando camminiamo per fede e con umiltà, facciamo ogni cosa senza mormorii e senza dispute, siamo irreprensibili e integri, da non intendere come perfezione davanti a Dio (che è impossibile da raggiungere con la nostra carne) ma davanti agli occhi del mondo.

Il nostro comportamento è la base della nostra testimonianza.

Vale poco essere pronti a parlare di Dio se in realtà il nostro comportamento non rispecchia la presenza di Dio in noi, la nostra testimonianza non sarà credibile e risulterà dannosa.

Quando questo versetto dice: “perché (o affinché) siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo” sta parlando di come possiamo essere davanti al mondo.

La parola “irreprensibile” (greco amemptoi) vuole dire senza motivo di accusa, senza riprovazione; questo non vuole dire essere perfetti, ma senza dare adito ad accuse fondate.

Quando viviamo con umiltà e con fede, non mormorando e senza dispute, allora, il mondo non avrà veri motivi per accusarci, davanti a lui saremo irreprensibili, ovvero non daremo occasione di criticare la Chiesa di Dio.

 

- integri

Saremo inoltre integri (greco akeraioi, letteralmente non mischiato, aggettivo usato per il vino o per i metalli), in altre parole sinceri, genuini, senza pensieri doppi.

La stessa parola è usata da Paolo in Romani 16:19:

Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti.

Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male.

L’idea è quella di uno che rimane puro, senza mischiare il bene e il male, ricordiamo cosa dice il Signore:

Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro!  (Isaia 5:20)

E ancora questa è la stessa parola che Gesù rivolse ai dodici:

 …io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.  (Matteo 10:16)

 

- figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa

Un terzo risultato o frutto del nostro camminare per fede, in umiltà senza mormorii e senza dispute, sarà l’essere davanti al mondo, figli di Dio senza biasimo (senza giudizio morale negativo, senza possibilità di critica distruttiva), le persone intorno a noi non troveranno alcun vero motivo per criticarci e giudicarci male.

Chiaramente non mancheranno le false accuse che l’odio del mondo ci rivolgerà, ma non saremo stati ad avergli dato motivo, dobbiamo aspettarci le accuse del mondo che ci odia, Gesù ci ha avvertito:

Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me.

Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia.  (Giovanni 15:18-19)

 

Come anche scrive Pietro:

Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dalle carnali concupiscenze che danno l’assalto contro l’anima, avendo una buona condotta fra gli stranieri, affinché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui lì visiterà. (1 Pietro 2:11-12)

 

Nonostante le false accuse, quando facciamo ogni cosa senza mormorii e senza dispute, saremo riconosciuti come figli di Dio senza biasimo in mezzo ad una generazione storta e perversa.

Viviamo in una generazione storta e perversa, entrambe questi aggettivi vogliono dire “non diritto”, ovvero che non camminano secondo i principi stabiliti da Dio, e questa fu la dichiarazione di Pietro il giorno della pentecoste:

…con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: Salvatevi da questa perversa generazione.  (Atti 2:40)

 

Se il Signore ha indicato una via da seguire, il mondo ne segue un’altra, una via storta, ma oltre ad essere storta è anche perversa in quanto non è direzionata al bene ma alla malvagità, infatti oggi la nostra società:

- dichiara male quello che Dio dichiara bene, dichiara bene quello che Dio dichiara male.

- unisce quello che Dio ha separato, separa quello che Dio ha unito.

Questa è una generazione storta e perversa e Dio ci chiama a fare ogni cosa senza mormorii e senza dispute, per essere figli di Dio senza biasimo in questa generazione.

 

- risplendenti come astri nel mondo

Quando noi abbiamo l’umiltà e la fede di fare ogni cosa senza mormorii e senza dispute, allora, in mezzo a questa generazione storta e perversa, succede un’altra cosa meravigliosa, risplendiamo come astri nel mondo.

 Il mondo senza Dio è un mondo di tenebre e noi possiamo essere una luce per le persone intorno a noi.

Ma per essere risplendenti si deve vedere la differenza tra le tenebre e la Luce che siamo!

Se la nostra vita è una vita mondana, che non si differenzia da quella della generazione storta e perversa che è intorno a noi, non risplenderemo affatto.

 Paolo, fa la stessa esortazione anche ai fratelli di Efeso:

…perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità esaminando che cosa sia gradito al Signore.

Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto.

Ma tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste;   (Efesini 5:8-13)

 

Siamo quindi chiamati a comportarci come figli della luce.

Siamo chiamati altresì ad evitare le opere delle tenebre.

Perché abbiamo un compito, un mandato da perseguire: tenere alta la Parola della Vita!

 

- tenendo alta la Parola di Vita.

Quando facciamo ogni cosa senza mormorii e senza dispute, come Dio ci comanda di vivere, allora risplenderemo come astri nel mondo, e così facendo, terremo alta la Parola di Vita, il Nome di Cristo.

Quando viviamo facendo tutto senza mormorii e senza dispute, Gesù Cristo, la Parola di vita eterna, diventa visibile in noi.

Le persone possono vedere Cristo in noi; e vedendolo, possono contemplarlo.

Noi possiamo manifestare Gesù Cristo al mondo con una vita vissuta con umiltà e per fede, facendo ogni cosa senza mormorii e senza dispute.

 

…in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato.

Il nostro vivere facendo tutto senza mormorii e senza dispute, ci renderà irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplenderemo come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita, per un risultato fondamentale: non rendere vana l’opera di Dio in noi nel giorno di Cristo!

Questa è la vera motivazione della Gioia che spinge il credente a santificarsi, a separarsi progressivamente dal mondo, a essere “diverso” da tutto ciò che lo circonda.

Ma il credente deve sapere che essere un santo, significa essere un “separato”, un “tratto fuori da”, per dirla in modo chiaro: un emarginato!

Un emarginato da tutti, dai corrotti e anche da coloro che non sono santi (o fanno finta di esserlo); un soggetto esposto ad ogni tipo di critica, di disprezzo, e questo è un prezzo da pagare che bisogna mettere in conto, come dice Gesù stesso:

 

Or molta gente andava con lui; ed egli, rivolto verso la folla disse:

«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.

E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare".

Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace.

Così dunque ognuno di voi, che non rinuncia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo.

Il sale, certo, è buono; ma se anche il sale diventa insipido, con che cosa gli si darà sapore?

Non serve né per il terreno, né per il concime; lo si butta via.

Chi ha orecchi per udire oda».             (Luca 14:25-35)

 

La Scrittura ci ha insegnato come tutti i santi profeti dell’Antico Testamento fossero emarginati dal popolo che voleva mantenere il nome di Dio ma contestualmente vivere come i pagani, riducendo la propria appartenenza a Dio ad una semplice religiosità vuota e sterile; questo è assolutamente identico a quello che succede ora.

Chi desidera santificarsi, vivere la fede in modo da non renderla vana, deve lucidamente prepararsi a subire tutte le conseguenze di una scelta radicale, tutto in vista della Gioia che proverà (e che pregusta fin da ora) nel giorno di Cristo.

Il giorno di Cristo è quel meraviglioso giorno nel quale Cristo Gesù ritornerà alla terra per salvare e per giudicare e Paolo sta parlando di non aver nulla da vergognarsi nel giorno di Cristo, quando ogni credente sarà giudicato per le sue opere mentre era sulla terra.

Paolo ci insegna che tutta la vita serve a prepararci per il gran giorno di Cristo.

Ogni giorno della nostra vita dovremmo tenere gli occhi fissati sul quel gran giorno, ogni decisione che prendiamo dovrebbe tener conto di quel giorno, solo così possiamo vivere senza rimpianti.

Quando arriveremo a quel grande Giorno, il Giorno di Cristo, vedremo che l’unica cosa che veramente ha valore è quello che porta gloria a Cristo.

 

Allora vedremo che:

- ogni decisione di questa vita andava presa alla luce di quel giorno

- ogni atteggiamento andava valutato alla luce di quel giorno

 

Paolo sapeva questo, per questo motivo egli ci esorta a vivere in modo che in quel gran giorno, ciascuno di noi non avrà faticato invano e non avrà corso invano.

 

Paolo ci incita a condurci in modo che in quel giorno, non avremo da vergognarci e gli sforzi di coloro che si sono impegnati per la nostra crescita non saranno stati vani e lo fa per la nostra Gioia.

 

***

 

LA GIOIA NELLA SOFFERENZA                                                             (2:17-18)

 

Ma se anche vengo offerto in libazione sul sacrificio e sul servizio della vostra fede,

ne gioisco e me ne rallegro con tutti voi;

e nello stesso modo gioitene anche voi e rallegratevene con me.

Davanti a tutto questo Paolo (nella Gioia che provava) era prontissimo ad essere offerto in libazione sul sacrificio e sul servizio della loro fede.

Cos’è una libazione?

Nelle religioni antiche, la libazione era un’offerta sacrificale di sostanze liquide versate sull’altare o sulla terra.

Paolo stava quindi dicendo che egli era pronto a versare il suo sangue, alla morte, per promuovere la loro fede.

Paolo in questo momento si trovava in prigione a causa del Vangelo, aveva subito tante terribili sofferenze per poter annunciare il vangelo e insegnare a coloro che avevano creduto e questa sua dichiarazione è una sincera dichiarazione della sua disponibilità a sacrificare tutto per promuovere la loro fede, anzi se ne rallegrava ed invitava i fratelli a rallegrarsene con lui!

Paolo trovava la gioia nella fede e nel perseguire la santificazione, anche se la sua vita era fortemente provata, piena di sofferenze, persecuzioni, difficoltà di ogni genere, ma aveva ben compreso che comunque sarebbe stato l’esito finale, ne sarebbe valsa la pena!

Nella sua lettera ai corinzi descrive già (in parte) quello che ha subito per il Vangelo, ma non vi è in Lui alcun rammarico:

Sono servitori di Cristo? Io (parlo come uno fuori di sé) lo sono più di loro; più di loro per le fatiche, più di loro per le prigionie, assai più di loro per le percosse subite.

Spesso sono stato in pericolo di morte.

Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato; tre volte ho fatto naufragio; ho passato un giorno e una notte negli abissi marini.

Spesso in viaggio, in pericolo sui fiumi, in pericolo per i briganti, in pericolo da parte dei miei connazionali, in pericolo da parte degli stranieri, in pericolo nelle città, in pericolo nei deserti, in pericolo sul mare, in pericolo tra falsi fratelli; in fatiche e in pene; spesse volte in veglie, nella fame e nella sete, spesse volte nei digiuni, nel freddo e nella nudità.

(2 Corinzi 11:23-27)

  

Alla fine dei suoi giorni scriverà a Timoteo della sua solitudine, ma quello che traspare dalle sue parole, è uno spirito gioioso e pieno di speranza e la sua unica preoccupazione è ancora il servizio per la Chiesa (il ministero):

Quanto a me, io sto per essere offerto in libazione, e il tempo della mia partenza è giunto.

Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede.

Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.

Cerca di venir presto da me, perché Dema, avendo amato questo mondo, mi ha lasciato e se n'è andato a Tessalonica. Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me.

Prendi Marco e conducilo con te; poiché mi è molto utile per il ministero.

Tichico l'ho mandato a Efeso.

Quando verrai porta il mantello che ho lasciato a Troas da Carpo, e i libri,  specialmente le pergamene.

Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere.

Guàrdati anche tu da lui, perché egli si è opposto violentemente alle nostre parole.

Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; ciò non venga loro imputato!

Il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte, affinché per mezzo mio il messaggio fosse proclamato e lo ascoltassero tutti i pagani; e sono stato liberato dalle fauci del leone.

Il Signore mi libererà da ogni azione malvagia e mi salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

(2 Timoteo 4:6-18)

 

Tutto questo è possibile solo se abbiamo fede nelle Promesse di Dio:

…non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno.

Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

(2 Corinzi 4:16-18)

 

 Gianni Marinuzzi