La lettera alla chiesa di Sardi

LA CHIESA DELL’APPARENZA

«All'angelo della chiesa di Sardi scrivi:

Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle:

"Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto.

Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio.

Ricòrdati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti.

Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti.

Tuttavia a Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianche vesti, perché ne sono degni.

Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.

Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese".

APOCALISSE 3:1-6

 

La città di Sardi (oggi un piccolo villaggio chiamato Sarti), era una grande città dell’Asia minore situata a circa 45 Km a sud est di Tiatiri, su un monte con uno strapiombo di 500 metri al di sopra della valle sottostante, con un unico accesso attraverso una strada sottile, ciò la rendeva una fortezza quasi inespugnabile.

La ricchezza della città era leggendaria. Il più grande dei re di Sardi si chiamava Creso. Il proverbio, ”Ricco come Creso” si applicava a persone ricchissime.

Grazie a lui la città raggiunse l’apice del suo splendore e con lui precipitò nella sua rovina. A volte la ricchezza rende arrogante. Creso dichiarò guerra a Ciro, re di Persia. Ciò segnò la fine della grandezza di Sardi.

Dopo una prima sconfitta, Creso si ritirò nella sua cittadella, convinto che fosse inespugnabile.  Dopo 14 giorni di assedio, Ciro offrì una ricompensa speciale a chiunque avesse scoperto un modo per conquistare la città.

Un giorno uno dei suoi soldati, Ieroiade, vide cadere l’elmetto di una delle guardie, la quale scese lungo il precipizio per riprenderselo.

Ciò gli fece capire che la parete benché ripida poteva essere scalata.

Quella stessa notte Ieroiade guidò un gruppo di soldati persiani lungo quel tratto e quando giunsero in cima scoprirono le postazioni senza guardie.

Evidentemente gli abitanti di Sardi si sentivano così sicuri, da non aver bisogno di guardie. 

Sardi, dunque cadde nelle mani di Ciro nel 549 a.C., perché i cittadini si sentivano troppo al sicuri che pensavano di non aver bisogno delle guardie.

 

Più avanti Sardi si arrese ad Alessandro Magno, il quale la fece diventare una città di cultura greca. Dopo la Sua morte ci fu una lotta al potere.

Un certo Acheo insieme al suo esercito cercò rifugiò nell’inespugnabile città di Sardi.

Per un anno intero la città resistette all’assedio, fino a quando un soldato di nome Lagora fece la stessa cosa che aveva fatto il soldato di Ciro.

Di notte condusse un gruppo di soldati lungo le rupi. Gli abitanti avevano dimenticato la lezione precedente. Di nuovo la città era senza guardie, e cadde perché non era stata vigilante.

 

Dal punto di vista religioso era un centro di culto pagano dove era stato costruito un tempio ad Artemide di cui ci sono ancora oggi le rovine. Gli archeologi hanno localizzato le rovine di una chiesa cristiana che era stata edificata proprio accanto al tempio di Artemide.

 

«All'angelo della chiesa di Sardi scrivi:

Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle:

Gesù si presenta come Colui che ha i sette spiriti di Dio, cioè la pienezza dello Spirito, raffigurato con la menorah, il candelabro a 7 braccia, con 7 lampade, nel santuario. 

Lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo, gli occhi di Jahweh (Za 4.2-10) e i sette occhi dell'Agnello (Ap 5.6), mandati per tutta la terra, sono identici.

Questa presentazione come Colui che ha la pienezza dello Spirito Santo, fa presagire quale poteva essere il rimprovero alla chiesa di Sardi, la mancanza di Spirito, la mancanza della Vita.

Ricordiamoci che è lo Spirito di Dio che fa Vivere ( della vera Vita ) l’uomo:

"Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente. (Genesi 2:7)

Lo Spirito di Dio mi ha creato, e il soffio dell'Onnipotente mi dà la vita. (Giobbe 33:4)

Egli, con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua saggezza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli. Quando fa udire la sua voce, c'è un rumore d'acque nel cielo; egli fa salire i vapori dalle estremità della terra, fa guizzare i lampi per la pioggia e sprigiona il vento dai suoi serbatoi; ogni uomo allora diventa stupido, privo di conoscenza; ogni orafo ha vergogna delle sue immagini scolpite; perché le sue immagini fuse sono menzogna e non c'è soffio vitale in loro.  (Geremia 10:12-14)

Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi».

Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo.

A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».  (Giovanni 20:21-23)

 

Il Signore ha (nella sua man destra 1:16) le sette stelle, cioè i messaggeri delle chiese.

Gesù è il Padrone, il Signore di tutte le chiese.

 

"Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto.

Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio.

C'è una speciale solennità in questo conosco le tue opere quando si tratta, come qui, di una chiesa che ha un'apparenza e una riputazione di vita non rispondenti alla realtà.

Questa realtà Cristo la discerne attraverso le apparenze.

“Io conosco”, questa dichiarazione che traduce in parole il senso del simbolo degli occhi simili ad una fiamma di fuoco, è ripetuta letteralmente, o in termini equivalenti, al principio di ognuna delle lettere.

Gesù conosce le opere di ogni essere umano. 

Che cosa rileva Gesù dalle opere del messaggero della chiesa di Sardi? 

Intanto rileva che il nome di vivere, ovvero apparentemente tutto funzionava, probabilmente le altre chiese pensavano che la comunità di Sardi era viva, attiva.

Ma lo sguardo di Gesù Cristo che va oltre l’apparenza rilevava invece che lui era (spiritualmente) morto.

 

Questa sentenza lapidaria ci ricorda l’espressione di Gesù quando si rivolgeva ai farisei:

"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità."

(Matteo 23:27-28)

 

Nella prossima frase dirà: n"on ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio."

Ovvero le opere ci sono anche, ma non sono perfette (o più correttamente “compiute”).

La chiesa ha nome di vivere, cioè gode presso alle sue sorelle la riputazione d'essere una chiesa prospera, perché non ha abbandonato la sana dottrina, pratica il culto, ha una qualche attività; ma in realtà è morta spiritualmente perché è venuta meno in lei la vita di fede, di speranza e di amore ch'essa possedeva al principio.

E probabilmente adeguato il quadro di colui “che ha le forme della pietà ma ne ha rinnegata la potenza.”  (2 Timoteo 3:5)

Ha il corpo, ma l'anima non c'è più.

La morte non è ancora completa in tutti nè in tutto; ci sono alcuni pochi membri viventi e fedeli; ce ne sono altri in cui la vita sta per spegnersi, ma può esser rianimata; ci sono istituzioni ed attività languenti ma suscettibili di nuovo vigore.

Lo stato della chiesa è descritto come un torpore spirituale che se non è rotto bruscamente, diventa vera morte.

Torna in mente la parabola delle dieci vergini che si addormentano, o l'esortazione di Paolo: «Risvegliati tu che dormi e risorgi dai morti e Cristo t'inonderà di luce.»  (Efesini 5:14)

Come fosse la chiesa caduta in un tale stato, non ci è detto.

L'atmosfera moralmente viziata che i credenti respiravano in Sardi, il benessere materiale, l'assenza di persecuzioni, la negligenza nel valersi dei mezzi di grazia, e nel praticare i doveri cristiani, hanno dovuto contribuire a produrre il triste risultato.

Il messaggio di Cristo mira a svegliar la chiesa dal sonno fatale che l'invade.

Perciò gli ordina Sii vigilante”. 

Letteralmente diventa vigilante (gregorio - veglio, desto, vigilante), cioè quello che non sei. E fai quello che non stai facendo rafforza - Chi? - il resto che sta per morire.

C'erano nella chiesa dei credenti che stavano per morire spiritualmente.

Certo a me torna strano che un responsabile che era morto doveva rafforzare quelli che stavano per morire, comunque non devo capire tutto.

C'è stata noncuranza, rilassatezza, sonnolenza; da ciò il brusco: 'Svègliati e vigila - rivolto ai conduttori ed alla parte che ha conservato qualche vitalità.

Il resto che sta per morire s'intende di quel po' di vita che rimane ancora in una parte dei membri e che può esser accresciuta e rafforzata con opportuno trattamento corroborante.

La chiesa è anemica e le sue opere, se anche son soddisfacenti agli occhi degli uomini, non sono giudicate compiute da Dio che le trova mancanti per numero, per qualità, per lo spirito in cui sono fatte.

La chiesa tralascia certi suoi doveri manifesti e altri ne compie ma di malavoglia, senza slancio d'amore, per sola abitudine.

 

Ricòrdati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti.

Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti.

Come ad Efeso il Signore dice: 'Ricordati donde sei caduto e ravvediti'; come ai Giudeo-cristiani l'autore dell'Epistola agli Ebrei dice:

“Ricordatevi dei giorni di prima quando, dopo essere stati illuminati, voi sosteneste una così gran lotta di patimenti.”  (Ebrei 10:32)

Così ai cristiani di Sardi Cristo ingiunge di ricordarsi del modo in cui avevano ricevuto ed ascoltato, s'intende: l'evangelo, che è era stato loro annunziato per la prima volta.

Da questo si intuisce che lo avevano ricevuto con gioia, con entusiasmo e ascoltato come un messaggio divino.

Così i Galati avevano accolto Paolo come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso  (cfr Galati 4:14); così i giudei Bereesi ricevettero la Parola con ogni premura e le folle in Samaria prestavano attenzione alla cose dette da Filippo ( cfr Atti 17:11; 8:6 ).

Il ricordo dell'ardore col quale avevano accolto ed ascoltato il vangelo nei primi tempi, era la condanna della loro noncuranza posteriore e della loro attuale indifferenza.

Quel che aveva fatto un tempo la loro felicità essi lo devono serbare con maggior zelo, perchè si tratta della verità relativa alla loro salvezza, e in devono contestualmente pentirsi di avere lasciato spegnere quasi interamente in loro medesimi la sacra fiamma della vita spirituale.

 

Ricordati dunque.

Ovvero: visto che sei morto e non sei vigilante e non fai il tuo dovere ti ordino di ricordarti in maniera che diventi vigilante.

Di che cosa doveva ricordarsi?  Di come ha ricevuto e ascoltato la Parola.

Continua a serbarla

Questa traduzione può dare una falsa comprensione, come se lui stesse già serbando la parola ascoltata.

Invece l'ordine è:  serbala o: adempila o osservala continuamente 

(questo continuamente è sottinteso dato che il verbo serbare è un presente imperativo).

Lui doveva fare ciò che non stava facendo, perciò era morto. 

Uno può ricevere e ascoltare la Parola di Dio senza applicarla nella propria vita.

 

Ravvediti.

Ravvedimento, nella teologia cristiana, traduce il termine greco μετανοια, che significa "trasformazione della mente", e che è spesso usato nella Septuaginta per tradurre il termine tardo ebraico nacham.

Definito in questo modo, "ravvedimento" potrebbe apparire qualcosa di esclusivamente intellettuale. Non è così, in quanto gli scrittori della Bibbia erano fortemente consapevoli dell'unità della personalità umana.

"Trasformare la mente" era essenzialmente modificare il nostro atteggiamento e così, almeno in principio, cambiare il nostro modo di agire e l'intero modo di vivere.

Il ravvedimento è un principio importante nella predicazione biblica (Geremia 25, 1-7; Marco 1,15; Marco 6,12; Luca 1,16 e sgg.; Atti 2,38 ecc.).

Un brano dell'Antico Testamento che non usa questa parola, esprime bene il suo significato: "Chi copre le sue colpe non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia" (Proverbi 28,13).

Il ravvedimento è un aspetto della conversione, l'altro è la fede.

Essi sono due aspetti di un'unica esperienza, quella in cui un uomo o una donna abbandona ciò che Dio considera peccato e si affida completamente a Cristo.

L'iniziale ravvedimento dovrebbe condurre alla rinuncia abituale al peccato.

Il ravvedimento, propriamente detto, non dovrebbe essere confuso con la penitenza, termine che spesso, nelle versioni cattoliche romane della Bibbia traduce lo stesso μετανοια.

L'idea che penitenza suggerisce è, infatti, più l'esecuzione di atti prescritti dalla Chiesa per espiare peccati post-battesimali, ma quest'idea non trova riscontro come tale nel Nuovo Testamento, ma fa parte di un'evoluzione posteriore del concetto.

 (Fonte Wikipedia)

 

Il ravvedimento è il primo passo verso un nuovo rapporto con Gesù ed è necessario ogni volta quando cadiamo o non abbiamo fatto il nostro dovere.

Perché se non sarai vigilante… ... se non ti svegli e non fai quello che ti ho ordinato allora vengo [lett.:] sopra di te come un ladro - quando meno te l'aspetti, e subirai il mio giudizio.

Ovvero: Risvegliati dal tuo sonno spirituale mortale, e rafforza le tue ultime deboli manifestazioni di vita.

Nel nuovo Patto troviamo molte esortazioni a restare svegli, vigilare:

“Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, fortificatevi.” (1 Corinzi 16:13)

Risvègliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce.” (Efesini 5:14)

“…pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza.” (Efesini 6:18)

“Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte.

Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza.

Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui.” (1 Tessalonicesi 5:6-10)

“Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio.” (2 Timoteo 4:5)

“La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera.” (1 Pietro 4:7)

“Perciò avrò cura di ricordarvi continuamente queste cose, benché le conosciate e siate saldi nella verità che è presso di voi.

E ritengo che sia giusto, finché sono in questa tenda, di tenervi desti con le mie esortazioni. So che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come il Signore nostro Gesù Cristo mi ha fatto sapere. Ma mi impegnerò affinché dopo la mia partenza abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose.” (2 Pietro 1:12-15)

“Ecco, io vengo come un ladro; beato chi veglia e custodisce le sue vesti perché non cammini nudo e non si veda la sua vergogna.” (Apocalisse 16:15)

 

E’ interessante notare il concetto di “ladro nella notte”, spesso anche tra coloro che credono nel Signore si sente dire che il Signore tornerà come un ladro, ma un attento esame del testo di 1 Tessalonicesi 5:1-5 ci fa comprendere che il Signore tornerà come un ladro per chi non lo aspetta (quelli della notte) ma i credenti (che sono del giorno) non dovranno essere sorpresi del Suo ritorno, anzi quel momento sarà atteso e non li dovrebbe cogliere di sorpresa!

“Quanto poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte.

Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre.” (1 Tessalonicesi 5:1-5)

Pertanto il rimprovero fatto al messaggero della chiesa di sardi è equiparato ad un giudizio di un non credente, che non si cura delle faccende del Suo padrone e varrà colto di sorpresa al Suo ritorno!

La chiesa di Sardi pare aver preso a cuore l'avvertimento, poiché la ritroviamo verso la metà del secondo secolo con il vescovo Melitone alla testa, che fu uno dei primi commentatori dell'Apocalisse, secondo Eusebio.

Che cosa fa Cristo per produrre un risveglio nella chiesa di Sardi?

Egli riconosce e incoraggia la fedeltà dei pochi i quali, senza lasciar la chiesa rimasta cristiana di professione, si sono mantenuti viventi in mezzo al generale decadimento della vita spirituale e morale.

Cerca di rianimar la vita là dove esiste ancora come lucignolo fumante vicino a spegnersi.

Squarcia i veli delle illusioni facendo conoscere alla chiesa il suo stato reale: 'Hai nome di vivere, e sei morto'; le sue opere non son quello che dovrebbero, la noncuranza, la falsa sicurezza, il torpore si sono impadroniti di lei.

La richiama energicamente alle sue origini, alla Parola del Vangelo ch'essa aveva accolto con gioia e ch'essa deve serbare con amore, praticare e non più trascurare.

Le ingiunge il ravvedimento e la vigilanza e, se anche questi mezzi non bastano a scuoterla, la minaccia di usare mezzi disciplinari per lei più dolorosi.

Soltanto quando risultino inefficaci questi mezzi, la chiesa sarà reietta. Non diversi sono i mezzi adoperati dal Signore nel corso dei secoli per risvegliare sia le anime dei cristiani dormienti, sia le chiese morte o moribonde.

La Parola di Dio resa efficace dallo Spirito di vita è la luce che rivela alle anime il loro stato reale e addita il rimedio nel pentimento e nel ritorno fidente al Cristo via, verità e vita.

 

Tuttavia a Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianche vesti, perché ne sono degni.

Il giusto giudizio del Signore distingue tra le colpe della collettività e quelle dei singoli membri.

Ci sono nella chiesa i morti spiritualmente e i moribondi, ma ci sono pure i membri viventi; soltanto, questi ultimi sono un'infima minoranza: alcune poche persone.

Questi, dopo aver ricevuto per la fede in Cristo il perdono ed esser stati rinnovati, moralmente dallo Spirito, hanno perseverato nella buona via che è quella della santificazione e non sono tornati a contaminarsi col ricader nelle sozzure di una vita paganeggiante.

La loro fedeltà cristiana è descritta con un'immagine: non hanno contaminato le loro vesti.

Vuol dire che gli altri le hanno contaminati, con la vita rilassata della città in cui vivevano. 

Non sono vissuti in compromesso con i peccati, con l'immoralità della città, proprio nell’apocalisse, poco prima della battaglia di Armaghedon troviamo questa espressione: 

“Ecco, io vengo come un ladro; beato chi veglia e custodisce le sue vesti perché non cammini nudo e non si veda la sua vergogna.” (Apocalisse 16:15)

Chi si mantiene puro camminerà insieme a Gesù in vesti bianche, che sono l'emblema della purezza, della vittoria sul male, di festeggiamenti, perché ne sono degni . 

Ciò non vuol dire che abbiano meritato la salvezza ma che non hanno ricevuto la grazia invano, che hanno seguito la via dell'agnello.

La fede è cosa personale e la vita d'una comunità cristiana non è che la somma delle vite individuali.

Se nei membri d'una chiesa manca la vita personale di fede, di amore e di santa attività, qualunque sia la riputazione di cui gode, la chiesa è morta.

Il fatto che, tra la folla dei professanti, Cristo conosce coloro che vivono in comunione con lui e si ritraggono dall'iniquità, contiene un prezioso incoraggiamento alla fedeltà individuale anche là dove l'ambiente è deprimente e soporifero.

Le minoranze fedeli sono quelle che mantengono accesa la fiamma della vita nelle chiese malate; sono il cuore che batte ancora, il ceppo che conserva la vitalità dell'albero anche se molti rami sono secchi:

-       Nei tempi più tenebrosi del popolo d'Israele, i settemila che non piegarono il ginocchio davanti a Baal costituirono il residuo eletto del popolo di Dio, il sale che impedì la corruzione completa della massa.

-       E nei giorni più tristi della cristianità, i pochi fedeli al Vangelo hanno formato la chiesa invisibile che il nemico non potrà mai estinguere; sono stati i testimoni che han tenuta alta la face della verità.

Far come fanno i più è regola mondana, far quel che Cristo prescrive ai suoi - anche se si è in pochi o soli - è la via sola buona che mena alla vittoria, ed alla gloria celeste.

Paolo scrisse ai credenti di Corinto che lui era per la grazia di Dio quello che era; e che la grazia di Dio verso lui non è stata vana; anzi lui ha faticato più di tutti gli altri; ma non lui, ma la grazia di Dio che era con lui. ( cfr 1 Corinzi 15.10 )

La promessa di Dio è per tutti coloro che vincono, che non si lasciano trascinare dall'andazzo del mondo e dalle sue concupiscenze.

E’ interessante notare che si parla di contaminazione della veste bianca, in realtà non si parla di fornicazione ( contaminazione del corpo ), ma di contaminazione della veste, ovvero corruzione dei costumi, è praticamente il contrario della santificazione.

Paolo scrive: Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.

( Galati 3:27 )

Il problema di Sardi è che sporcavano questa veste donata da Dio, sempre Paolo scrive ai corinzi:

“Poiché abbiamo queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio.” (2 Corinzi 7:1)

Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.

 

Come sempre il Signore dà una ricompensa sulla base di quello che uno ha seminato, per chi non ha contaminato la sua veste, il Signore lo vestirà di vesti bianche, lo dichiarerà giusto, puro.

 

Le vesti bianche sono i vestiti dei ventiquattro anziani che sono alla presenza di Dio:

Attorno al trono c'erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d'oro sul capo.” (Apocalisse 4:4)

 E sono anche il vestito della grande folla proveniente dalla grande tribolazione:

 

“Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all'Agnello».” (Apocalisse 7:9-10)

 

Il Signore aggiunge che i loro nomi non saranno cancellati dal libro della vita.

Questa affermazione potrebbe indicare che il nome di qualche credente potrebbe essere cancellato dal libro della vita?

La similitudine del libro della vita è tolta dall'uso di tener un registro della popolazione dal quale sono cancellati i nomi dei morti.

L'immagine s'incontra fin dall'Esodo 32:32-33:

Se no, dice Mosè a Dio, cancellami dal tuo libro che hai scritto.

Fra le esecrazioni del Salmo 69 si legge al verso 28:

Sian cancellati dal libro della vita e non siano iscritti coi giusti.

Il profeta Daniele, parlando del giudizio finale degli ultimi tempi scrive:

In quel tempo sorgerà Michele, il grande capo, il difensore dei figli del tuo popolo; vi sarà un tempo di angoscia, come non ce ne fu mai da quando sorsero le nazioni fino a quel tempo; e in quel tempo, il tuo popolo sarà salvato; cioè, tutti quelli che saranno trovati iscritti nel libro.

Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia.

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno.

Tu, Daniele, tieni nascoste queste parole e sigilla il libro sino al tempo della fine.

Molti lo studieranno con cura e la conoscenza aumenterà

( Daniele 12:1-4 )

Anche il profeta Malachia parla di questo libro di ricordi in onore dei servi di Dio:

Allora quelli che hanno timore del SIGNORE si sono parlati l'un l'altro; il SIGNORE è stato attento e ha ascoltato; un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che temono il SIGNORE e rispettano il suo nome.

«Essi saranno, nel giorno che io preparo, saranno la mia proprietà particolare», dice il SIGNORE degli eserciti; «io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve.

Voi vedrete di nuovo la differenza che c'è fra il giusto e l'empio, fra colui che serve Dio
e colui che non lo serve
.
" (Malachia 3:16)

 

Ai discepoli Gesù dice:

“Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.” (Luca 10:20)

Paolo parlando dei suoi zelanti collaboratori scrive:

“Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita.” (Filippesi 4:3)

Nell'Apocalisse poi l'espressione torna spesso:

“L'adoreranno tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla creazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello che è stato immolato.” (Apocalisse 13:8)

 

La bestia che hai vista era, e non è; essa deve salire dall'abisso e andare in perdizione.

Gli abitanti della terra, i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla creazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo.” (Apocalisse 17:8)

E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono.

I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere.

Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere.

Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.” (Apocalisse 20:12-15)

E nulla di impuro, né chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello. (Apocalisse 21:27)

Per natura siamo tutti spiritualmente morti:

“Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli.

Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri.

Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù, per mostrare nei tempi futuri l'immensa ricchezza della sua grazia, mediante la bontà che egli ha avuta per noi in Cristo Gesù.” (Efesini 2:1-7)

Il Signore ci ha dato la nuova vita in Cristo, ci ha aperto gli occhi per la sua grazia in Gesù. Per la fede in Lui ci ha fatto nascere di nuovo. 

Il figlio prodigo viveva per tanti anni in comunione col suo padre, ma poi voleva vivere senza la tutela del suo genitore e ha lasciato la casa paterna.

Quando tornò pentito a casa il padre disse che era morto e che è tornato in vita (Lu 15:24). Paolo scrisse che una vedova che si abbandona ai piaceri, benché viva è morta (1 Ti 5:6). Il peccato uccide, ci separa da Dio. 

L’esempio di Sardi ci fa capire che il credente, finché è su questa terra, non è immune nei confronti del peccato, è preservato dalla morte spirituale ma è soggetto alle cadute, anche rovinose. 

Il peccato spia del continuo alla porta e se uno non vigila, in un momento di debolezza prima che si accorge è caduto.

A volte il peccato si avvicina come il serpente ad Eva facendoci vedere il peccato in una luce desiderabile e lecita. 

"Intanto sono salvato per grazia".

1.    La Parola di Dio ci dà la certezza della salvezza (Gv 5:24; 6:35-37), ma ci mette anche in guardia a vegliare. 

Tutti dobbiamo vigilare nei confronti del diavolo:

Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare.

Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi per il mondo.”  (1 Pietro 5:8-9). 

La storia di Sardi ci ricorda cosa succede quando una città non veglia contro il nemico, perché si sente al sicuro. 

Paolo, parlando dell’esempio di Israele nel deserto ci scrive:

Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè; mangiarono tutti lo stesso cibo spirituale, bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo.

Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque: infatti furono abbattuti nel deserto.

Or queste cose avvennero per servire da esempio a noi, affinché non siamo bramosi di cose cattive, come lo furono costoro, e perché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto è scritto: «Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi».

Non fornichiamo come alcuni di loro fornicarono e ne caddero, in un giorno solo, ventitremila.

Non tentiamo il Signore, come alcuni di loro lo tentarono, e perirono, morsi dai serpenti.

Non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, e perirono colpiti dal distruttore.

Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche.

Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.

Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare.” (1 Corinzi 10:1-13)

Non basta cantare: "son salvato per grazia", il canto continua: "e a Lui dò la gloria".

Se non siamo impegnati nell'opera del Signore ( non nelle attività della chiesa ), siamo già semi sconfitti. 

 

La chiesa di Sardi non aveva problemi con falsi dottori né era minacciata dall’esterno sia dai pagani che dai giudei e come conseguenza si è addormentata. 

Se non vogliamo addormentarci e raffreddarci dobbiamo leggere e meditare ogni giorno la Parola, coltivare la comunione con il Signore ed i fratelli, vivere per Gesù ricordando che Cristo è morto e risuscitato per noi affinché non vivessimo più per noi stessi ma per colui che è morto e risuscitato per noi.

Chi non è attivo con il Signore per la causa Sua rattrista lo Spirito santo e man mano lo spegne. 

Dobbiamo vegliare contro le tentazioni, la tentazione aspetta sempre il momento opportuno per attaccarci.

Un momento di passione, un momento di debolezza della volontà, un momento di stanchezza di corpo o di spirito, un momento di troppa fiducia in noi stessi.

 

2.    Dobbiamo vegliare per quanto riguarda la venuta del Signore:

Gesù ci dice: Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.

“Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa.

Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà.

Qual è mai il servo fedele e prudente che il padrone ha costituito sui domestici per dare loro il vitto a suo tempo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato!”

(Matteo 24:42-46)

“Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri…”

( 1 Tessalonicesi 5:4-6 )

 

3.    Dobbiamo essere vigilanti contro i falsi insegnamenti, Paolo implorava gli anziani di Efeso con queste parole:

Io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli.

Perciò vegliate, ricordandovi che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire ciascuno con lacrime.” (Atti 20:29-31).

 

L’espressione confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli, riproduce quasi testualmente le parole di Cristo che si leggono in Matteo 10:32; Luca 12:8 e lascia supporre che la maggioranza dei cristiani di Sardi si vergognasse di confessare il nome di Cristo davanti ai pagani.

Che privilegio avrà il fedele figlio di Dio che avrà amato il ritorno del Signore e l’avrà atteso con diligenza, il suo nome sarà confessato dal Signore Gesù davanti al Padre e davanti agli angeli!

Che ne dite… …non ne vale la pena?

 

Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

L’avvertimento finale, presente in tutte le lettere alle sette chiese, richiama l’attenzione di chiunque è in grado di ascoltare, pertanto va oltre i destinatari della singola chiesa alla quale è indirizzato il messaggio.

Ciascun messaggio esprime il pensiero di Cristo di fronte allo stato particolare della chiesa cui è rivolto; ma ognuno che abbia orecchio per udire cose spirituali, saprà applicare al proprio stato gli incoraggiamenti, le esortazioni, i biasimi e le promesse contenute nella varie lettere.

I messaggi sono parola di Cristo: “ Queste cose dice Colui… “ e sono ugualmente Parola dello Spirito Santo: “ ciò che lo Spirito dice alle chiese “.

Gianni Marinuzzi