Apocalisse - La dedica e la presentazione

Apocalisse 1:9-20

Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, ero nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.

Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea».

Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d'oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d'uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d'oro all'altezza del petto.

Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque. Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza.

Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto.

Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: «Non temere, io sono il primo e l'ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades. Scrivi dunque le cose che hai viste, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito, il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra, e dei sette candelabri d'oro.

Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese.

 

9 Io, Giovanni, vostro fratello e partecipe con voi della tribolazione, del regno e della costanza in Gesù, ero nell'isola chiamata Patmo, a motivo della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.

Col relegare l'apostolo Giovanni nell'isolotto di Patmos, l'autorità pagana ha creduto di troncare la sua attività religiosa nell'Asia proconsolare; invece, il re celeste si è valso di quest'esilio per allargare oltremodo la cerchia di quell'attività.

Non solo Giovanni scriverà ancora alle chiese d'Asia, ma riceverà delle rivelazioni che serviranno a istruire, a confortare, a confermare nel corso di molti secoli le chiese del mondo intero.

Così Dio sa trarre il bene dal male.

Patmos chiamata anche Palmosa e Patino è un'isoletta rocciosa, senza importanza, quasi senza abitanti, situata nel gruppo delle Sporadi ad ovest della costa dell'Asia.

Plinio attesta che i Romani ne avevano fatto una colonia penale.

E quelli che vi erano confinati dovevano lavorare nelle miniere o nelle cave di marmo.

Gli scrittori ecclesiastici del secondo secolo riferiscono che l'apostolo Giovanni vi era stato relegato a motivo della sua fedeltà e del suo zelo nel predicar la parola di Dio e in specie nel render testimonianza a Cristo qual Figliuolo di Dio e Salvatore del mondo.

Giovanni è relegato perchè è stato fedele nel testimoniar di Cristo.

Tali conseguenze non sono casuali, la persecuzione non è una eventualità, è una certezza!

Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati.

( 2 Timoteo 3:12 )

Chi è fedele nella parte dell'opera affidatagli, sarà in grado di comprender sempre meglio il piano generale di Dio.

Giovanni ha studiato con cura i profeti dell'Ant.T.; ha meditato le dichiarazioni profetiche di Gesù ai suoi discepoli.

Il suo linguaggio è pieno di ebraismi, saturo di allusioni a istituzioni, a fatti, a figure, a promesse dell'Ant.T.

Lo studio delle profezie anteriori ha preparato l'apostolo a ricever le nuove che riassumono, chiariscono e completano le antiche.

Senza lo studio delle Sacre Scritture i disegni di Dio quali si svolgono nella storia restano un mistero impenetrabile. Sullo scorcio del secolo apostolico, Giovanni medita sullo stato della Chiesa cristiana.

La persecuzione di Nerone è passata da tempo; ma l'autorità pagana si mostra sempre più avversa ai cristiani; le chiese sono qua e là invase da errori o cadute nell'indifferenza.

Che ne sarà della Chiesa di Dio? Delle promesse di Cristo? La sua venuta è ella imminente?

A tali angosciose preoccupazioni rispondono le visioni concessegli.

Chi è più preoccupato di sè che delle sorti del regno di Dio, non è in condizione di comprendere i disegni divini.

Giovanni fa un preciso riferimento alla tribolazione e alla costanza, la tribolazione è una diretta conseguenza dell’essere cristiani, l’Apocalisse è quindi un libro scritto a dei servi di Dio ( vedi il prologo ) perseguitati.

 

La tribolazione è stata preannunciata da Gesù:

Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo». ( Giovanni 16:33 )

Ricordatevi della parola che vi ho detta: "Il servo non è più grande del suo signore". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. ( Giovanni 15:20 )

… però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato.” ( Matteo 13:21 )

 

E confermata dagli apostoli:

“… siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera.”  ( Romani 12:12 )

“Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?” ( Romani 8:35 )

“Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati.”   (2 Timoteo 3:12)

 

Che ci indicano la strada per superare la tribolazione e la persecuzione, la costanza:

“Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose, e ricerca la giustizia, la pietà, la fede, l'amore, la costanza e la mansuetudine.” ( 1 Timoteo 6:11 )

“… se abbiamo costanza, con lui anche regneremo; ( 2 Timoteo 2:12 )

“… sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l'opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti.” ( Giacomo 1:3-4 )

 

10 Fui rapito (lett. fui) in ispirito nel giorno del Signore e udii dietro a me una gran voce come d'una tromba!

 

L'espressione (Cfr. Apocalisse 4:2; 21:10) non vuol dir soltanto che fu ispirato, ma che, sotto l'influenza dello Spirito di Dio, egli fu elevato in uno stato in cui lo spirito suo soltanto, ossia l'organo superiore atto a percepir le cose divine, si trovava attivo, mentre il corpo ed i sensi erano come in istato di letargia.

Un tale stato è chiamato altrove nel N.T. l'estasi che vale propriamente un 'esser fuori' dello stato normale, cosciente, che poi è lo stato a cui è chiamato a vivere ogni singolo credente, il significato del termine “ chiesa” significa proprio “ chiamati fuori da”.

Così di Pietro si narra Atti 10:10 che «fu rapito in estasi e vide il cielo aperto...» e Paolo, parlando delle visioni e rivelazioni avute, dice, 2Corinzi 12:2, che fu rapito fino al terzo cielo, ma non sa dir se «col corpo o senza il corpo». Cfr. altro esempio di estasi Atti 17:17-18.

Il giorno del Signore, può indicare, secondo alcuni la domenica, secondo altri il giorno della resa dei conti, il giorno dove trionferà la giustizia di Dio, dove sarà proclamata la vittoria.

Il suono della tromba, sta a ricordare una chiamata, un appello, un segnale, un avvertimento per l’esercito di Dio, questo suono, non è un semplice “tono melodico”, ha un messaggio chiaro per Giovanni, è un preciso ordine.

 

11 che diceva: Quel che tu vedi, cioè, che stai per vedere, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea.

Il libro è l'Apocalisse per intero, non le sole lettere di Apocalisse 2-3 che non contengono la visione delle cose a venire Apocalisse 1:1,19.

Il libro è stato scritto in Patmos stessa sotto l'impressione immediata delle rivelazioni ricevute.

Il numero sette indica qui, come sempre, una totalità come “completezza”.

Per meglio comprendere il significato simbolico della descrizione di Giovanni, dobbiamo ricordare i materiali presenti nella costruzione del tabernacolo di Israele e il loro significato:

-       L’oro rappresenta la divinità;

-       L’argento rappresenta la redenzione, il riscatto ( Esodo 30:16 );

-       Il rame rappresenta la giustizia divina nel giudizio ( Numeri 16:36-40 );

-       Il legno di acacia rappresenta l’umanità immarcescibile;

-       L’olio rappresenta la luce dello Spirito Santo;

-       Gli aromi rappresentano il profumo, ovvero la testimonianza ( Filippesi 3:3);

-       Le pietre ( Esodo 25:7 ) rappresentano i riscattati, le pietre di onice sulle spalle del Sommo Sacerdote o da incastonare ( sul suo cuore );

 

Abbiamo poi il significato dei colori:

-       Blu ( o violaceo ): Colui che è sceso dal cielo;

-       Scarlatto: Sangue, sofferenza, gloria terrestre ( Numeri 4:8 );

-       Porpora: gloria universale al di là della sofferenza ( Numeri 4:13 );

-       Bianco: la purezza;

Abbiamo ancora il significato dei tessuti:

-       Lino: l’uomo perfetto, giusto verso Dio e verso gli uomini ( Apocalisse 19:8 );

-       Pelo di capra: Separazione dal mondo per Dio ( abbigliamento dei profeti cfr Zaccaria 13:4 / Matteo 3:4 );

-       Pelli di montone tinto in rosso: devozione fino alla morte ( il montone era l’offerta per la consacrazione, cfr Esodo 29:15-35 );

-       Pelli di tasso ( o di delfino ): resistenza a qualsiasi tentazione, umiltà ( coperta esterna del tabernacolo cfr Numeri 4:6 / Isaia 53:2 );

 

12 E io mi voltai per veder qual fosse la voce che mi parlava e come mi fui voltato, vidi sette candelabri d'oro

Giovanni si volta per vedere chi fosse a pronunciare quelle parole, ma non vede direttamente la fonte della voce, vede degli “strumenti”, così è di Dio, l’uomo non può vedere direttamente il volto di Dio, Egli rimane invisibile, Giovanni ripeterà tante volte “come” è letteralmente indescrivibile!

Proprio come Gesù ha fatto conoscere Dio, la Chiesa fa conoscere Gesù:

“Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere.” ( Giovanni 1:18 )

Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi».” ( Giovanni 20:21 )

“Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra.” ( Atti 1:8 )

Nel luogo santo dell'antico Tabernacolo c'era un candelabro d'oro, dal cui tronco si partivano tre bracci a destra e tre a sinistra.

Le sette lampade così ottenute simboleggiavano probabilmente la missione d'Israele.

Qui i candelabri sono separati perchè ciascuno rappresenta, come dirà in Apocalisse 1:20, una chiesa locale.

Gesù aveva detto ai suoi: 'Voi siete la luce del mondo... non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere...' Matteo 5:14-15.

E Paolo esortando i Filippesi a tenere una condotta irreprensibile in mezzo a una generazione corrotta, aggiunge: «nella quale voi risplendete come luminari nel mondo tenendo alta la Parola della vita».

Tale è la missione d'ogni chiesa cristiana, missione gloriosa come l'indica il fatto che sono d'oro i candelieri.

La chiesa locale è d’oro, della stessa sostanza di Dio, è un qualcosa di invisibile all’occhio umano ma di ben definito per Dio.

Una altra indicazione particolare può essere la forma del candelabro, esso rappresenta una struttura che tende ad uscire dalla terra e si propende verso il cielo, proprio come la Chiesa, chiamata fuori dal mondo, e propensa verso l’alto con in cima la Luce di Dio.

Come il candelabro riceve la luce e la fa risplendere davanti a tutti, così la Chiesa deve attingere la verità dalle Sacre Scritture e dalla comunione col Cristo luce del mondo, e la deve professare nella sua purezza, non tenerla nascosta al popolo, ma insegnarla ai piccoli ed ai grandi e recarla fino alle estremità della terra.

I servi di Cristo in senso particolare: stanno nella sua mano, a sua disposizione.

 

13 e in mezzo ai candelabri Uno somigliante a un figliuol d'uomo, vestito d'una veste lunga fino ai piedi e cinto d'una cintura d'oro all'altezza del petto.

I sette candelabri illuminano Colui che sta in mezzo a loro, non illuminano se stessi, lo scopo della Chiesa è quello di rendere luminosa la figura di Cristo in questo mondo buio!

Da notare che la particolare descrizione del figlio d’uomo corrisponde al vestimento sacerdotale di Aaronne e i suoi figli ( cfr Esodo 28:2-4 - Levitico 6:9-10 ).

Nelle sue visioni, Daniele vede venir sulle nuvole l'uno simile ad un figliuol d'uomo, al quale è dato il regno che non trapassa Daniele 7:13.

 

L'espressione qui si applica al Cristo stesso divenuto simile all'uomo in ogni cosa salvo nel peccato, abbassatosi fino alla morte ed ora glorificato d'una gloria di cui danno una qualche idea i simboli che seguono:

La veste di lino è segno esterno in Oriente di alta dignità, ma anche della giustizia immacolata del passato terrestre di Gesù.

In Apocalisse 15:6 sette angeli escono dal tempio «vestiti di lino puro e risplendente e col petto cinto di cinture d'oro».  I sacerdoti ed i re indossavano la veste talare.

La cintura d'oro era usata dai re.

In Daniele 10:5 l'angelo che parla con Daniele è vestito di lino ed ha sui fianchi una cintura d'oro fino di Ufaz.

Il Cristo che fa dei suoi redenti dei sacerdoti e dei re è egli stesso il Sacerdote ed il Apocalisse perfetto ed eterno.

Egli è il Capo invisibile ma sempre presente della sua Chiesa, la conosce a fondo, la conforta, la protegge, la guida, la corregge ed anche la castiga e giudica.

Perciò è rappresentato come stando in mezzo ai candelabri e camminante fra loro Apocalisse 2:1.

 

14 E il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come candida lana, come neve e i suoi occhi erano come una fiamma di fuoco

Il capo è qui la parte coperta dai capelli, visto che il volto è nominato a parte Apocalisse 1:16.

I capelli bianchi ci ricordano la purezza, che parte dal capo, dalla sede dei pensieri, la stessa fonte di pensiero è perfettamente pura.

I suoi occhi come fiamma di fuoco sono l’emblema della onniscienza che tutto investiga e tutto penetra, nei cuori e nelle chiese, e che denunzia e folgora tutto ciò che non è santo e buono.

L'emblema è ripetuto nella lettera alla chiesa di Tiatiri Apocalisse 2:18, di cui Cristo conosce le opere, loda il bene e punirà il male, «e tutte le chiese, aggiunge Apocalisse 1:23, conosceranno che io son colui che investigo le reni e i cuori e darò a ciascun di voi secondo le vostre opere».

Abacuc 1:13 dice:” Tu hai gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male “.

 

15 e i suoi piedi eran simili a terso rame, arroventato in una fornace e la sua voce era come la voce di molte acque

La derivazione e il senso esatto del greco calcolibano restano incerti.

Gli uni lo considerano come una specie d'incenso, ma l'incenso non si mette nella fornace; altri come una lega d'argento e d'oro, e altri con maggior probabilità, date le analogie con Daniele 10:6; Ezechiele 1:4; 7:27; 8:2, come una specie finissima di rame rovente e scintillante.

In Apocalisse 10. si legge d'un angelo potente che «i suoi piedi erano come colonne di fuoco».

In tutta la persona splende la gloria del Figliuol dell'uomo, che ha camminato per un tempo fra noi ed è stato provato come un metallo nella fornace ed è stato trovato puro, il rame ci parla del giusto giudizio di Dio che è caduto su di Lui.

La voce di molte acque è paragonabile all'alto fragore delle onde del mare.

Quando Ezechiele (Ezechiele 43:2 ebraico) contempla la gloria del Dio d'Israele, egli dice: «La sua voce era come il rumore di grandi acque e la terra era illuminata dalla sua gloria».

 

Il tuono è chiamato nell'A.T. la voce dell'Eterno:

Date al SIGNORE, o figli di Dio, date al SIGNORE gloria e forza!

Date al SIGNORE la gloria dovuta al suo nome; adorate il SIGNORE, con santa magnificenza.

La voce del SIGNORE è sulle acque; il Dio di gloria tuona; il SIGNORE è sulle grandi acque.

La voce del SIGNORE è potente, la voce del SIGNORE è piena di maestà.

La voce del SIGNORE rompe i cedri; il SIGNORE spezza i cedri del Libano.

Fa saltellare i monti come vitelli, il Libano e l'Ermon come giovani bufali.

La voce del SIGNORE fa guizzare i fulmini.

La voce del SIGNORE fa tremare il deserto; il SIGNORE fa tremare il deserto di Cades.

La voce del SIGNORE fa partorire le cerve e sfronda le selve.

E nel suo tempio tutto esclama: «Gloria!»

Il SIGNORE sedeva sovrano sul diluvio, anzi il SIGNORE siede re per sempre.

Il SIGNORE darà forza al suo popolo; il SIGNORE benedirà il suo popolo dandogli pace.

( Salmo 29 )

Udite, udite il fragore della sua voce, il rombo che esce dalla sua bocca!

Egli lo lancia sotto tutti i cieli e il suo lampo guizza fino alle estremità della terra.

Dopo il lampo, una voce rugge; egli tuona con la sua voce maestosa; quando si ode la voce, il fulmine non è già più nella sua mano.

Dio tuona con la sua voce in modo prodigioso; grandi cose egli fa che noi non comprendiamo. ( Giobbe 37:2-5 )

 Il SIGNORE farà udire la sua voce maestosa e mostrerà come colpisce con il suo braccio, nel furore della sua ira, tra le fiamme di un fuoco divorante, in mezzo a una tempesta, a un diluvio di pioggia, e a una gragnuola di sassi. ( Isaia 37:30 )

L'immagine è atta a dare un'idea della potenza gloriosa di Colui al quale ogni potestà è data nel cielo e sulla terra.

 

16 Ed egli teneva (lett. aveva) nella sua man destra sette stelle e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, acuta e il suo volto era come il sole quando splende nella sua forza.

Le sette stelle descritte anche in Apocalisse 1:20 rappresentano gli angeli delle sette chiese.

Il tenerli nella mano è simbolo di potere assoluto su di essi, sia che si tratti di dar loro degli ordini, o di proteggerli, o di rivolger loro rimproveri e minacce.

“…e nessuno le rapirà dalla mia mano.” (Giovanni 10:28)

Il deutero-Isaia esclama Isaia 49:2: 'Ha resa la mia bocca simile ad una spada acuta' e nell'Ep. agli Ebrei 4:12 si legge che «la parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito... e giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore».

Nella descrizione del Re-messia in Isaia 11:4 è detto che giudicherà i poveri con giustizia, ma «percoterà la terra colla verga (nella LXX: colla parola) della sua bocca e ucciderà l'empio col soffio delle sue labbra».

La spada che esce dalla bocca di Cristo rappresenta qui la parola di verità e di santità colla quale egli, taglia nel vivo delle magagne delle chiese, rappresenta pure le giuste sentenze ch'egli pronunzia ed eseguisce con potenza sopra i suoi nemici.

Alla chiesa di Pergamo dice: «Ravvediti dunque; se no verrò tosto a te e combatterò contro a loro (i Nicolaiti) con la spada della mia bocca».

 

In Apocalisse 19:21 è detto dei seguaci della bestia che «furono uccisi con la spada che usciva dalla bocca» del Fedele e Verace il cui nome è: la Parola di Dio.

La parola oyiV qui usata è la stessa utilizzata per descrivere il volto del passo di Giovanni 11:14 ove si parla del volto di Lazzaro.

Quando Gesù fu trasfigurato «la sua faccia risplendè come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce» Matteo 17:2.

Era quella una fugace anticipazione della gloria permanente ch'egli ora possiede e che l'occhio mortale non può contemplare.

Il sole splende nella sua forza nelle ore centrali d'una giornata senza nubi.

 

17 E quando l'ebbi veduto caddi ai suoi piedi come morto ed egli mise la sua man destra su di me, dicendo: Non temere, Io sono il primo e l'ultimo

Dio disse a Mosè: «Tu non puoi vedere il mio volto, perché l'uomo non può vedermi e vivere». (Esodo 33:20)

Giovanni, il discepolo che Gesù amava, era stato in relazione intima col Maestro; ma il contemplarlo ora nello splendore della sua gloria celeste, oltrepassa le forze della sua natura terrena ed egli cade tramortito e preso dal timore che assale la creatura peccatrice in presenza di Dio.

Un tempo Giovanni aveva posato il suo capo sul petto di Gesù ( Giovanni 13:25 ), ma ora non può più comportarsi così verso il Cristo nella gloria!

Col toccare il suo vecchio servitore, il Cristo gli comunica nuove forze fisiche; col dirgli: 'Non temere', infonde coraggio nell'animo di lui. Cfr. Daniele 10:19: 'Non temere, uomo gradito, pace sia teco, fatti animo, fatti animo'.

Il gesto di Gesù e le Sue parole, dimostrano a Gesù che quella morte che non permetteva il contatto diretto tra l’uomo e Dio è stata vinta ed Egli ha il potere di risuscitare ed Egli stesso ne è la prova inconfutabile.

Giovanni è chiamato a ricevere rivelazioni tremende intorno alle future tribolazioni del popolo di Dio; ma troverà conforto nel pensiero che Cristo è il Vivente, il padrone della morte.

«In lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili..., tutte le cose sono state create per mezzo di lui ed in vista di lui ed egli è avanti ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui». Così Paolo ai Colossesi 1:16-17.

In Isaia 44:6; 48:12 ebraico, l'Eterno è chiamato il primo e l'ultimo.

Il Figliuol di Dio partecipa all'essenza divina e come tale è al principio di tutte le cose e sarà anche l'ultimo cioè sussisterà immutato quando saranno stati inabissati tutti i suoi nemici, quando i cieli e la terra attuali saranno passati ed egli avrà compiuto interamente il disegno di Dio.

 

19 e il Vivente, e fui morto, ma ecco son vivente per i secoli dei secoli e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti.

Il Cristo possiede la vita assoluta, divina, al pari del Padre.

Nell'A.T. Jahveh è chiamato spesso l'Iddio vivente e la forma usuale del giuramento è: 'Com'è vero che l'Eterno vive...'.

È vero che Cristo con la sua incarnazione si sottopose alla morte fisica per amore degli uomini e Giovanni l'aveva veduto pender dalla croce; ma la vita ha trionfato della morte colla risurrezione, talchè ora, nella sua persona glorificata di uomo-Dio, egli possiede una vita che non è più soggetta alla morte, una vita ch'egli può comunicare alle membra del suo corpo mistico Giovanni 14:19.

 

Il tener le chiavi che aprono e chiudono un luogo equivale ad esserne il padrone.

Morte e Hades o soggiorno dei morti, esprimono lo stesso concetto.

Si parla delle porte della morte in Giobbe 38:17; Salmi 9:13; delle porte dell'Hades in Matteo 16:16; Isaia 38:10.

Cristo non apre le porte della morte ai suoi prima che abbiano compiuta l'opera ad essi assegnata.

Egli è entrato nell'Hades da vincitore per predicare agli spiriti la Redenzione compiuta (1Pietro 3:18...); egli ne trarrà a suo tempo i redenti che avranno parte alla prima risurrezione Apocalisse 20:4-6; e alla risurrezione universale la morte e lo Hades dovranno rendere i loro morti e saranno inabissati per sempre Apocalisse 20:13-14.

 

20 Scrivi dunque le cose che hai vedute, quelle che sono e quelle che devono avvenire in appresso, il mistero delle sette stelle che hai vedute nella mia destra e dei sette candelabri d'oro.

Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese e i sete candelabri sono le sette chiese.

Così fortificato, scrive le cose che hai visto, la visione ora contemplata ( il passato ), lo stato presente delle chiese e del mondo quale risulta dalle lettere alle sette chiese ( il presente ), e quelle che vedrai in seguito ( il futuro ).

 

LE SETTE CARATTERISTICHE DELLA COMPLETEZZA DELLA VISIONE:

 

-   Colui che tiene le sette stelle nella Sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro        ( Apocalisse 1:13/16  Apocalisse 2:1 );

 -   Il Primo e l’Ultimo, che fu morto ma tornò in vita (Apocalisse 1:5/1:8  1:18  Apocalisse 2:8 );

 -   Colui che ha la spada affilata a due tagli (Apocalisse 1:16   Apocalisse 2:12);

 -   Il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco e i piedi simili a terso rame  (Apocalisse1:14-15   Apocalisse 2:18 );

 -   Colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle  (Apocalisse 1:4 / 1:16  Apocalisse 3:1 );

 -   Il Santo e il Veritiero, Colui che ha la chiave di Davide, Colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre (Apocalisse 1:18  Apocalisse 3:7 );

 -   L’Amen, il testimone fedele e veritiero, il Principio della Creazione di Dio ( Apocalisse 1:5 Apocalisse 3:14 ).

Gianni Marinuzzi