Il giudizio finale

APOCALISSE 
20:1-15

 

Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra.

La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro.

E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono.

I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere.

Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere.

Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco.

Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco.

E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.


***

Il giudizio finale è il coronamento dei giudizi precedenti.

Giovanni descrive con grande sobrietà la visione di quell'atto solenne che è la proclamazione della sentenza divina e la dimostrazione dinanzi all'universo della giustizia di essa.

Gesù disse:

Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.

Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato.

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

In verità, in verità vi dico: l'ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l'avranno udita, vivranno.

Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso; e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figlio dell'uomo.

Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio.

Io non posso fare nulla da me stesso; come odo, giudico; e il mio giudizio è giusto, perché cerco non la mia propria volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.(Giovanni 5:22-30)

Paolo durante il suo discorso nell’Aeropago di Atene disse:

Dio dunque, passando sopra i tempi dell'ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell'uomo ch'egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti». (Atti 17:30-31)

 

Sempre Paolo scrivendo ai romani:

Perciò, o uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile; perché nel giudicare gli altri condanni te stesso; infatti tu che giudichi, fai le stesse cose.

Ora noi sappiamo che il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose è conforme a verità.

Pensi tu, o uomo, che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio?

Oppure disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza e della sua costanza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?

Tu, invece, con la tua ostinazione e con l'impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d'ira per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio.

Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia. Tribolazione e angoscia sopra ogni uomo che fa il male; sul Giudeo prima e poi sul Greco; ma gloria, onore e pace a chiunque opera bene; al Giudeo prima e poi al Greco; perché davanti a Dio non c'è favoritismo.

Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge; perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che l'osservano saranno giustificati.

Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda.

Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo. (Romani 2:1-16)

 

Questo capitolo descrive proprio quel giudizio.

 

***

Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggiron terra e cielo e non fu più trovato posto per loro.

 

Il trono su cui siede il giudice è grande più di quelli veduti anteriormente Apocalisse 4:2; 20:4, a significare la maestà sovrana di Dio; ed è bianco per simboleggiare la completa purezza e che da esso non procedono che sentenze d'immacolata e perfetta giustizia.

Davide salmeggiava così:

Io celebrerò il SIGNORE con tutto il mio cuore, narrerò tutte le tue meraviglie.                    

Mi rallegrerò ed esulterò in te, salmeggerò al tuo nome, o Altissimo, poiché i miei nemici voltano le spalle, cadono e periscono davanti a te.

Tu infatti hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; ti sei assiso sul trono come giusto giudice.

Tu hai rimproverato le nazioni, hai fatto perire l'empio, hai cancellato il loro nome per sempre.

È finita per il nemico! Sono rovine perenni! Delle città che hai distrutte si è perso perfino il ricordo.

Il SIGNORE siede come re in eterno; egli ha preparato il suo trono per il giudizio.

Giudicherà il mondo con giustizia, giudicherà i popoli con rettitudine.

Il SIGNORE sarà un rifugio sicuro per l'oppresso,  un rifugio sicuro in tempo d'angoscia; quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te, perché, o SIGNORE, tu non abbandoni quelli che ti cercano.

Salmeggiate al SIGNORE che abita in Sion, raccontate tra i popoli le sue opere.

Perché colui che domanda ragione del sangue si ricorda dei miseri e non ne dimentica il grido.

Abbi pietà di me, o SIGNORE!

Vedi come mi affliggono quelli che mi odiano, o tu che mi fai risalire dalle porte della morte, affinché io racconti le tue lodi.

Alle porte della figlia di Sion festeggerò per la tua salvezza.

Le nazioni sono sprofondate nella fossa che avevano fatta; il loro piede è stato preso nella rete che avevano tesa.

Il SIGNORE s'è fatto conoscere, ha fatto giustizia; l'empio è caduto nella trappola tesa con le proprie mani.

Gli empi se ne andranno al soggiorno dei morti, sì, tutte le nazioni che dimenticano Dio.

Certamente il povero non sarà dimenticato per sempre, né la speranza dei miseri resterà delusa in eterno.

Ergiti, o SIGNORE! Non lasciare che prevalga il mortale; siano giudicate le nazioni in tua presenza.

O SIGNORE, infondi spavento in loro; i popoli riconoscano che sono mortali.

(Salmo 9)

 

Dalla presenza del Dio santo fugge il mondo contaminato dal peccato.

Gesù disse:

'I cieli e la terra passeranno'  (Marco 13:31)

 

Anche Pietro descrive questo evento:

Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno!

Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia. (2 Pietro 3:11-13)

 

Anche il salmista ricorda questo:

I tuoi anni durano per ogni generazione: nel passato tu hai creato la terra e i cieli sono opera delle tue mani; essi periranno, ma tu rimani; tutti quanti si consumeranno come un vestito; tu li cambierai come una veste e saranno cambiati.

Ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non avranno mai fine.

I figli dei tuoi servi avranno una dimora e la loro discendenza sarà stabile in tua presenza. (Salmo 102:24-28)

 

***

12 E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavano ritti davanti al trono;

 

I morti che Giovanni vede sono anzitutto 'il rimanente dei morti' che non dovevano risuscitare prima della fine del millennio Apocalisse 20:5; a questi vanno aggiunti i giusti ed ingiusti morti durante il lungo periodo del millennio (in quanto la morte non è stata ancora definitivamente sconfitta).

I fedeli che hanno partecipato alla 'prima risurrezione' sono da considerare come presenti al grande atto finale che proclama la sorte definitiva delle creature umane.

Fra queste non vi sono davanti a Dio dei grandi che la loro passata condizione sociale esenti dal giudizio, nè piccoli a cui Dio non ponga mente; le distinzioni terrene sono senza valore davanti al giudice supremo.

Il giudizio è universale in quanto si estenderà ai vivi rimasti ed ai morti, si estenderà a tutti i trapassati senza distinzione di condizioni sociali, si estenderà ai salvati (anche se risorti prima del millennio) che hanno ricevuto il Salvatore e ch'egli riconoscerà per suoi, come si estenderà a coloro che l'hanno respinto.

 

***

ed i libri furono aperti; e un altro libro fu aperto che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere.

Ora è il tempo dei libri, di ciò che è scritto, non si potranno fare più giochi di parole, parleranno i libri delle memorie di tutte le opere degli uomini, con le prove tangibili della colpevolezza di ciascuno. Sarà un momento terribile.

L’unica possibilità di salvezza sarà quella di essere scritti nel libro della Vita, l’anagrafe celeste della Grazia di Dio.

Del libro della vita è fatta menzione di già in Apocalisse 3:5: 'io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, e confesserò il suo nome nel cospetto del Padre mio e nel cospetto dei suoi angeli'.

Esso contiene i nomi dei salvati:

Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male. Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

(Luca 10:19-20)

Il libro della vita è tolta dall'uso di tenere un registro della popolazione dal quale sono cancellati i nomi dei morti.

L'immagine s'incontra fin dall'Esodo 32:32-33: 'Se no, dice Mosè a Dio, cancellami dal tuo libro che hai scritto'.

Fra le esecrazioni del Salmi 69 si legge a Salmi 69:28: 'Sian cancellati dal libro della vita e non siano iscritti coi giusti'.  

 

Anche il profeta Daniele ne fa accenno:

«In quel tempo sorgerà Michele, il grande capo, il difensore dei figli del tuo popolo; vi sarà un tempo di angoscia, come non ce ne fu mai da quando sorsero le nazioni fino a quel tempo; e in quel tempo, il tuo popolo sarà salvato; cioè, tutti quelli che saranno trovati iscritti nel libro.

Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia.

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno.

Tu, Daniele, tieni nascoste queste parole e sigilla il libro sino al tempo della fine.

Molti lo studieranno con cura e la conoscenza aumenterà». (Daniele 12:1-4)

 

E il profeta Malachia parla di un libro scritto per conservare il ricordo di quelli che temono il Signore:

Allora quelli che hanno timore del SIGNORE si sono parlati l'un l'altro; il SIGNORE è stato attento e ha ascoltato; un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che temono il SIGNORE e rispettano il suo nome.

«Essi saranno, nel giorno che io preparo, saranno la mia proprietà particolare», dice il SIGNORE degli eserciti; «io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve.

Voi vedrete di nuovo la differenza che c'è fra il giusto e l'empio, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve. (Malachia 3:16-18)

Paolo ne scrive ai filippesi:

Perciò, fratelli miei cari e desideratissimi, allegrezza e corona mia, state in questa maniera saldi nel Signore, o diletti!

Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore.

Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita. (Filippesi 4:1-3)

Giovanni ne parla nell’Apocalisse:

Essa aprì la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome, il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo.

Le fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli, di avere autorità sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione.

L'adoreranno tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla creazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello che è stato immolato.

(Apocalisse 13:6-8)

 

Gli altri libri contengono probabilmente la descrizione della vita di ciascun individuo, cioè le opere che ne manifestano il vero essere morale.

Possono rappresentare le tavole della memoria in cui ogni cosa è scolpita e, ad ogni modo, l'onniscienza di Dio a cui nulla sfugge.

Anche i salvati, che son salvati per grazia e non, per merito d'opere, sono giudicati secondo le loro opere perchè queste sono il frutto della grazia in loro, la manifestazione della sincerità del loro ravvedimento e della efficacia della fede che li ha uniti a Cristo.

L'albero si conosce dai suoi frutti.

Gesù disse:

Perché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo l'opera sua. (Matteo 16:27)

 

E’ fuori di dubbio che la salvezza è per grazia e non per opere, Paolo lo scriveva a chiare lettere a Tito:

Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.

Certa è quest'affermazione, e voglio che tu insista con forza su queste cose, perché quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di dedicarsi a opere buone. Queste cose sono buone e utili agli uomini. (Tito 3:4-8)

Ma come scrive sempre Paolo a Tito quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di dedicarsi a opere buone.

Anche Giacomo, scriveva in merito alla fede operante:

Non v'ingannate, fratelli miei carissimi; ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c'è variazione né ombra di mutamento.

Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature.

Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira; perché l'ira dell'uomo non compie la giustizia di Dio.

Perciò, deposta ogni impurità e residuo di malizia, ricevete con dolcezza la parola che è stata piantata in voi, e che può salvare le anime vostre.

Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi.

Perché, se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio; e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com'era.

Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare.

Se uno pensa di essere religioso, ma poi non tiene a freno la sua lingua e inganna se stesso, la sua religione è vana.

La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.

(Giacomo 1:16:27)

A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo?

Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve?

Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta.

Anzi uno piuttosto dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede».

Tu credi che c'è un solo Dio, e fai bene; anche i demòni lo credono e tremano.

Insensato! Vuoi renderti conto che la fede senza le opere non ha valore?

Abraamo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere quando offrì suo figlio Isacco sull'altare? Tu vedi che la fede agiva insieme alle sue opere e che per le opere la fede fu resa completa; così fu adempiuta la Scrittura che dice: «Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia»; e fu chiamato amico di Dio. Dunque vedete che l'uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto.

E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un'altra strada?

Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Giacomo 2:14:26)

Chi fra voi è saggio e intelligente? Mostri con la buona condotta le sue opere compiute con mansuetudine e saggezza.

Ma se avete nel vostro cuore amara gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità. Questa non è la saggezza che scende dall'alto; ma è terrena, animale e diabolica.

Infatti dove c'è invidia e contesa, c'è disordine e ogni cattiva azione.

La saggezza che viene dall'alto, anzitutto è pura; poi pacifica, mite, conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, senza ipocrisia.

Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace.

(Giacomo 3:13-18)

 

Per questo Paolo scrive:

Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia. Tribolazione e angoscia sopra ogni uomo che fa il male; sul Giudeo prima e poi sul Greco; ma gloria, onore e pace a chiunque opera bene; al Giudeo prima e poi al Greco; perché davanti a Dio non c'è favoritismo.

Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge; perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che l'osservano saranno giustificati.

Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda.

Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo. (Romani 2:6-16)

Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli.

Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, se pure saremo trovati vestiti e non nudi.

Poiché noi che siamo in questa tenda gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita.

Or colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito.

Siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore.

Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo.

Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.  (2 Corinzi 5:1-10)

Dalla certezza di dover 'comparire davanti al tribunale di Cristo affinchè ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo', Paolo traeva una duplice conseguenza pratica, applicabile ad ogni credente nelle circostanze in cui è chiamato a servire il Signore: «Perciò, dice, ci studiamo d'essergli grati, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo».

Paolo paragona il corpo terrestre alla casa terrena che invecchia e si deteriora giorno dopo giorno, e la casa celeste quella dimora che il cristiano desidera ardentemente rivestire (abitare).

Parla anche di uno sforzo di esserGli graditi, un impegno come dichiara l’apostolo Pietro: “ La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù. Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza. Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l'autocontrollo; all'autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l'affetto fraterno; e all'affetto fraterno l'amore. Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo. Ma colui che non ha queste cose, è cieco oppure miope, avendo dimenticato di essere stato purificato dei suoi vecchi peccati. Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai. In questo modo infatti vi sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.”  (2 Pietro 1:3-8)

 

Ci può essere quindi uno stato di una persona che nonostante sia stata oggetto del dono di Dio, diventato partecipe della natura divina, essere sfuggito alla corruzione del mondo, non si impegna nell’aggiungere le virtù cristiane. Questo tipo di persona, Pietro la definisce cieco o miope ( ovvero avente problemi di vista spirituale ), tale cecità porta a dimenticare di essere stati purificati ed è esposto quindi ad inciampare, cadere, e farsi male.

L’errore che il mondo evangelico superficiale commette è quello di confondere la Grazia con la ricompensa,  la grazia è un dono, la ricompensa è un premio.

 

Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.

Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra.

Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno.

Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.  (1 Corinzi 3:9-15)

 

Come possiamo vedere l’edificio di Dio è costituito da un fondamento, ovvero il Vangelo della Grazia, la nostra pietra angolare sicura che non può essere smossa e ci garantisce la stabilità di tutto ciò che vi è edificato sopra.

La costruzione sopra questo fondamento è lasciata a ciascuno di noi.

Ognuno di noi può costruire sopra questo fondamento una casa scegliendo i materiali che vuole, ovviamente se abbiamo a disposizione tutti la stessa cifra, una casa di legno avrà una dimensione grande, di fieno probabilmente enorme, di paglia gigantesca!

Se invece preferiamo investire in oro, argento o pietre preziose, la nostra casa sarà molto piccola, probabilmente invisibile ad un occhio superficiale.

Ma verrà un giorno che il nostro edificio sarà messo alla prova del fuoco.

E’ significativo che Paolo non parli di quanto grande sia l’opera di ciascuno ma di che materiale sia fatto, non è la quantità che conta ma la qualità!

-          Il legno possiamo paragonarlo al ciò che è umano, nel simbolismo ebraico del tabernacolo, il legno rappresenta l’umanità.

Costruire la nostra casa di legno può voler rappresentare edificare sul fondamento di Cristo opere umane che all’occhio umano hanno una forma ben definita, sembrano abbastanza solide, ma attaccate dal fuoco si ridurranno in cenere che si depositerà sul fondamento e il credente carnale ne avrà un danno.

-          Il fieno può rappresentare la malvagità, il Salmo 37:1-2 dice: “Non adirarti a causa dei malvagi; non aver invidia di quelli che agiscono perversamente; perché presto saranno falciati come il fieno e appassiranno come l'erba verde.”

Costruire la nostra casa di fieno può voler rappresentare edificare sul fondamento di Cristo opere malvage, che sommariamente assomigliano ad una casa ma sono fragili, instabili, insicure e semmai giungessero fino alla prova del fuoco si ridurranno in cenere consumata velocemente e il credente malvagio ne avrà un danno.

-          La paglia è lo scarto del raccolto, Geremia 23:28 dice: “Che ha da fare la paglia con il frumento?», dice il SIGNORE.”

Costruire la nostra casa di paglia può voler rappresentare edificare sul fondamento di Cristo opere vane, inutili, apparenti, che sommariamente assomigliano ad una casa ma sono “castelli di carta” estremamente fragili, instabili, insicuri e semmai giungessero fino alla prova del fuoco si ridurranno in cenere consumata velocemente e il credente vano ed apparente ne avrà un danno.

-          L’oro, rappresenta nella parola di Dio, la divinità, gli arredi e gli utensili del tabernacolo che stavano alla presenza di Dio erano tutti d’oro, possiamo pertanto dedurre che l’oro è la nostra devozione a Dio.

Costruire la nostra casa di oro può voler rappresentare edificare sul fondamento di Cristo opere divine, quanto di più prezioso è per noi, quei tesori di cui parla Gesù in Matteo 6:19-21: “Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore.“

Una casa d’oro è inattaccabile dalla ruggine, è inalterabile, solida, stabile, è un sicuro investimento e se messo alla prova del fuoco si scioglierà, diventerà liquido, ma una volta raffreddato il suo valore sarà inalterato, l’oro è un materiale che si può fondere più volte e più volte riutilizzare, non si altera nel tempo e nell’utilizzo.

-          L’argento in più passi della Scrittura è paragonato alla parola:

Le parole del SIGNORE sono parole pure, sono argento raffinato in un crogiuolo di terra, purificato sette volte ( Salmo 12:6 )

La lingua del giusto è argento scelto; il cuore degli empi vale poco.

(Proverbi 10:20)

Nella costruzione del tabernacolo i basamenti delle assi del cortile erano d’argento e rappresentano la redenzione, il riscatto, la elevazione e la separazione dalla terra.

Edificare la nostra casa d’argento può quindi significare edificarci nella Parola, elargire parole di edificazione, esortare, consolare con parole spirituali.

L’argento, anch’esso, come l’oro, non teme la prova del fuoco, può cambiare lo stato da solido a liquido, ma ne uscirà purificato ed il suo valore non verrà alterato.

-          Le pietre preziose, le troviamo incastonate sull’efod del sacerdote: “E fissarono le pietre sulle spalline dell'efod, per ricordare i figli d'Israele, come il SIGNORE aveva ordinato a Mosè.” (Esodo 39:7) .

Oggi come allora le pietre possono rappresentare il popolo di Dio, e chi porta queste pietre intercede per esso.

Possiamo quindi paragonare le pietre preziose all’intercessione in favore dei santi, una vita di preghiera ha un grande valore agli occhi di Dio.

Edificare la nostra casa con le pietre preziose può significare costruire la nostra casa di preghiera, il luogo dove parlare con Dio, deve intercedere.

Una casa di pietra è una casa solida, sicura, che il fuoco può attaccare ma non distruggere, purificherà le pietre da tutta la sporcizia che si forma tra una pietra e l’altra, potrà intaccarne l’intonaco, ma la struttura è solida, resterà in piedi insieme al fondamento che è anch’esso di pietra.

 

Come vogliamo costruire la nostra casa spirituale?

Il fondamento è forte, certo, solido, può reggere qualsiasi carico.

Su un fondamento così sicuro vogliamo costruire una casa di paglia, di fieno o di legno?

Un fondamento di questo tipo è veramente sprecato per una costruzione del genere, potrà stare in piedi per un tempo ma non reggerà alla prova del fuoco.

Ringraziamo continuamente Dio per il fondamento solido che ha provveduto, senza il quale qualsiasi costruzione non potrebbe essere eretta con la speranza di durare, è questa è la Grazia di Dio.

Quell’Opera Divina che ha dato vita alla costruzione della nostra dimora spirituale, che ci da la garanzia della durata della nostra costruzione.

Nessuna opera umana può sostituire questo fondamento.

Ma il miglior modo di onorare Dio per questo fondamento è costruirci sopra qualcosa di valore, ed è proprio perché sappiamo che quello è l’unico fondamento veramente solido che dovremmo investire tutto il nostro essere in questa costruzione.

Non badiamo quindi alle dimensioni più o meno maestose della nostra costruzione, scegliamo attentamente i materiali pensando che dovranno passare per il fuoco purificante di Dio.

Per tutti ci sarà la giustizia della sentenza divina.

***

 

13 E il mare rese i morti ch'erano in esso; e la morte e l’ades resero i loro morti, ed essi furono giudicati ciascuno secondo le sue opere.

 

Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio.

(Giovanni 5:28-29)

 

Secondo questo insegnamento di Gesù, v'è una 'risurrezione per la vita' e una 'risurrezione per il giudizio', ma 'tutti quelli che son nei sepolcri udranno la voce del Figliuol di Dio e ne verranno fuori'.

A proposito dell’ades ( o soggiorno dei morti ), nella Parola di Dio abbiamo diversi passi che ne parlano, nell’antico testamento in modo generale, ma Gesù ne parlò nella parabola del ricco e Lazzaro:

«C'era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente; e c'era un mendicante, chiamato Lazzaro, che stava alla porta di lui, pieno di ulceri, e bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri. Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo; morì anche il ricco, e fu sepolto.

E nell'Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: "Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma".

Ma Abraamo disse: "Figlio, ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.

Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi".

Ed egli disse: "Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento". Abraamo disse: "Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli". Ed egli: "No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno". Abraamo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita"». (Luca 16:19-31)

 

Da questo brano si può osservare la divisione e la assoluta mancanza di comunione tra “il seno di Abramo” e l’ades. L’ades non è ancora lo stagno di fuoco e di zolfo, questa sarà la destinazione degli increduli dopo il giudizio.

Ciò nonostante Pietro ci scrive che Gesù, durante i tre giorni dove è stato accomunato ai mortali, vi andò a predicare a coloro che, prima del diluvio non ricevettero una rivelazione:

Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito.

E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua. (1 Pietro 3:18-20)

 

Non solo la terra rende i morti sepolti in essa, ma il mare rende quelli che ha inghiottiti; la morte non può ritenere quelli di cui ha fatto sua preda, nè l’ades le anime custodite in esso; senza eccezione, tutti devono risuscitare per comparire dinanzi al Giudice, di questo ne parlò Paolo al governatore Felice: Allora Paolo, dopo che il governatore gli ebbe fatto cenno di parlare, rispose: «Sapendo che già da molti anni tu sei giudice di questa nazione, parlo con più coraggio a mia difesa.

Perché tu puoi accertarti che non sono più di dodici giorni da quando salii a Gerusalemme per adorare; ed essi non mi hanno trovato nel tempio a discutere con nessuno, né a fare assembramenti di popolo, né nelle sinagoghe, né in città; e non possono provarti le cose delle quali ora mi accusano.

Ma ti confesso questo, che adoro il Dio dei miei padri, secondo la Via che essi chiamano setta, credendo in tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti; avendo in Dio la speranza, condivisa anche da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti.  Per questo anch'io mi esercito ad avere sempre una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini. (Atti 24:10-16)

 

Il fatto che la terra, il mare e l’ades rendono i loro morti dopo che satana è stato cacciato nello stagno di fuoco e di zolfo, è da vedere anche alla luce di quello che disse Gesù:

Come può uno entrare nella casa dell'uomo forte e rubargli la sua roba, se prima non lega l'uomo forte? Allora soltanto gli saccheggerà la casa. (Matteo 12:29)

 

Satana teneva prigionieri nella morte gli uomini, ma ora, dopo essere stato prima legato e poi cacciato via definitivamente, la sua casa viene “saccheggiata” e i morti vengono “liberati”.

 

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14 E la morte e il soggiorno dei morti (l’ades) furon gettati nello stagno di fuoco.

Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco.

 

Morte e ades sono personificati come potenze nemiche.

Così fa Paolo quando chiama la morte «l'ultimo nemico che sarà distrutto» (1Corinzi 15:26)

Son gettati nello stagno di fuoco perchè strettamente connessi con il peccato.

Vinto il peccato devono sparire le conseguenze di esso.

Ogni forma d'esistenza transitoria sbocca col giudizio finale nel definitivo.

La morte diventa morte seconda che colpisce tutto l'essere per sempre, e la vita diventa vita perfetta ed eterna.

 

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15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.

 

A differenza di questi, condannati di una morte uguale a quella della loro guida, coloro che hanno seguito le orme di Gesù Cristo avranno una sorte simile alla Sua.

Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua. (Romani 6:5)

 

La sorte di coloro che sono scritti nel libro sarà descritta nei due ultimi capitoli.

Dopo l’eliminazione di satana, man mano che si procede nello studio di questi ultimi capitoli dell'Apocalisse, i mali spariscono uno dopo l'altro, per non lasciar sussistere alla fine che la vita beata. Quali tesori di speranza e di consolazione sono racchiusi nelle prospettive che la Parola di Dio apre dinanzi a noi!

Gianni Marinuzzi